In una lunga intervista rilasciata a Sky, Piero Ausilio, storico direttore sportivo dell'Inter, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, soffermandosi sui momenti più significativi e, soprattutto, sui colpi di mercato che hanno contribuito a costruire la squadra che oggi domina il campionato italiano. Dopo quasi 30 anni nel mondo del calcio, Ausilio ha tracciato un bilancio della sua esperienza, sottolineando come il suo lavoro sia costantemente esposto al giudizio del pubblico, sebbene non tutti posseggano la stessa competenza in materia calcistica.
"Il nostro è un mestiere sottoposto al giudizio di tutti ogni giorno, tutti si possono permettere di parlare di calcio anche se non tutti con la stessa competenza. Nel mio caso ormai sono 28 anni, se mi guardo dietro sicuramente vedo che sono stati più i successi che gli insuccessi e di questo sono contentissimo", ha dichiarato Ausilio.
Tra i successi più importanti, spicca senza dubbio l'acquisto di Lautaro Martinez, attuale capitano e simbolo dell'Inter. Ausilio ha rivelato un interessante retroscena sulla trattativa che ha portato l'attaccante argentino a vestire la maglia nerazzurra: "Mi ricordo perfettamente quel periodo, era anche un periodo difficile per l’Inter, avevamo una partita col Crotone e ho deciso di tentare l’impossibile, lui sembrava orientato all’Atletico Madrid. I rischi di non farcela erano tanti, ho rischiato e con l’aiuto anche di Milito sono riuscito. È stata un’operazione molto vantaggiosa, non costò più di 20 milioni di euro, l’avevamo chiusa anche a meno ma lui poi quella sera fece tre gol, quindi ci siamo dovuti sedere di nuovo a trattare. Oggi dopo tanti anni è il nostro capitano ed è un patrimonio del calcio. In una trattativa devi essere prima di tutto convincente con il calciatore, nel caso di Lautaro partimmo con l’accontentare prima il club”.
Ma la carriera di Ausilio non è fatta solo di grandi acquisti a suon di milioni. Il direttore sportivo nerazzurro ha dimostrato di saper scovare talenti anche in realtà meno blasonate, come nel caso di Kovacic e Bonucci: "Un ragazzo che ho sempre nel cuore è Kovacic, poi portai Bonucci all’Inter quando giocava nella Viterbese, non era un giocatore affermatissimo, lo abbiamo preso per la Primavera e poi ha fatto una carriera normale".
Un altro capitolo importante della strategia di mercato dell'Inter targata Ausilio è rappresentato dagli acquisti a parametro zero, ovvero giocatori svincolati da altre squadre e quindi acquistabili a costo zero. In questo senso, Ausilio ha citato alcuni esempi virtuosi come Pandev, Thuram, Mkhitaryan, Calhanoglu, De Vrij e Acerbi, giocatori che si sono rivelati fondamentali per i successi recenti dell'Inter. In particolare, l'operazione che ha portato Calhanoglu dal Milan all'Inter ha rappresentato un vero e proprio capolavoro: "Per non parlare di Calhanoglu che al Milan si era ritrovato in una situazione particolare: noi avevamo il problema brutto di Eriksen e in 48 ore approfittammo dell’opportunità. Oggi siamo felici di averlo e godercelo ancora. Si dice sempre che il parametro zero non si ripaga perché non puoi rivenderlo, ma a volte poi le prestazioni sul campo ti ripagano. Noi eravamo in una fase di ricostruzione, c’era un cambio di proprietà ma il progetto era vincente".
Le parole di Piero Ausilio offrono uno spaccato interessante sul mondo del calcio e sul lavoro di un direttore sportivo, una figura spesso nell'ombra ma fondamentale per la costruzione di una squadra vincente. La sua capacità di individuare talenti, di gestire trattative complesse e di sfruttare le opportunità che si presentano sul mercato hanno contribuito a fare dell'Inter una delle squadre più competitive d'Italia e d'Europa.

