In un contesto globale dove l'integrazione tecnologica ha raggiunto vette senza precedenti, la tendenza degli utenti a fidarsi ciecamente delle risposte fornite dall'intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi un errore estremamente costoso, specialmente quando si tratta di decisioni che riguardano il patrimonio personale. Secondo una recente e approfondita ricerca condotta dalla piattaforma Saturn, l'utilizzo di popolari chatbot come ChatGPT, Claude, Copilot, Grok e Gemini per consulenze finanziarie espone a rischi finanziari significativi. I dati sono allarmanti: in media, queste intelligenze artificiali forniscono risposte errate o fuorvianti nel 57% dei casi analizzati. Seguire pedissequamente questi suggerimenti non solo non garantisce rendimenti, ma può portare a una perdita diretta di capitali.
La situazione diventa drammatica quando si passa dalla teoria a quesiti più complessi che richiedono più di un singolo passaggio aritmetico. Lo studio evidenzia che, in presenza di calcoli multi-step, le moderne modelli di IA commettono errori nell'88% delle situazioni, con picchi di inaffidabilità che raggiungono il 99% in contesti specifici. Gli esperti di Saturn hanno sottoposto 18 differenti modelli di IA, testando sia le versioni gratuite che quelle premium in abbonamento, a oltre 100 domande diverse relative alla gestione del denaro. Ogni quesito è stato ripetuto cinque volte, portando il totale delle interazioni analizzate a oltre 10.000 richieste gestite da giganti come OpenAI, Google, Anthropic e Microsoft.
Oltre ai banali errori di calcolo, i ricercatori hanno identificato il pericoloso fenomeno delle "allucinazioni" nel campo delle leggi fiscali e delle normative vigenti. In molti casi, l'IA non ha tenuto conto dei cambiamenti imminenti nelle leggi tributarie previsti per il 2026, fornendo indicazioni basate su regole obsolete o, peggio, completamente inventate. Questo tipo di disinformazione è particolarmente insidioso: un utente convinto di operare nella legalità potrebbe trovarsi a fronteggiare sanzioni amministrative pesantissime o accertamenti fiscali imprevisti. Ad esempio, il modello gratuito Claude Haiku 4.5 ha generato una consulenza previdenziale errata che, se seguita da un cittadino nel Regno Unito, avrebbe comportato una multa di ben 17.500 sterline.
Un altro esempio emblematico di inaffidabilità riguarda la gestione del debito studentesco. Durante i test, un modello ha letteralmente inventato una normativa secondo cui un laureato trasferitosi all'estero avrebbe il diritto automatico di sospendere i pagamenti del prestito d'onore, una circostanza totalmente priva di fondamento giuridico. Nonostante le criticità, emerge una gerarchia di precisione: i modelli a pagamento risultano sensibilmente più accurati rispetto a quelli gratuiti, e le versioni più recenti mostrano miglioramenti costanti. Il miglior performer della sessione di test è stato Claude Opus 5, che nella sua modalità di ragionamento avanzato ha ridotto il tasso di errore al 39%, una cifra comunque ancora troppo alta per essere considerata sicura nel settore finanziario.
I professionisti della gestione patrimoniale, come i rappresentanti della piattaforma AJ Bell con sede a Londra, confermano di dover intervenire sempre più spesso per correggere le azioni di clienti che hanno preso decisioni basate su input digitali errati. Non tutto il quadro è però negativo: l'intelligenza artificiale dimostra ottime capacità nell'analisi delle spese storiche, nella classificazione dei costi e nella creazione di piani di ottimizzazione del budget domestico. Tuttavia, la capacità di pianificare investimenti a lungo termine o di navigare la complessità delle tasse rimane una competenza strettamente umana o, almeno, non ancora automatizzabile senza rischi sistemici.
Nonostante questi pericoli, la percezione pubblica rimane sorprendentemente ottimista. Sondaggi recenti indicano che un adulto su cinque nel Regno Unito è propenso a delegare all'IA decisioni finanziarie cruciali su pensioni, prestiti e investimenti. La generazione più giovane è quella che mostra il più alto grado di fiducia: due terzi degli intervistati sotto i 30 anni intendono utilizzare strumenti di IA per prendere decisioni economiche nel corso del prossimo anno, preferendo il chatbot ai classici influencer finanziari o ai programmi televisivi di settore. Il rischio maggiore è però di natura legale: a differenza di quanto accade con un consulente umano iscritto all'albo, se un utente perde denaro seguendo il consiglio di un'IA, non ha diritto ad alcun indennizzo o compensazione. Gli autori della ricerca concludono che questo vuoto normativo richiede un intervento legislativo urgente per proteggere i risparmiatori da un'era di consulenza algoritmica non regolamentata.

