Iran: Blackout Internet prolungato, incubo digitale e repressione

Oltre 1000 ore senza connessione: il regime soffoca la rete e minaccia chi usa Starlink. Un'analisi approfondita sull'impatto economico e sociale

Iran: Blackout Internet prolungato, incubo digitale e repressione

L'Iran sta vivendo un prolungato blackout di Internet che ha superato le 1000 ore, una delle interruzioni più lunghe e significative a livello globale. Le autorità iraniane hanno inizialmente giustificato il blocco con la presunta minaccia di un'operazione militare da parte di Stati Uniti e Israele, ma la persistenza del blocco solleva seri interrogativi sulle reali motivazioni.

Secondo quanto riportato da Tom’s Hardware, anche l'utilizzo di terminali satellitari Starlink, che in altre situazioni rappresentano una via di fuga dalla censura, è diventato estremamente pericoloso in Iran, con minacce di pena di morte per i possessori. Il governo iraniano starebbe attivamente cercando di sopprimere l'operatività della rete satellitare Starlink attraverso l'uso di equipaggiamento militare, come segnalato già a gennaio. L'infrastruttura server mediorientale di compagnie americane come OpenAI, Microsoft, Apple e Google sarebbe nel mirino delle autorità iraniane.

NetBlocks, un'organizzazione che monitora le interruzioni di Internet, stima che il traffico internet in Iran sia crollato a circa l'1% dei livelli pre-crisi per oltre 43 giorni. Anche se l'interruzione è grave, non è la più lunga mai registrata; in Libia, ad esempio, l'accesso a Internet è stato interrotto per sei mesi. Il restante 1% del traffico in Iran sembra provenire da un numero limitato di utenti autorizzati che hanno accesso a risorse pre-approvate. Il traffico interno è attentamente monitorato, consentendo l'accesso solo a siti web e servizi approvati dal governo.

Questo non è il primo blocco di Internet in Iran quest'anno. L'accesso alla rete è stato interrotto anche l'8 gennaio, in concomitanza con proteste di massa. Sebbene le restrizioni siano state parzialmente allentate verso la fine di gennaio, non sono state completamente rimosse. A metà febbraio, il traffico internet in Iran era ancora solo il 50% dei livelli precedenti. Queste misure hanno gravemente danneggiato l'economia iraniana, in particolare il settore online. Il commercio online, ad esempio, ha subito un calo dell'80%, e ogni giorno di interruzione a gennaio è costato all'economia del paese 35,7 milioni di dollari.

La situazione in Iran evidenzia la crescente tendenza dei governi a utilizzare l'interruzione di Internet come strumento di controllo politico e repressione sociale. Limitare l'accesso alle informazioni e alla comunicazione online non solo danneggia l'economia, ma viola anche i diritti fondamentali dei cittadini. L'utilizzo di tecnologie come Starlink per aggirare la censura rappresenta una sfida per i regimi autoritari, ma le minacce e le restrizioni imposte dal governo iraniano dimostrano la determinazione a mantenere il controllo sull'informazione.

La comunità internazionale dovrebbe monitorare attentamente la situazione in Iran e condannare l'uso sproporzionato delle interruzioni di Internet come strumento di repressione. È fondamentale sostenere gli sforzi per promuovere la libertà di espressione online e garantire che i cittadini iraniani possano accedere liberamente alle informazioni e comunicare senza timore di ritorsioni. La crisi in Iran solleva interrogativi cruciali sul futuro della libertà digitale e sulla necessità di proteggere i diritti online in tutto il mondo.

Pubblicato Lunedì, 13 Aprile 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 13 Aprile 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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