Un evento quasi senza precedenti ha scosso la comunità aerospaziale internazionale nella giornata del 20 luglio 2026. Presso la base delle Space Force di Vandenberg, in California, il lancio di un vettore Falcon 9 della SpaceX è stato interrotto a una frazione di secondo dal distacco dalla rampa SLC-4E. La sequenza di accensione dei nove motori Merlin 1D del primo stadio era regolarmente iniziata alle 17:49 (ora di Mosca), ma il sistema automatizzato di sicurezza ha rilevato un’anomalia istantanea, procedendo allo spegnimento immediato di tutti i propulsori prima che il colosso d'acciaio e ossigeno liquido potesse sollevarsi verso l'orbita bassa terrestre. La missione, che prevedeva l'immissione in orbita di 24 satelliti Starlink V2 Mini, è stata sospesa tra lo stupore degli osservatori, poiché un aborto post-accensione a T-0 rappresenta un caso estremamente raro nella storia della compagnia di Elon Musk.
Il veicolo coinvolto non è un razzo qualunque: per il primo stadio in questione, questo avrebbe dovuto essere il 23° volo operativo, un numero che testimonia l'incredibile maturità tecnologica raggiunta nel campo del riutilizzo dei vettori. In precedenza, questa specifica unità aveva servito missioni critiche come la NROL-145 per l'intelligence nazionale, il lancio dell'apparato militare USSF-62, oltre alla missione OneWeb Launch 20 e ben 19 precedenti dispiegamenti della costellazione Starlink. Nonostante l'usura derivante da oltre venti rientri atmosferici e atterraggi verticali, la struttura aveva superato tutti i test pre-volo, rendendo il blocco dell'ultimo secondo ancora più oggetto di indagine da parte dei tecnici della SpaceX. La precisione dei sistemi di controllo di bordo ha evitato quello che avrebbe potuto trasformarsi in un disastro sulla rampa di lancio, dimostrando l'efficacia dei protocolli di emergenza che monitorano in tempo reale centinaia di parametri vitali dei motori.
Le statistiche evidenziano quanto l'accaduto sia eccezionale: questo tentativo rappresentava l'85° lancio di un Falcon 9 nell'anno 2026 e il 667° decollo complessivo per la famiglia di razzi della SpaceX. In un curriculum di quasi settecento missioni completate con un tasso di successo quasi assoluto, un'anomalia di questo tipo è un evento che richiede un'attenzione maniacale. Un episodio simile si era verificato soltanto pochi giorni prima con il gigantesco sistema Starship, suggerendo che, nonostante l'esperienza accumulata, la frontiera dello spazio rimanga intrinsecamente rischiosa. Analisti del settore ricordano un precedente specifico risalente al 14 giugno 2024, durante la missione Starlink 10-2, quando un problema analogo costrinse l'azienda a sostituire interamente il primo stadio, posticipando il lancio di una settimana.
Tuttavia, le prime comunicazioni ufficiali suggeriscono uno scenario meno critico rispetto al passato. La SpaceX ha confermato che sia il vettore che il prezioso carico di satelliti Starlink V2 Mini sono in condizioni di totale sicurezza. A differenza dell'incidente del 2024, non sembra essere prevista la sostituzione del booster, il che indica che l'anomalia potrebbe essere legata a un errore di lettura dei sensori o a una discrepanza software piuttosto che a un guasto meccanico catastrofico ai motori Merlin. La flessibilità operativa di Vandenberg e la rapidità dei team di terra potrebbero permettere un nuovo tentativo già nella giornata successiva, fissando una possibile finestra di lancio per il 21 luglio 2026 alle 17:43. Questo evento sottolinea la complessità della gestione di una flotta di razzi che opera a ritmi industriali, dove anche un singolo secondo di incertezza elettronica può fermare una macchina da migliaia di tonnellate, garantendo però la salvaguardia degli asset tecnologici e delle infrastrutture di terra.

