Star Wars: The New Republic, il grande sequel mai nato che EA ha deciso di affossare

James Ohlen svela i retroscena del progetto che avrebbe rivoluzionato l'universo di BioWare con il benestare di Lucasfilm, fermato da un veto finanziario

Star Wars: The New Republic, il grande sequel mai nato che EA ha deciso di affossare

Il panorama dell'industria videoludica è spesso caratterizzato da storie di successi straordinari, ma sono i progetti mai nati a esercitare, talvolta, il fascino più duraturo sulla comunità dei videogiocatori. Uno dei casi più eclatanti emersi recentemente riguarda il mancato sviluppo di quello che sarebbe dovuto essere l'erede spirituale e tecnologico di uno dei titoli più amati di sempre. James Ohlen, figura leggendaria che ha militato in BioWare per oltre vent'anni firmando capolavori come Baldur’s Gate e Dragon Age, ha gettato nuova luce su una ferita ancora aperta: la cancellazione di Star Wars: The New Republic. Si trattava di un progetto ambizioso, concepito per superare i limiti strutturali del precedente MMO e per traghettare la narrazione della galassia lontana, lontana verso nuove e inesplorate frontiere creative.

La genesi di questo progetto risale al 2018, un anno di profondi cambiamenti sia per Electronic Arts che per il franchise di Guerre Stellari sotto l'egida di Disney. James Ohlen ha raccontato di aver dedicato oltre sei mesi alla stesura di un documento di design estremamente dettagliato, capace di convincere persino i vertici di Lucasfilm. Non è un segreto che ottenere il via libera da figure del calibro di Kathleen Kennedy e Dave Filoni sia un'impresa complessa, eppure entrambi si erano mostrati entusiasti della visione proposta. Dave Filoni, l'architetto di gran parte del moderno canone televisivo della saga, aveva partecipato attivamente alla definizione del contesto narrativo, suggerendo di ambientare l'azione diverse centinaia di anni prima della caduta della Repubblica. Questa intuizione avrebbe poi gettato le basi per quello che oggi conosciamo come l'universo de L’Alta Repubblica, dimostrando quanto la visione di Ohlen fosse allineata con i piani a lungo termine del brand.

Tuttavia, il vero ostacolo non si trovava a San Francisco presso gli uffici di Lucasfilm, bensì ai piani alti di Electronic Arts. Inizialmente, James Ohlen riuscì a superare la resistenza di Patrick Söderlund, all'epoca Chief Design Officer della compagnia, noto per essere un dirigente pragmatico e talvolta scettico nei confronti dei progetti a lungo termine come gli MMO. Convincere Söderlund rappresentò per Ohlen uno dei momenti più gratificanti della sua intera carriera, una vittoria professionale che sembrava spianare la strada verso una nuova era per BioWare. Purtroppo, la gioia fu di breve durata. Quando il piano arrivò sul tavolo del consiglio di amministrazione di EA, il veto fu immediato e definitivo. La motivazione era puramente economica e legata ai fantasmi del passato: l'investimento originale per Star Wars: The Old Republic, che si aggirava intorno ai 300 milioni di dollari, pesava ancora come un macigno nei bilanci della società.

Il rifiuto di finanziare Star Wars: The New Republic segnò la fine dell'esperienza di James Ohlen in BioWare. La consapevolezza che una proposta solida, supportata dai creatori stessi del franchise e tecnicamente fattibile, venisse rigettata esclusivamente per logiche finanziarie di breve termine portò il game designer a una profonda crisi professionale. Ohlen ha descritto quel periodo come un momento di totale inutilità percepita: pur essendo un dirigente di alto livello, si sentiva privo di uno scopo concreto, una condizione che lo stava conducendo rapidamente verso il burnout. Questo stato emotivo è purtroppo comune tra i veterani dell'industria tripla A, dove la pressione per il profitto immediato spesso soffoca l'innovazione artistica. Per Ohlen, l'unica soluzione possibile era l'addio a quella che era stata la sua casa per decenni, una decisione sofferta ma necessaria per preservare la propria salute mentale e la propria integrità creativa.

Dopo l'uscita da BioWare, Ohlen ha cercato una nuova strada fondando Archetype Entertainment, uno studio interno a Wizards of the Coast, dove ha iniziato a lavorare su Exodus, un nuovo gioco di ruolo fantascientifico che vede la partecipazione di star del calibro di Matthew McConaughey. Nonostante l'entusiasmo iniziale, anche la gestione di uno studio indipendente ma ad alto budget ha presentato sfide logoranti. James Ohlen ha confessato che il ruolo di leadership lo ha quasi distrutto fisicamente ed emotivamente, costringendolo a mediare costantemente tra la propria visione artistica e le necessità di produzione. Oggi, nel 2026, guardando indietro a quegli anni frenetici, il designer ha scelto di allontanarsi dai grandi palcoscenici per tornare alle origini, collaborando con il suo storico collega Jesse Sky nella creazione di avventure per giochi di ruolo cartacei, un ambiente dove la fantasia non deve scontrarsi con budget da centinaia di milioni di dollari.

La storia di Star Wars: The New Republic rimane dunque un monito e un grande 'cosa sarebbe successo se'. Se EA avesse avuto il coraggio di investire nuovamente nel brand, forse oggi avremmo un'esperienza MMO capace di rivaleggiare con i giganti del settore, arricchita dalle idee di Dave Filoni e dalla maestria narrativa di BioWare. Invece, ciò che resta è il ricordo di un progetto ambizioso e l'attesa per Exodus, previsto per il 2027, che molti sperano possa contenere quegli stessi semi di genialità che Ohlen voleva piantare nella galassia di Star Wars. Il settore continua a evolversi, ma la tensione tra creatività e finanza rimane il tema centrale di un'industria che, pur guardando al futuro, fatica a liberarsi del peso dei propri timori economici.

Pubblicato Lunedì, 18 Maggio 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 18 Maggio 2026

Marco P.

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