Un terremoto giudiziario e finanziario si è abbattuto su Supermicro, colosso tecnologico noto per le sue soluzioni server e storage. Uno scandalo di contrabbando di apparecchiature server verso la Cina ha scatenato un'ondata di conseguenze negative, dal crollo delle quotazioni azionarie a pesanti accuse legali.
Al centro della tempesta, un'indagine che ha svelato una presunta rete di esportazioni illegali di server verso la Cina, eludendo le normative statunitensi sull'export control. Le accuse mosse contro Supermicro sono pesanti: aver consapevolmente nascosto la dipendenza del proprio business dalle vendite di server sottoposti a sanzioni verso il mercato cinese. Questo avrebbe portato a una sopravvalutazione artificiale del valore delle azioni della società, ingannando gli investitori.
La vicenda ha avuto un impatto devastante sulla capitalizzazione di mercato di Supermicro, con una perdita stimata di circa 6,1 miliardi di dollari. La pressione è stata tale da costringere alle dimissioni Yih-Shyan Liaw, co-fondatore della società, che è stato anche escluso dal consiglio di amministrazione. Nel mirino della giustizia sono finiti anche il CEO di Supermicro, Charles Liang, e il CFO David Weigand, citati in giudizio dagli azionisti.
Secondo le indagini, un rappresentante commerciale di Supermicro a Taiwan avrebbe orchestrato un sistema di acquisti di server attraverso una società fittizia nel sud-est asiatico, per poi dirottare le spedizioni verso la Cina. Si stima che, tra il 2024 e il 2025, siano state contrabbandate apparecchiature per un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari.
Supermicro ha dichiarato di collaborare pienamente con le autorità statunitensi e con gli inquirenti, sottolineando che le presunte violazioni sarebbero contrarie alle politiche interne dell'azienda. Al momento, Supermicro non è indagata come persona giuridica, e nessuna accusa è stata formalizzata nei confronti di Nvidia nell'ambito dell'azione legale collettiva promossa dagli azionisti.
L'ammontare dei danni richiesti dagli azionisti a titolo di risarcimento non è stato specificato. L'azione legale copre il periodo compreso tra il 30 aprile 2024 e il 19 marzo 2026, durante il quale si presume che i vertici di Supermicro fossero a conoscenza delle attività di contrabbando dei propri dipendenti e del fondatore, senza tuttavia intervenire per fermare lo schema criminoso.
Parallelamente, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l'arresto di altre tre persone, sospettate di aver tentato di contrabbandare server Supermicro in Cina. Uno dei sospettati è residente a Hong Kong, mentre gli altri due sono cittadini americani. L'inchiesta ipotizza che i tre abbiano cercato di organizzare spedizioni illegali di apparecchiature Supermicro verso la Cina attraverso una società di transito in Thailandia. Le indagini rivelano che le discussioni preliminari per l'organizzazione del contrabbando risalgono al maggio 2023.
Si sospetta che il gruppo abbia tentato di inviare in Cina centinaia di acceleratori A100, H100 e H200 integrati in sistemi Supermicro, acquistandoli tramite una società con sede in California. Il valore stimato della partita di apparecchiature era di circa 62 milioni di dollari.
Gli arresti sono stati possibili grazie alla testimonianza di un informatore. Gli inquirenti hanno arrestato uno dei cittadini statunitensi coinvolti nel gennaio 2024, ottenendo così l'accesso alla sua corrispondenza con gli altri membri della presunta rete di contrabbando. Sia Nvidia che Supermicro avevano manifestato dubbi sulla legittimità dell'ordine, annullandolo all'inizio del 2024. Un secondo tentativo di acquisto di server per il contrabbando in Cina, nell'aprile 2024, è anch'esso fallito.
Questo scandalo getta un'ombra inquietante sull'operato di Supermicro e solleva interrogativi sulla trasparenza delle sue attività commerciali e sulla sua capacità di controllare le esportazioni dei propri prodotti. Le conseguenze di questa vicenda potrebbero essere durature, sia in termini di reputazione che di performance finanziaria.

