Il panorama calcistico internazionale si trova nuovamente al centro di una tempesta diplomatica che mescola sport, politica e sicurezza nazionale, ma la posizione dei vertici rimane ferma. In occasione del 76esimo Congresso della FIFA, tenutosi nella cornice di Vancouver il 1 maggio 2026, il presidente Gianni Infantino ha voluto dissipare ogni dubbio riguardante la partecipazione dell'Iran alla prossima Coppa del Mondo. Nonostante le pressioni internazionali e i recenti incidenti diplomatici avvenuti sul suolo canadese, il numero uno del calcio mondiale ha ribadito con forza che la nazionale di Teheran sarà regolarmente presente nella competizione che si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Questa dichiarazione mette fine, ancora una volta, alle residue e flebili speranze dei tifosi della nazionale italiana, che ipotizzavano un clamoroso ripescaggio dell'Italia in caso di esclusione della squadra asiatica.
La vicenda ha assunto contorni critici proprio a Vancouver, dove le 211 federazioni mondiali si sono riunite per discutere il futuro del gioco. Tuttavia, un'assenza ha fatto rumore: quella della delegazione ufficiale iraniana. Il presidente della federcalcio di Teheran, Mehdi Taj, e il segretario generale sono stati infatti respinti all'ingresso in Canada. Le autorità di frontiera presso l'aeroporto di Toronto hanno negato il visto d'ingresso basandosi su motivazioni legate alla sicurezza nazionale. Nello specifico, il governo di Ottawa ha ricordato che il Canada considera le Guardie della Rivoluzione (i pasdaran) come un'organizzazione terroristica. Essendo Mehdi Taj un ex dirigente di tale corpo, la legislazione canadese ne impedisce l'accesso sul territorio nazionale. Questa decisione ha innescato una reazione piccata da parte dell'Iran, che ha parlato di atteggiamento offensivo da parte della polizia di immigrazione, decidendo di annullare in blocco la propria partecipazione al congresso.
Nonostante questo corto circuito istituzionale tra un paese ospitante e una nazione partecipante, Gianni Infantino ha scelto la via della continuità sportiva. Il presidente della FIFA ha sottolineato che il calcio deve agire come un ponte tra le culture e che le controversie politiche non devono interferire con il diritto di una squadra qualificata sul campo di disputare il torneo. Per cercare di mediare, la FIFA aveva persino offerto un jet privato alla delegazione iraniana per facilitare uno spostamento protetto, ma la proposta è stata declinata. La fermezza di Infantino non è però isolata: a sorpresa, è arrivato anche il sostegno di Donald Trump. Il leader statunitense, noto per i suoi storici legami di amicizia con il numero uno della federazione internazionale, ha avallato la scelta di lasciare che l'Iran scenda in campo. Donald Trump ha dichiarato apertamente che se la decisione è stata presa da Gianni Infantino, allora è quella corretta, ribadendo la stima verso l'operato del dirigente sportivo.
Il calendario dei Mondiali 2026 prevede che l'Iran disputi le sue gare della fase a gironi interamente negli Stati Uniti, fattore che semplifica parzialmente la gestione logistica del torneo, evitando alla nazionale iraniana di dover rientrare in Canada per le partite ufficiali. Gli avversari designati sono Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. Mentre il clima geopolitico in Medio Oriente rimane incandescente, la macchina organizzativa della FIFA procede spedita. L'integrazione di tutte le nazioni, inclusa quella palestinese regolarmente presente al congresso, rimane una priorità per Infantino, il quale vede nel torneo un'opportunità di pacificazione globale, o quanto meno di tregua agonistica. La questione dei visti negati ai dirigenti, però, solleva dubbi sulla futura gestione di eventi sportivi multi-nazione, dove le leggi interne di uno stato possono collidere con i regolamenti di partecipazione universale promossi dalle federazioni sportive.
In conclusione, la strada verso il calcio d'inizio appare ormai tracciata. L'Iran si presenterà negli USA con il pieno supporto della FIFA e della presidenza americana, lasciando ai margini le polemiche sollevate dal Canada. Per l'Italia, ogni speranza di un ritorno a tavolino nel palcoscenico mondiale si infrange contro la volontà granitica di mantenere il tabellone stabilito dalle qualificazioni. Resta da vedere se le tensioni registrate a Toronto avranno ripercussioni sulla sicurezza durante lo svolgimento della manifestazione o se, come auspicato da Gianni Infantino, il pallone riuscirà davvero a rotolare oltre le barriere delle ideologie e dei conflitti diplomatici, garantendo uno spettacolo all'altezza delle aspettative globali per quello che si preannuncia come il Mondiale più grande di sempre.

