Nel panorama tecnologico del 2026, l'integrazione dei robot umanoidi nella vita quotidiana e industriale ha raggiunto vette senza precedenti. Tuttavia, la rapidità di questa evoluzione porta con sé sfide cruciali per la cybersicurezza. Recentemente, un esperto indipendente noto con lo pseudonimo di Boschko ha sollevato il velo su una serie di gravi vulnerabilità presenti nel celebre robot umanoide cinese Unitree G1. Il progetto di ricerca, denominato UniBLEed, ha dimostrato come sia possibile prendere il controllo totale della macchina attraverso il protocollo Bluetooth Low Energy (BLE), senza la necessità di accoppiamento fisico o autenticazione preventiva.
Le falle identificate, catalogate con i codici CVE-2026-76639 e CVE-2026-76640, rappresentano un rischio sistemico per la flotta di robot Unitree. Secondo quanto emerso dall'indagine di Boschko, il punto debole risiede in una implementazione imperfetta delle comunicazioni wireless. In particolare, il robot Unitree G1 accetta determinati comandi da dispositivi nelle vicinanze tramite BLE ignorando i protocolli di sicurezza standard. Sebbene per un'interazione completa sia necessaria una chiave di cifratura AES-128, il ricercatore ha scoperto che tale chiave può essere ottenuta facilmente tramite le API cloud di Unitree: è sufficiente conoscere il numero di serie del robot, un dato spesso reperibile fisicamente o tramite scansioni superficiali della rete.
L'attacco descritto nel report UniBLEed è una combinazione magistrale di diverse tecniche di hacking. Una volta ottenuta la connessione iniziale, l'attaccante può indurre il robot a collegarsi a un punto di accesso Wi-Fi malevolo. Da qui, è stata sfruttata una vulnerabilità di buffer overflow in un servizio Bluetooth che opera con privilegi di root sul sistema operativo interno. Questo passaggio è fondamentale, poiché permette l'esecuzione di codice arbitrario con i massimi permessi possibili su quello che viene definito Locomotion PC, il computer di bordo responsabile delle funzioni motorie e sensoriali primarie del robot.
Approfondendo l'analisi della CVE-2026-76639, si scopre un altro vettore d'attacco altrettanto insidioso situato nel servizio di intelligenza artificiale chat_go. Questo componente, progettato per gestire le interazioni vocali e la base di conoscenza del robot, presentava una vulnerabilità di path traversal durante il caricamento dei file. Boschko è riuscito a caricare un file malevolo direttamente nella cartella dell'utility bashrunner, uno strumento che gestisce le applicazioni autorizzate all'avvio. Manipolando questo processo, il ricercatore ha ottenuto nuovamente l'accesso con privilegi di root, consolidando il controllo sulla macchina e ottenendo i dati necessari per concatenare l'exploit con la CVE-2026-76640.
Le implicazioni di questa scoperta sono estremamente allarmanti per la sicurezza fisica e la privacy. Avendo ottenuto l'accesso root al Locomotion PC, che opera su base Linux, un utente malintenzionato può gestire direttamente i motori, le telecamere ad alta risoluzione, i microfoni e le funzioni vocali dell'Unitree G1. In uno scenario reale, un robot compromesso potrebbe essere trasformato in uno strumento di spionaggio industriale o domestico, oppure, peggio ancora, potrebbe essere programmato per compiere movimenti bruschi e pericolosi per gli esseri umani nelle vicinanze. Il controllo dei motori in un robot della potenza del G1 non è un problema puramente informatico, ma una minaccia concreta all'incolumità fisica.
Un altro aspetto inquietante rivelato dal progetto UniBLEed riguarda la capacità di propagazione dell'attacco. Boschko ha ipotizzato che, una volta infettato un singolo robot Unitree G1, il codice malevolo possa agire come un worm informatico, scansionando l'ambiente circostante alla ricerca di altri robot simili tramite Bluetooth per infettarli autonomamente. Questo tipo di attacco a catena potrebbe paralizzare interi magazzini automatizzati o centri di assistenza in pochi minuti, senza alcun intervento umano. Inoltre, sul computer di bordo sono state rinvenute chiavi e credenziali per l'accesso a servizi cloud di terze parti, aprendo la strada a potenziali violazioni di dati su larga scala che vanno ben oltre il singolo hardware del robot.
Fortunatamente, la risposta dell'azienda Unitree è stata tempestiva dopo la notifica delle falle. La vulnerabilità è stata riprodotta con successo su quattro diversi esemplari di G1, confermando la solidità della ricerca di Boschko, a cui è stato riconosciuto un premio di 5000 dollari tramite il programma di bug bounty. L'azienda ha rilasciato patch di sicurezza che correggono gran parte delle problematiche riscontrate, ma l'esperto avverte che la sicurezza totale è un obiettivo in continuo movimento. Si raccomanda caldamente a tutti i proprietari di Unitree G1 di installare immediatamente gli aggiornamenti del firmware, limitare la visibilità Bluetooth quando non strettamente necessaria e monitorare attentamente gli accessi agli account cloud associati ai dispositivi.
In conclusione, il caso UniBLEed serve da monito per l'intera industria della robotica. Mentre ci avviciniamo a una convivenza sempre più stretta con macchine autonome, la sicurezza non può essere un elemento secondario o aggiunto in fase post-produzione. La protezione dei privilegi di root, la segregazione dei servizi di intelligenza artificiale dalle funzioni motorie critiche e una gestione più oculata delle comunicazioni BLE devono diventare gli standard minimi di progettazione per evitare che i sogni di progresso del 2026 si trasformino in vulnerabilità del mondo reale.

