Nintendo of America ha intrapreso un'azione legale contro il governo degli Stati Uniti, chiedendo il rimborso dei dazi doganali versati nell'ultimo anno. La causa, depositata presso la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti, si inserisce in un contesto di crescente contestazione delle politiche commerciali americane, con oltre mille aziende che hanno intrapreso azioni legali simili.
La disputa ruota attorno ai dazi imposti dall'amministrazione Trump, successivamente contestati e parzialmente invalidati dalla Corte Suprema. In risposta, il governo americano ha introdotto una nuova tariffa del 10% basata sulla Section 122, una norma raramente utilizzata, nel tentativo di aggirare la sentenza della corte. Questa mossa ha generato una diffusa ondata di proteste da parte delle imprese, tra cui Nintendo, che si sentono penalizzate da tali misure.
Secondo i legali di Nintendo, le agenzie federali coinvolte avrebbero incassato oltre 200 miliardi di dollari in dazi su importazioni provenienti da numerosi paesi. Tra i soggetti citati nella causa figurano il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento della Sicurezza Interna, l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, la Dogana e Protezione delle Frontiere e il Dipartimento del Commercio. Un fronte istituzionale ampio che riflette la complessità della questione.
Nintendo produce la maggior parte del proprio hardware e dei relativi accessori in Vietnam e Cina, rendendola particolarmente vulnerabile alle politiche tariffarie imposte sulle importazioni da questi paesi. La società ha specificato di avere piena legittimità ad agire in giudizio in quanto "importatore di riferimento" per i beni soggetti ai dazi. Sebbene Nintendo abbia confermato la presentazione della causa, al momento non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni.
La vicenda ha avuto un impatto diretto sul mercato dei videogiochi. Nella primavera del 2025, a pochi mesi dal lancio della Switch 2, i pre-ordini negli Stati Uniti sono stati posticipati dal 9 aprile al 24 aprile. Inoltre, gli accessori della console hanno subito rincari, mentre il prezzo della console è rimasto inizialmente invariato a 449,49 dollari. Tuttavia, Nintendo ha lasciato intendere che future revisioni dei prezzi non sono da escludersi, in base all'evoluzione della situazione dei dazi.
Il presidente di Nintendo, Shuntaro Furukawa, ha spiegato che l'azienda considera i dazi come parte integrante dei costi e li incorpora nei prezzi di vendita. Tuttavia, il lancio della Switch 2 rappresenta un caso eccezionale, data la sua importanza strategica per il rilancio della piattaforma. Per questo motivo, la priorità è stata quella di mantenere lo slancio commerciale, anche a costo di assorbire temporaneamente l'impatto dei dazi.
La battaglia legale intrapresa da Nintendo si aggiunge a una più ampia contestazione delle politiche commerciali americane da parte di numerose aziende, tra cui FedEx e Costco. Queste imprese sostengono che i dazi imposti dal governo americano danneggiano la competitività delle aziende e penalizzano i consumatori. La decisione della Corte del Commercio Internazionale potrebbe avere importanti ripercussioni sul commercio internazionale e sulle relazioni economiche tra gli Stati Uniti e gli altri paesi.
L'esito della causa intentata da Nintendo sarà cruciale per definire il futuro delle politiche commerciali americane e per determinare l'impatto dei dazi sulle aziende e sui consumatori. Resta da vedere se il governo americano sarà disposto a rivedere le proprie posizioni e a trovare un accordo con le aziende che contestano le tariffe imposte.

