La serata del 13 settembre 2026 resterà scolpita a lungo nella memoria dei tifosi neroverdi e in quella dei sostenitori bianconeri, seppur per motivi diametralmente opposti. Al Mapei Stadium di Reggio Emilia, il Sassuolo guidato da Alberto Aquilani ha compiuto un'impresa che scuote le fondamenta della Serie A, sconfiggendo per 3-2 la Juventus di Luciano Spalletti in un match che ha offerto un'altalena di emozioni raramente vista su un campo di calcio. La sfida non era solo un confronto tra due squadre a caccia di punti per l'alta classifica, ma rappresentava anche il duello tattico tra il maestro Spalletti e l'allievo Aquilani, con quest'ultimo capace di incartare la partita al tecnico toscano proprio nei momenti cruciali di un finale incandescente.
La Juventus si è presentata in campo con una formazione offensiva, confermando Kolo Muani come terminale centrale e affidando la creatività a Alajbegovic e Nico Gonzalez. Sin dai primi minuti, la pressione bianconera è stata costante, con il giovane talento bosniaco subito nel vivo dell'azione attraverso scambi rapidi e verticalizzazioni improvvise. Tuttavia, il Sassuolo ha mostrato una solidità difensiva sorprendente, orchestrata magistralmente dalla coppia centrale e dalle parate determinanti di Arijanet Muric. Dall'altra parte, Sebastiano Esposito agiva come una spina nel fianco costante per la retroguardia di Torino, approfittando degli spazi concessi da un centrocampo juventino talvolta troppo proiettato in avanti. Il primo tempo si è chiuso a reti bianche, ma con la sensazione che la partita potesse esplodere da un momento all'altro, specialmente dopo le fiammate di Francisco Conceiçao sulla fascia destra che hanno messo a dura prova la tenuta emiliana.
La ripresa ha segnato il punto di rottura tattico dell'incontro. La sostituzione forzata di Jhon Lucumì, rimpiazzato da Lloyd Kelly, ha scalfito le certezze della difesa di Luciano Spalletti, palesando limiti di posizionamento che si sono rivelati fatali. Le crepe si sono manifestate quasi subito, con il Sassuolo che ha iniziato a guadagnare metri e fiducia grazie a una circolazione di palla fluida e coraggiosa. Dopo un gol sfiorato dall'eterno Domenico Berardi, il vantaggio emiliano è arrivato al minuto 60: una giocata sontuosa di Nemanja Matic ha innescato l'inserimento perfetto di Sebastiano Esposito, che non ha lasciato scampo al portiere avversario siglando l'1-0. Questo gol ha obbligato la Juventus a sbilanciarsi ulteriormente, portando all'ingresso di Nick Woltemade nel tentativo di dare maggior peso all'attacco e scardinare il muro neroverde.
Nonostante la pressione e le occasioni create da Douglas Luiz a centrocampo, la sfortuna e la scarsa precisione sotto porta hanno inizialmente frenato la rimonta bianconera. Il match è entrato in una fase frenetica quando la Juventus ha trovato il pareggio all'82' grazie a una prodezza individuale di Edon Zhegrova. L'esterno kosovaro ha ubriacato la difesa avversaria con una finta delle sue e ha battuto Muric con un rasoterra chirurgico che sembrava aver rimesso le cose a posto. Tuttavia, il finale è stato un vero thriller sportivo. All'89', il Sassuolo è tornato avanti con la firma di Bowie, lesto a sfruttare un'ennesima disattenzione difensiva juventina su una palla inattiva. Ma non era ancora finita: nel primo minuto di recupero (91'), ancora Zhegrova ha gelato lo stadio con la sua doppietta personale, fissando il punteggio sul 2-2 dopo un'azione travolgente.
Quando il pareggio sembrava il risultato più logico, è salito in cattedra l'uomo del destino: Vasilije Adzic. Proprio lui, il talento che la Juventus aveva deciso di lasciar partire solo pochi mesi prima, ha trovato la coordinazione perfetta all'ultimo secondo utile del match. Al 95', su un pallone vagante al limite dell'area, Adzic ha scoccato un tiro di rara potenza e precisione che si è insaccato nell'angolino, regalando il 3-2 definitivo al Sassuolo. Un gol che sa di beffa atroce per Spalletti e di rivincita dolcissima per il giovane montenegrino, che non ha esultato per rispetto ma ha visibilmente segnato l'andamento psicologico della stagione juventina. Con questa vittoria, gli emiliani agganciano i bianconeri a quota 7 punti in classifica, riaprendo scenari interessanti per la lotta alle posizioni di vertice.
L'analisi post-partita per la Juventus è impietosa. Nonostante l'ottimo impatto di Zhegrova, unico vero trascinatore, i problemi strutturali sembrano evidenti e preoccupanti. Kolo Muani è apparso ancora una volta un corpo estraneo alla manovra, faticando a trovare la posizione e la cattiveria necessaria per pungere in area di rigore. Ancora peggiore è stata la prova di Woltemade, reo di aver fallito una ghiotta occasione che avrebbe potuto cambiare l'inerzia del match prima del tracollo finale. La fragilità difensiva mostrata dopo l'uscita di Lucumì è un campanello d'allarme che Spalletti non può ignorare se vuole puntare seriamente allo Scudetto. Per il Sassuolo, invece, si tratta della consacrazione definitiva del progetto di Aquilani, capace di battere una big con coraggio, organizzazione e la giusta dose di cinismo, dimostrando che il lavoro sui giovani continua a pagare dividendi altissimi nel panorama del calcio italiano contemporaneo.

