Un recente studio dell'Università di Cambridge ha sollevato preoccupazioni significative riguardo all'impatto ambientale dei data center, in particolare in relazione alla loro crescita esponenziale alimentata dall'intelligenza artificiale (IA). La ricerca evidenzia come questi centri, essenziali per l'elaborazione e l'archiviazione dei dati, creino vere e proprie "isole di calore" che possono aumentare la temperatura circostante fino a 9,1 °C in un raggio di 10 km. Questo fenomeno, secondo i ricercatori, ha implicazioni dirette sulla qualità della vita delle comunità limitrofe, sull'aumento del consumo energetico e sulla necessità di ripensare la progettazione e la gestione di queste infrastrutture critiche.
Lo studio, guidato dal Dott. Andrea Marinoni, ha analizzato diversi data center, riscontrando un aumento medio della temperatura superficiale del suolo compreso tra 1,5 °C e 2,4 °C dopo l'entrata in funzione degli impianti. L'effetto, paragonabile a quello prodotto da una grande città, si attenua con la distanza, riducendosi del 30% a circa 7 km dal centro dati. Tuttavia, anche a 4,5 km di distanza, si registra un incremento medio mensile di 1 °C, un dato non trascurabile che incide sull'ecosistema locale e sul microclima.
L'allarme lanciato dai ricercatori si basa sulla previsione di una crescita vertiginosa del fabbisogno energetico dei data center nei prossimi anni. Si stima che entro il 2030 il consumo globale di energia di questi impianti raddoppierà, superando quello dell'intera industria manifatturiera. Questo aumento è trainato principalmente dallo sviluppo dell'IA, che richiede una potenza di calcolo sempre maggiore per l'addestramento dei modelli e l'esecuzione delle applicazioni.
L'impennata della domanda di infrastrutture per l'IA ha portato a un aumento esponenziale degli investimenti da parte dei cosiddetti "hyperscaler", le grandi aziende che gestiscono data center su scala globale. Negli ultimi tre anni, le spese per l'infrastruttura sono quasi triplicate, con un incremento del 170% solo nell'ultimo trimestre. Di conseguenza, la dipendenza dai combustibili fossili per l'alimentazione di questi centri dati è destinata a crescere, con un impatto significativo sulle emissioni di gas serra e sul cambiamento climatico.
Negli Stati Uniti, ad esempio, si registra un aumento dei progetti di centrali a gas e una rinascita dell'interesse per il carbone e il nucleare, proprio per soddisfare la crescente domanda di energia dei data center. Questo trend, se confermato, rischia di compromettere gli sforzi globali per la riduzione delle emissioni e la transizione verso fonti rinnovabili.
Il fenomeno delle "isole di calore" generate dai data center potrebbe interessare fino a 343 milioni di persone in tutto il mondo, aumentando la pressione sui sistemi energetici, i servizi sociali e sanitari. L'aumento delle temperature locali può causare problemi di salute, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani e bambini, e aumentare il rischio di eventi estremi come ondate di calore e siccità.
Nonostante le preoccupazioni espresse nello studio, alcuni esperti del settore, come Vlad Galabov di Omdia, invitano alla cautela. Galabov sottolinea che la ricerca è preliminare e non è stata ancora sottoposta a revisione paritaria. Inoltre, suggerisce che l'effetto "isola di calore" potrebbe essere dovuto in parte a cambiamenti nell'uso del suolo e nella vegetazione, piuttosto che esclusivamente all'attività dei data center.
Tuttavia, anche riconoscendo la necessità di ulteriori studi e verifiche, è innegabile che i data center abbiano un impatto ambientale significativo. Per mitigare questo impatto, è fondamentale investire in tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico, come sistemi di raffreddamento avanzati e l'utilizzo di fonti rinnovabili. Inoltre, è necessario ripensare la localizzazione dei data center, privilegiando aree con climi più freschi e una maggiore disponibilità di energia pulita.
In conclusione, lo studio dell'Università di Cambridge rappresenta un importante campanello d'allarme sull'impatto nascosto dell'IA e sulla necessità di adottare un approccio più sostenibile alla progettazione e alla gestione dei data center. Solo attraverso un impegno congiunto da parte di governi, aziende e ricercatori sarà possibile garantire che lo sviluppo dell'IA non avvenga a scapito dell'ambiente e della salute delle persone.

