Spalletti e il blackout Juve: "Troppa voglia di vincere, abbiamo perso la testa"

Il tecnico bianconero analizza la disfatta contro il Sassuolo tra errori tattici, la gestione di Kolo Muani e il talento a intermittenza di Zhegrova

Spalletti e il blackout Juve: Troppa voglia di vincere, abbiamo perso la testa

La serata del 13 settembre 2026 resterà impressa nella mente dei tifosi bianconeri non tanto per il risultato finale, un pirotecnico ma amaro 3-2, quanto per la lezione tattica e psicologica che Luciano Spalletti ha voluto impartire nel post-partita di Sassuolo-Juventus. Al Mapei Stadium, la Juventus è caduta sotto i colpi di una formazione neroverde cinica, capace di sfruttare ogni minimo varco lasciato da una "Vecchia Signora" apparsa troppo sbilanciata in avanti. La sconfitta brucia, soprattutto perché arrivata in un momento della stagione in cui la classifica inizia a delinearsi in modo netto, e le parole del tecnico di Certaldo aprono una riflessione profonda sullo stato di salute del progetto tecnico bianconero in questo 2026.

L'analisi di Luciano Spalletti ai microfoni di Dazn e Sky Sport è stata lucida, quasi chirurgica nella sua spietatezza. Il tecnico non si è nascosto dietro scuse arbitrali o sfortuna, ma ha puntato il dito sulla gestione dell'adrenalina e degli equilibri di squadra. "La squadra ha perso gli equilibri per vincere la partita, attaccando con 8 calciatori", ha dichiarato con la consueta franchezza. Un'ammissione di colpa che coinvolge la panchina stessa: è stato proprio l'allenatore a stimolare i suoi a ribaltare il match dopo il momentaneo svantaggio, ricevendo in cambio una risposta fin troppo zelante. I giocatori hanno preso il diktat della vittoria "troppo alla lettera", dimenticando che nel calcio moderno, contro squadre rapide nelle ripartenze come il Sassuolo, la copertura preventiva è una condizione vitale per la sopravvivenza.

Il tecnico ha proseguito spiegando che, nonostante il rammarico, intende tenersi stretta l'intenzione positiva della squadra. La voglia di non arrendersi e di cercare il gol del 3-2 fino all'ultimo secondo è un segnale di carattere, ma la Juventus ha lasciato spazi troppo ampi, una colpa che Spalletti non intende ignorare. La pressione alta, marchio di fabbrica del suo gioco, non è stata eseguita con i tempi giusti, permettendo ai padroni di casa di uscire con facilità dalla prima linea di pressing e trovarsi in superiorità numerica nella metà campo bianconera. Questo difetto di coordinazione ha reso la difesa vulnerabile, esponendo i centrali a uno contro uno sanguinosi che hanno poi deciso le sorti dell'incontro in Emilia-Romagna.

Uno dei nodi centrali del dibattito post-gara riguarda l'impiego e il rendimento di Randal Kolo Muani. L'attaccante francese, arrivato a Torino con grandi aspettative, è apparso spesso isolato, quasi un corpo estraneo alla manovra frenetica dei compagni. Secondo Spalletti, il problema risiede nella mancanza di linee di passaggio pulite a centrocampo: in quei momenti, la squadra deve avere il coraggio di scavalcare la pressione servendo la punta direttamente. Il concetto di "palla addosso" è diventato un tema ricorrente nell'intervista. La capacità di Kolo Muani di proteggere il pallone al limite dell'area e ribaltare il senso dell'azione è una risorsa che la Juve deve imparare a sfruttare meglio, specialmente quando gli avversari chiudono ogni varco centrale. Il tecnico ha però aggiunto una nota critica, sottolineando che lo stesso attaccante deve mostrare una maggiore "cattiveria" agonistica per imporsi sui difensori avversari.

Un altro capitolo della disamina di Spalletti ha riguardato Edon Zhegrova, un giocatore che in questo scorcio di campionato ha mostrato il suo doppio volto: talento cristallino e indolenza tattica. Il calciatore kosovaro è stato definito "imprendibile" nei duelli individuali nello stretto, capace di creare superiorità numerica con una facilità disarmante. Tuttavia, la sua tendenza a eccedere nei tocchi di palla ha spesso vanificato transizioni offensive potenzialmente letali. Spalletti ha citato un episodio specifico in cui Zhegrova non ha servito Pierre Kalulu, che si sarebbe trovato a tu per tu con il portiere. Inoltre, la scarsa propensione al ripiegamento difensivo del talento dell'est preoccupa lo staff tecnico: in una squadra equilibrata, non ci si può permettere di avere elementi che non rincorrono l'avversario dopo una palla persa, a meno che non si giochi costantemente nella metà campo avversaria.

Il cammino in Serie A in questo 2026 richiede una costanza che la Juventus sta faticando a trovare. La sconfitta al Mapei Stadium non compromette i piani a lungo termine, ma obbliga a una revisione dei meccanismi difensivi. La gestione dei momenti della partita, il capire quando è il caso di spingere e quando invece è necessario consolidare il possesso, è ciò che separa una buona squadra da una squadra vincente. Spalletti sa di avere tra le mani un materiale umano di altissimo livello, ma il processo di integrazione tra i nuovi innesti e la sua filosofia di gioco richiede tempo e, soprattutto, una maggiore disciplina tattica da parte dei singoli.

In conclusione, la serata emiliana lascia in dote una Juventus ferita ma consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti. La capacità del tecnico di assumersi le responsabilità, proteggendo il gruppo e al contempo stimolando i leader come Kolo Muani e i talenti emergenti come Zhegrova, sarà la chiave per trasformare questo passo falso in un punto di ripartenza. Il campionato è ancora lungo e i margini di miglioramento sono ampi. Resta il rammarico per un risultato che poteva essere diverso, ma la lezione di equilibrio di Luciano Spalletti potrebbe rivelarsi più preziosa di tre punti conquistati casualmente. La prossima sfida alla Continassa sarà quella di ritrovare la solidità difensiva senza sacrificare l'estro offensivo, un equilibrio sottile che deciderà le sorti della stagione in Italia e in Europa.

Pubblicato Lunedì, 14 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 14 Settembre 2026

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