L'esperienza di Nolito al Manchester City, seppur breve, ha lasciato un segno indelebile nella sua memoria, ma non per i motivi più gloriosi. L'attaccante spagnolo, noto per la sua militanza in club come Celta Vigo e Siviglia, ha recentemente rilasciato dichiarazioni esplosive sul suo periodo trascorso in Inghilterra, dipingendo un quadro tutt'altro che idilliaco dello spogliatoio dei Citizens.
"Era una squadra ricchissima di stelle ma c'era troppo ego, non eravamo uniti", ha sentenziato Nolito durante un'intervista al podcast ‘El after de Post United‘. Parole che risuonano come un'accusa diretta verso un ambiente in cui, a suo dire, prevaleva l'individualismo a discapito dello spirito di squadra. Acquistato nel 2016 dal Celta Vigo per una cifra di 18 milioni di euro, Nolito non è mai riuscito a integrarsi pienamente nel calcio inglese, facendo ritorno in Spagna dopo una sola stagione.
"C'erano giocatori con un ego enorme", ha continuato Nolito, "Facevamo tutti la doccia e poi ognuno se ne andava subito, posso dire che non era uno spogliatoio molto unito. Comunque io ero sempre con gli spagnoli, David Silva, Jesus Navas e gli altri, noi condividevamo molto nello spogliatoio. Ho visto molte cose ma le terrò per me. Ogni persona può avere la propria idea e opinione ma l'ego credo sia un problema comune nella società di oggi”. Queste dichiarazioni offrono uno spaccato inedito su dinamiche interne spesso celate dietro le luci della ribalta. Situazioni che, purtroppo, non sono rare nel mondo del calcio, dove la competizione spietata e la pressione per il successo possono esasperare gli animi e compromettere l'armonia di un gruppo.
Ma cosa è andato storto a livello calcistico? Nolito spiega: "Appena sono arrivato giocavo abbastanza e mi stavo integrando bene, poi in squadre come il Manchester City la concorrenza è tantissima e il mio minutaggio è calato drasticamente. Ne ha risentito anche il mio percorso di adattamento perché se non giochi è normale che fai fatica a prendere confidenza. In Premier League c'è più ritmo, ti fanno giocare di più e fischiano molto poco, personalmente preferisco la Liga". Il calo di minutaggio e la difficoltà di adattamento al ritmo frenetico del calcio inglese hanno contribuito a rendere la sua esperienza al Manchester City un capitolo poco felice. Un'esperienza che, a posteriori, sembra averlo segnato profondamente, spingendolo a esternare pubblicamente le sue frustrazioni.
La carriera di Nolito è indissolubilmente legata al calcio spagnolo. Cresciuto nel vivaio del Valencia e transitato per il Barcellona Atlètic, ha trovato la sua consacrazione nel Celta Vigo, club che lo ha lanciato nel grande calcio. Dopo la parentesi inglese, è tornato in Spagna per vestire le maglie di Siviglia e nuovamente Celta Vigo, prima di concludere la sua carriera all'Ibiza. Il suo palmares vanta anche 16 presenze e 6 gol con la nazionale maggiore spagnola, un ulteriore sigillo sulla sua carriera di calciatore. Un percorso professionale di tutto rispetto, dunque, macchiato però dall'esperienza negativa al Manchester City.
Le parole di Nolito aprono un interessante dibattito sulla gestione degli spogliatoi nei club di alto livello, dove la convivenza di grandi talenti e personalità forti può generare dinamiche complesse e, a volte, controproducenti. La capacità di un allenatore di creare un ambiente coeso e motivato è fondamentale per il successo di una squadra. Resta da vedere se altri protagonisti di quella stagione al Manchester City prenderanno parola per confermare o smentire la versione dell'attaccante spagnolo. Le sue dichiarazioni, in ogni caso, rappresentano un campanello d'allarme per il mondo del calcio, un invito a riflettere sull'importanza dei valori umani e dello spirito di squadra, spesso messi in secondo piano dalla ricerca spasmodica della vittoria e dal culto dell'individualismo.

