L'espansione umana nello spazio profondo è indissolubilmente legata alla possibilità di sfruttare le risorse presenti in altri corpi celesti. Sebbene la fantascienza ci abbia abituato a immaginare complessi robotizzati per l'estrazione mineraria, la natura potrebbe offrire una soluzione più semplice ed efficace: i microrganismi.
Un recente esperimento, denominato BioAsteroid, ha dimostrato che batteri e funghi sono in grado di estrarre metalli preziosi dai materiali asteroidali in condizioni di microgravità. Questa scoperta, realizzata da un team internazionale di scienziati, è cruciale per garantire l'autonomia delle future colonie spaziali, poiché il trasporto di risorse dalla Terra risulterebbe proibitivo in termini di costi e logistica.
Gli asteroidi, infatti, sono ricchi di acqua, metalli e altri elementi essenziali per la costruzione di insediamenti e per il sostentamento della vita al di fuori del nostro pianeta. I microrganismi, che già sulla Terra svolgono un ruolo fondamentale nei processi di bio-lisciviazione, offrono un metodo ecologico e relativamente semplice per trasformare le materie prime spaziali.
Nello specifico, l'esperimento BioAsteroid ha utilizzato il batterio Sphingomonas desiccabilis e il fungo Penicillium simplicissimum, entrambi noti per la loro capacità di produrre acidi organici che facilitano la dissoluzione dei minerali. Questi microrganismi sono stati applicati a campioni polverizzati di condrite L, un materiale analogo alla composizione degli asteroidi. Le analisi sono state condotte sia sulla Terra che a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), all'interno dell'incubatore KUBIK.
I microrganismi sono stati testati singolarmente e in consorzi, confrontando la loro efficacia con metodi di lisciviazione non biologici. L'obiettivo principale era valutare la capacità dei microrganismi di operare in condizioni di microgravità, simulando l'ambiente presente sugli asteroidi.
I risultati dell'esperimento hanno evidenziato la superiorità dei microrganismi rispetto ai metodi chimici nell'estrazione di elementi del gruppo del platino, come rutenio, palladio e platino, elementi fondamentali in diversi settori industriali, dalla medicina all'elettronica. In particolare, il fungo Penicillium simplicissimum si è dimostrato particolarmente efficace in assenza di gravità, mentre il batterio ha mostrato un incremento di 13,6 volte nell'estrazione di palladio rispetto alle condizioni terrestri. Tuttavia, per alcuni elementi, come il rame, i metodi non biologici si sono rivelati più efficienti, suggerendo la necessità di sviluppare approcci combinati per l'estrazione di risorse nello spazio.
Ma i microrganismi offrono un ulteriore vantaggio: i loro processi metabolici generano una vasta gamma di prodotti utili, dai componenti per la produzione di plastica alle sostanze farmacologiche. Queste tecniche possono essere applicate non solo alla lavorazione degli asteroidi, ma anche alle rocce lunari, marziane e di altri pianeti.
In sintesi, questi organismi microscopici potrebbero rappresentare la chiave per l'espansione umana nel Sistema Solare e oltre, aprendo scenari futuristici ben diversi da quelli immaginati dalla fantascienza tradizionale. La biotecnologia spaziale, quindi, si configura come un settore promettente e in rapida evoluzione, in grado di trasformare radicalmente il nostro approccio all'esplorazione e alla colonizzazione dello spazio.

