La battaglia legale tra Elon Musk e OpenAI si intensifica. In vista dell'udienza preliminare, fissata per il 27 aprile, emergono nuovi dettagli sulle richieste del miliardario. Musk non si limita a chiedere un risarcimento danni, ma punta dritto al cuore del management di OpenAI, esigendo le dimissioni del CEO Sam Altman e del presidente Greg Brockman. L'accusa è pesante: aver tradito la missione originaria dell'organizzazione, trasformandola in una macchina da profitto.
Al centro della contesa c'è l'investimento iniziale di Musk, pari a 38 milioni di dollari, destinato a sostenere lo sviluppo di OpenAI come entità non-profit. Secondo Musk, all'epoca gli era stato assicurato che OpenAI avrebbe mantenuto questo status a tempo indeterminato. La successiva ristrutturazione, che ha visto la creazione di una struttura commerciale controllata dalla non-profit ma in grado di attrarre investimenti e generare profitti, ha rappresentato una svolta inaccettabile per il fondatore di Tesla.
«Le dimissioni dei dirigenti di organizzazioni non profit sono un metodo comune per porre rimedio a violazioni legali, in situazioni in cui tali individui non riescono a proteggere la missione dell'organizzazione pubblica», si legge nell'atto di citazione presentato dai legali di Musk. Oltre all'allontanamento di Altman e Brockman, Musk chiede che OpenAI ritorni ai principi che la contraddistinguevano come organizzazione non-profit.
La risposta di OpenAI non si è fatta attendere. In una dichiarazione ufficiale, i rappresentanti dell'azienda hanno accusato Musk di celare, dietro nobili intenzioni, un attacco mirato a danneggiare la concorrenza. Secondo OpenAI, Musk sarebbe motivato da «egoismo, gelosia e desiderio di rallentare lo sviluppo del business di un concorrente». Un affondo che riapre vecchie ferite: nel 2015, Musk aveva partecipato alla fondazione di OpenAI, per poi abbandonarla nel 2018 a causa di divergenze con il management.
Nel 2023, Musk ha lanciato la sua startup nel campo dell'intelligenza artificiale, xAI, integrando le sue attività con X (ex Twitter) e SpaceX. Un'iniziativa che, secondo OpenAI, dimostra la volontà di Musk di dominare il settore, anche a costo di ostacolare i suoi rivali. Oltre a un risarcimento danni che potrebbe raggiungere i 134 miliardi di dollari, Musk chiede che OpenAI e il suo principale investitore, Microsoft, restituiscano tutti i profitti illecitamente ottenuti all'organizzazione non-profit.
La vicenda si arricchisce di un ulteriore elemento: OpenAI ha chiesto ai procuratori generali di due stati americani di avviare un'indagine sulle attività di Elon Musk, accusandolo di comportamento anticoncorrenziale e di perseguitare OpenAI per motivi di interesse personale. La battaglia legale è solo all'inizio, e si preannuncia lunga e complessa. In palio non c'è solo il futuro di OpenAI, ma anche l'influenza e il controllo nel settore dell'intelligenza artificiale, un campo in rapida espansione che promette di rivoluzionare il mondo.

