Infantino deride l'Italia: Mondiale a 208 squadre per farvi qualificare?

Il presidente FIFA scuote l'ambiente azzurro con una battuta velenosa sulla terza esclusione consecutiva: tra ironia e nuovi format a 64 squadre, il calcio italiano tocca il fondo

Infantino deride l'Italia: Mondiale a 208 squadre per farvi qualificare?

Il panorama calcistico internazionale sta vivendo una trasformazione epocale, ma per l'Italia l'attesa di un ritorno alla gloria sembra essersi trasformata in un'agonia senza fine. Mentre gli occhi di tutto il pianeta sono puntati sugli Stati Uniti, il Messico e il Canada per l'edizione del Mondiale 2026, la nazionale azzurra si ritrova ancora una volta a osservare lo spettacolo dal divano. A gettare benzina sul fuoco di una delusione già cocente sono arrivate le dichiarazioni provocatorie di Gianni Infantino. Il presidente della FIFA, intervenendo ai microfoni di CazéTV, non ha usato giri di parole per sottolineare il declino della squadra che un tempo dominava i campi di tutto il mondo, lanciando una frecciata che ha il sapore amaro della beffa definitiva.

Durante l'intervista, Infantino ha discusso dell'attuale successo del format a 48 squadre, una novità assoluta introdotta proprio per questa rassegna iridata con l'obiettivo di rendere il calcio un fenomeno ancora più globale. Tuttavia, l'ironia del presidente si è accesa quando il discorso è caduto sull'assenza dell'Italia, esclusa per la terza volta consecutiva dopo i fallimenti del 2018 e del 2022. Con un sorriso enigmatico, Infantino ha rivelato che all'interno del Consiglio della FIFA si è già iniziato a dibattere seriamente sulla possibilità di un ulteriore allargamento a 64 nazionali per le prossime edizioni. Ma il colpo di grazia è arrivato subito dopo: 'Forse l’Italia si qualifica con 64 nazionali. Chissà, magari se ne mettiamo 208...', ha scherzato il numero uno del calcio mondiale, riferendosi al numero totale delle federazioni mondiali affiliate alla federazione internazionale.

La battuta, per quanto sarcastica, mette in luce una realtà drammatica per la FIGC. Nonostante l'allargamento del torneo a 48 squadre fosse visto da molti come una polizza assicurativa per le grandi nazioni storiche, gli Azzurri non sono riusciti a sfruttare nemmeno questa opportunità. Il percorso di qualificazione si è interrotto bruscamente nel marzo 2026, quando una sconfitta contro la Bosnia ha spento le ultime speranze di partecipazione. Quel risultato ha rappresentato il culmine di un decennio di crisi profonda, iniziato con la notte buia di San Siro contro la Svezia nel 2017 e proseguito con l'incredibile caduta contro la Macedonia del Nord nel 2022. Questa serie di fallimenti ha ormai eroso il prestigio internazionale di una nazionale che non gioca una partita della fase a eliminazione diretta di un mondiale dal trionfo di Berlino nel 2006.

Le parole di Infantino riflettono anche una nuova visione geopolitica dello sport. La FIFA non sembra più disposta a proteggere il vecchio blocco europeo a scapito della crescita globale. L'idea di un mondiale a 64 squadre non è solo una provocazione, ma una strategia commerciale volta a includere mercati sempre più vasti e remunerativi. In questo scenario, se l'Italia non sarà in grado di rigenerare il proprio sistema, rischia di diventare una nobile decaduta in un mondo che non ha più tempo per la nostalgia. La crisi non è solo tecnica, ma strutturale: la mancanza di investimenti nei vivai e la difficoltà dei giovani talenti a trovare spazio nei club di Serie A sono temi che la federazione non è ancora riuscita a risolvere efficacemente, nonostante le promesse di riforma degli ultimi anni.

L'eco delle dichiarazioni di Infantino ha scatenato un acceso dibattito nei media italiani e sui social network. Da un lato c'è chi accusa il presidente di mancanza di rispetto verso una nazione che ha scritto la storia del calcio, dall'altro chi vede nelle sue parole la dura verità che nessuno ha il coraggio di ammettere. Il danno economico per il sistema paese è incalcolabile: la mancata partecipazione comporta perdite milionarie in termini di sponsorizzazioni, diritti televisivi e indotto commerciale. Mentre nazioni emergenti celebrano la loro prima storica apparizione al Mondiale 2026, l'Italia si interroga sul proprio futuro, consapevole che il fondo è stato toccato e che la risalita richiederà molto più di un semplice cambio di modulo o di allenatore.

In definitiva, l'ironia di Infantino serve da monito per tutto il movimento sportivo italiano. La speranza che il regolamento possa cambiare per facilitare l'accesso è l'ultima spiaggia di chi ha smesso di credere nel merito sportivo. Se l'Italia vuole davvero tornare a calcare i palcoscenici che le competono, dovrà farlo riconquistando il campo, non aspettando che la FIFA allarghi i confini del torneo fino a includere l'intero pianeta. Il Mondiale 2026 proseguirà senza gli Azzurri, lasciando dietro di sé una scia di polemiche e la consapevolezza che, senza un'inversione di rotta radicale, la prossima provocazione di Infantino potrebbe non essere affatto una battuta ma una triste profezia.

Pubblicato Venerdì, 12 Giugno 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 12 Giugno 2026

Marco P.

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