Il settore dell'intelligenza artificiale sta vivendo una fase di accelerazione senza precedenti, spinta dalla determinazione di Elon Musk nel trasformare SpaceX in una potenza non solo aerospaziale, ma anche computazionale. L'ultima mossa strategica riguarda il massiccio potenziamento del supercomputer Colossus, situato a Memphis, Tennessee, che diventerà il cuore pulsante delle operazioni legate all'elaborazione dati di nuova generazione. La società ha deciso di puntare tutto sull'architettura Blackwell di Nvidia, confermando che l'integrazione di questi componenti è ormai la colonna portante di tutta l'infrastruttura di calcolo aziendale. Entro la fine dell'anno in corso, la capacità di elaborazione di questo sito raggiungerà livelli che fino a pochi mesi fa sembravano irraggiungibili.
Secondo quanto rivelato da Elon Musk, il data center di Colossus 2 dispone già di una base installata di 110.000 chip GB200 e di ben 440.000 chip GB300 prodotti da Nvidia. Ma la tabella di marcia per i prossimi mesi è ancora più ambiziosa: è prevista infatti l'attivazione di ulteriori 220.000 acceleratori GB300 già durante la prossima settimana, seguita da un'ulteriore espansione di altri 220.000 unità nel mese di novembre. Se la catena di approvvigionamento risponderà positivamente, entro il mese di dicembre verranno aggiunti gli ultimi 220.000 acceleratori, permettendo a SpaceX di centrare l'obiettivo di avere un milione di GPU operative nel polo di Memphis prima della chiusura dell'anno. Questo sforzo titanico posiziona la compagnia in una posizione di netto vantaggio rispetto alla concorrenza, garantendo una potenza di fuoco necessaria per i calcoli più complessi legati sia alla navigazione spaziale che allo sviluppo di modelli AI avanzatissimi.
Parallelamente a Colossus 2, l'azienda continua a gestire con estrema efficienza il predecessore Colossus 1, che attualmente conta su una dotazione di 150.000 chip H100, 50.000 H200 e 30.000 chip GB200. Questa enorme capacità non viene utilizzata esclusivamente per scopi interni. SpaceX ha infatti adottato una strategia di leasing estremamente redditizia, affittando Colossus 1 alla startup Anthropic. Questo accordo di lungo termine, fondamentale per la sopravvivenza computazionale di Anthropic, genererà entrate stimate in circa 45 miliardi di dollari entro la metà del 2029. Tuttavia, Elon Musk ha mantenuto il controllo strategico: il contratto prevede il diritto di SpaceX di reclamare le risorse in qualsiasi momento, previa notifica, qualora le necessità interne della compagnia diventassero prioritarie.
Il mercato dei data center è in pieno fermento e SpaceX ne è diventata l'arbitro principale. Anche Google è in trattative avanzate per assicurarsi una parte della potenza di calcolo della compagnia, un'operazione che potrebbe fruttare altri 30 miliardi di dollari entro il 2029. Nel frattempo, Colossus 2 è già stato interamente prenotato dalla startup Reflection AI attraverso un contratto di locazione del valore di 6,3 miliardi di dollari. Grazie a questa intesa, Reflection AI avrà accesso a hardware ancora più moderno di quello a disposizione di Anthropic, potendo contare sulla superiorità prestazionale dei nuovi chip GB300 firmati Nvidia. La strategia di Musk è chiara: creare un'infrastruttura talmente vasta da poter servire i principali player del settore, mantenendo al contempo un vantaggio tecnologico per le proprie missioni spaziali e l'integrazione di Cursor, la startup recentemente acquisita per potenziare le capacità di sviluppo software interno.
La gestione di una tale concentrazione di potenza richiede innovazioni anche nel campo del raffreddamento e dell'alimentazione energetica, settori in cui SpaceX sta applicando le conoscenze derivate dall'ingegneria dei razzi Starship. Ma la vera rivoluzione è attesa per il prossimo anno, quando la società porterà la propria potenza di calcolo oltre l'atmosfera terrestre. SpaceX sta infatti pianificando il lancio di una nuova costellazione di satelliti progettati specificamente per ospitare data center orbitali equipaggiati con chip Nvidia. Questa mossa non solo ridurrebbe drasticamente i problemi di latenza per certe applicazioni globali, ma sfrutterebbe il vuoto e le basse temperature dello spazio profondo per ottimizzare il funzionamento dei processori Blackwell. La trasformazione di SpaceX in un provider di infrastrutture AI globali e spaziali è ormai una realtà consolidata, che vede in Memphis il suo primo grande avamposto terrestre verso una nuova era digitale dominata dal calcolo distribuito.

