Il nuovo corso del Milan targato Ruben Amorim ha mosso i suoi primi, contrastanti passi sul prato verde in occasione della sfida amichevole contro il Celtic, disputatasi il 25 luglio 2026. Un debutto che ha offerto una panoramica chiara sulle potenzialità e sulle fragilità di una squadra ancora in fase di metamorfosi profonda. La serata scozzese ha restituito un'immagine a due facce: da una parte le preoccupanti amnesie difensive e una manovra farraginosa nel primo tempo, dall'altra l'esplosione di talento cristallino di Francesco Camarda, capace di cambiare volto al match in una manciata di minuti. Il risultato finale di 2-2 racconta solo in parte l'intensità di un test che serve ad Amorim per tracciare la rotta di una stagione che si preannuncia cruciale per le ambizioni rossonere a livello nazionale e internazionale, in un calcio europeo sempre più rapido e fisico.
L'avvio di gara ha messo a nudo le difficoltà di adattamento ai nuovi dettami tattici del tecnico portoghese, che sta cercando di implementare un sistema di gioco basato sulla gestione del possesso ma con una transizione difensiva molto aggressiva. La retroguardia, composta inizialmente da elementi di esperienza e caratura come Tomori, Gabbia e Pavlovic, ha mostrato crepe inaspettate. Proprio il difensore serbo Pavlovic è stato protagonista in negativo dell'episodio che ha sbloccato il match, con un retropassaggio scriteriato che ha spianato la strada al gol di Duran. Nonostante la fascia di capitano al braccio di un Gabbia apparso il più lucido del terzetto, la costruzione dal basso è risultata lenta e prevedibile, mettendo in costante difficoltà il giovane portiere Torriani, spesso abbandonato a se stesso dalle disattenzioni dei compagni di reparto. L'assenza di un pilastro come Mike Maignan si è fatta sentire non solo per le doti atletiche, ma soprattutto per la capacità di coordinazione dell'intera linea difensiva, un aspetto su cui il Milan dovrà lavorare intensamente nelle prossime settimane di ritiro.
A centrocampo, le note dolenti hanno riguardato principalmente la gestione del ritmo e la verticalizzazione del gioco, elementi cardine del calcio moderno nel 2026. Se il giovane Comotto ha mostrato sprazzi di personalità e qualità tecnica incoraggianti, lo stesso non si può dire per Ricci. Il centrocampista, chiamato a raccogliere l'eredità di leader tecnico e carismatico che il club si aspetta, è apparso ancora una volta troppo scolastico, preferendo il passaggio orizzontale sicuro alla giocata verticale rischiosa ma determinante. Un suo errore in fase di uscita ha innescato il raddoppio del Celtic, evidenziando una condizione mentale e fisica ancora lontana dal top. Anche sulle corsie esterne, Bartesaghi e Athekame non sono riusciti a dare la spinta necessaria, soffrendo la pressione alta degli scozzesi e faticando a trovare la giusta posizione in campo all'interno del nuovo scacchiere tattico di Amorim.
Il buio del primo tempo è stato parzialmente squarciato solo dalle velleitarie iniziative individuali, con un Loftus-Cheek apparso però l'ombra di se stesso. Schierato inizialmente sul fronte sinistro dell'attacco, l'inglese non è mai riuscito a incidere, palesando una lentezza d'esecuzione preoccupante e sprecando un'occasione d'oro a pochi passi dalla porta su un cross perfetto proveniente dalla destra. La mancanza di cinismo sotto porta di Kostic e Ossola, giovani punte centrali poco coinvolte nella manovra, ha completato un quadro offensivo desolante per i primi quarantacinque minuti di gioco. La squadra è rientrata negli spogliatoi sotto di due reti, lasciando presagire un esordio amaro per il nuovo allenatore, visibilmente contrariato a bordocampo per la scarsa reattività dei suoi.
Tuttavia, la ripresa ha segnato l'inizio di una partita totalmente diversa, grazie soprattutto agli innesti strategici operati da Amorim. L'ingresso in campo di Fofana e Musah ha garantito al centrocampo quella fisicità e quel dinamismo che erano mancati nella prima frazione. La squadra ha alzato il baricentro, iniziando a recuperare palloni preziosi in zona avanzata e costringendo il Celtic a rintanarsi nella propria metà campo. Ma la vera scintilla è stata accesa da Francesco Camarda. Il giovane bomber rossonero, punta di diamante del vivaio e ormai realtà consolidata del calcio italiano, ha impiegato appena sette minuti per ristabilire l'equilibrio. Prima ha conquistato con caparbietà un calcio di rigore, trasformandolo con una freddezza glaciale degna di un veterano, e poco dopo ha firmato la doppietta personale finalizzando un'azione corale splendida avviata da un Chukwueze in formato extra-lusso.
Proprio Chukwueze, schierato a tutta fascia sulla destra, è parso trovarsi a meraviglia nel sistema di gioco di Amorim, che richiede agli esterni un lavoro immane in entrambe le fasi. La sua capacità di saltare l'uomo e di creare superiorità numerica ha messo in costante crisi la difesa del Celtic, fornendo assist al bacio e suggerimenti continui per gli inserimenti dei compagni. Anche sul fronte sinistro l'ingresso di Guernier ha portato nuova linfa, offrendo varianti tattiche che hanno reso il Milan molto più imprevedibile rispetto alla versione monocorde del primo tempo. La difesa della ripresa, seppur inedita con l'esordio sfortunato di Mario Gila (costretto al cambio dopo soli venti minuti per un fastidio muscolare) e la presenza di Terracciano e Odogu, ha retto meglio l'urto grazie a una maggiore protezione da parte del filtro mediano.
In conclusione, questo primo test estivo lascia in eredità ad Amorim molteplici spunti di riflessione. Se l'assetto difensivo necessita di una revisione profonda e di una maggiore intesa tra i singoli, specialmente nella gestione della palla sotto pressione, il potenziale offensivo trainato dalla freschezza di Camarda e dall'estro degli esterni autorizza a guardare al futuro con ottimismo. Il club dovrà ora valutare con estrema attenzione il futuro del suo giovane talento: la sua permanenza in prima squadra sembra ormai scontata vista la maturità mostrata sul campo. Il Milan ha tra le mani un patrimonio inestimabile e il tecnico portoghese sembra intenzionato a metterlo al centro del progetto. La strada verso la competitività ai massimi livelli è ancora lunga, ma i segnali di reazione visti nella ripresa indicano che la scintilla del cambiamento è stata finalmente innescata, promettendo una stagione di grandi emozioni per il popolo rossonero.

