Nel corso della primavera dell'anno precedente, l'allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva manifestato una forte determinazione nell'attrarre produttori di elettronica avanzata sul suolo americano, implementando tariffe doganali più elevate sui prodotti importati. Questa politica ha spinto Apple, dopo decenni di sviluppo di un'infrastruttura vantaggiosa in Cina, ad assumere l'impegno di localizzare la produzione di componenti negli USA.
Società giapponese TDK ha promesso ad Apple di avviare, entro i prossimi anni, la produzione di una specifica gamma di sensori negli Stati Uniti. Questi sensori sono utilizzati nel sistema di fotocamere degli smartphone iPhone e in altri dispositivi del marchio. Parallelamente, è stato evidenziato che altre aziende come Bosch, Cirrus Logic e Qnity Electronics saranno coinvolte nella produzione di componenti necessari ad Apple sul territorio statunitense. Al momento, non sono stati resi noti i costi che questo progetto comporterà per i partecipanti né i tempi necessari per la sua realizzazione.
Stime di analisti giapponesi indicano che le aziende del Giappone forniscono fino al 57% dei componenti utilizzati nella produzione dell'iPhone 17, considerando il volume fisico, mentre il valore economico di tali componenti raggiunge l'8,3%. Nell'agosto scorso, Apple si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari nei successivi quattro anni per lo sviluppo dell'infrastruttura produttiva americana, sebbene parte di questi fondi sarà inevitabilmente destinata ai costi per la manodopera e a diverse attività di ricerca. Questo investimento rientra in un piano più ampio volto a diversificare la catena di approvvigionamento e a ridurre la dipendenza dalla Cina, un obiettivo strategico per molte aziende tecnologiche.
Apple ha inoltre annunciato un'espansione della collaborazione con le imprese americane TSMC, mentre Cirrus Logic fornirà i propri chip, prodotti negli USA negli stabilimenti di GlobalFoundries. L'azienda di Cupertino sta quindi attivamente lavorando per rafforzare la sua presenza produttiva negli Stati Uniti, anche alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche e commerciali a livello globale. La mossa di Apple potrebbe anche incentivare altre aziende a seguire l'esempio, creando un circolo virtuoso per l'economia americana e per l'innovazione tecnologica.
Le misure urgenti adottate l'anno scorso per trasferire la produzione di iPhone al di fuori della Cina hanno portato a un risultato inatteso: un quarto di tutti gli smartphone Apple viene ora prodotto in India. Questo risultato non è esattamente quello auspicato dalle autorità statunitensi, ma gli esperti hanno ripetutamente avvertito che gli iPhone assemblati in America costerebbero molto di più rispetto a quelli attuali. Per incentivare la produzione da parte delle aziende giapponesi negli USA, le autorità si sono impegnate a offrire incentivi nell'ambito degli accordi commerciali con il governo americano. Per mantenere le tariffe di importazione sui prodotti giapponesi al 15%, il Giappone dovrà investire complessivamente 550 miliardi di dollari nell'economia americana. Nello specifico, il progetto di TDK non beneficerà di sussidi governativi da parte del Giappone.
È importante notare che, nonostante gli sforzi per riportare la produzione negli Stati Uniti, la Cina rimane un hub cruciale per la catena di approvvigionamento di Apple, in particolare per l'assemblaggio finale dei dispositivi. La diversificazione produttiva è quindi un processo complesso che richiede tempo e investimenti significativi, ma che può portare a una maggiore resilienza e a una riduzione dei rischi geopolitici per l'azienda di Cupertino.

