Il panorama sportivo internazionale è attualmente scosso da una tempesta diplomatica di proporzioni eccezionali che minaccia di destabilizzare l’organizzazione del prossimo Mondiale 2026. A meno di un mese e mezzo dal fischio d’inizio della rassegna iridata, il Congresso FIFA di Vancouver è diventato il palcoscenico di uno scontro frontale tra la federazione internazionale e la delegazione dell’Iran. La notizia, che ha fatto rapidamente il giro delle cancellerie mondiali, riguarda il respingimento della delegazione di Teheran presso l’aeroporto Toronto Pearson. Tra i membri coinvolti figura il nome di Mehdi Taj, attuale presidente della federcalcio iraniana ed ex esponente di rilievo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). I funzionari dell’immigrazione canadese hanno negato l’accesso alla delegazione, scatenando una reazione furiosa da parte del governo iraniano, che ha definito l’accaduto come un comportamento inaccettabile e un insulto diretto a una delle istituzioni militari più onorevoli del paese.
Questo incidente diplomatico giunge in un momento di estrema sensibilità geopolitica. L’Iran, che si sta preparando per il debutto mondiale previsto per il 16 giugno 2026 a Inglewood, nei pressi di Los Angeles, si trova ora in una posizione di incertezza istituzionale. La delegazione, dopo essere stata bloccata alla frontiera, è stata costretta a imbarcarsi sul primo volo disponibile per fare ritorno in Turchia, rinunciando alla partecipazione ai lavori del Congresso FIFA di venerdì. Secondo fonti interne alla federazione asiatica, il trattamento riservato a Mehdi Taj e ai suoi collaboratori rappresenta una violazione degli accordi di ospitalità che dovrebbero garantire il libero accesso ai membri degli organi sportivi internazionali, specialmente in vista di una manifestazione globale ospitata congiuntamente da Canada, Stati Uniti e Messico. Il clima di tensione ha immediatamente riacceso le speranze, forse illusorie ma politicamente pesanti, di un clamoroso ripescaggio dell’Italia.
Le voci su una possibile partecipazione degli Azzurri alla rassegna nordamericana sono aumentate a seguito di un intenso pressing diplomatico e mediatico. Paolo Zampolli, inviato speciale e figura vicina agli ambienti di Donald Trump, ha intensificato i contatti con i vertici della FIFA, suggerendo che l’esclusione dell’Iran per motivi politici o di sicurezza potrebbe aprire le porte alla nazionale quattro volte campione del mondo. Sebbene al momento la presenza della selezione di Teheran sia ufficialmente confermata per la sfida contro la Nuova Zelanda, il caso Toronto getta un’ombra densa sulla regolarità della partecipazione iraniana. Gli Stati Uniti monitorano con attenzione la situazione, dato che la maggior parte delle gare della nazionale iraniana dovrebbero svolgersi proprio sul suolo americano, dove le restrizioni per i membri legati all’IRGC sono ancora più severe di quelle canadesi.
Parallelamente al caos politico, la FIFA ha voluto dare un segnale di potenza economica e stabilità finanziaria. Durante l’Esecutivo riunito a Vancouver in preparazione del Congresso, il presidente Gianni Infantino ha annunciato un incremento sostanziale del montepremi per la Coppa del Mondo 2026. Grazie ai record di incassi commerciali e ai nuovi accordi di sponsorizzazione, il totale dei premi destinati alle 48 partecipanti è lievitato del 15%. Il montepremi complessivo è passato dai 727 milioni di dollari preventivati lo scorso dicembre agli attuali 871 milioni di dollari, una cifra che doppia quanto distribuito durante Qatar 2022. Questa espansione finanziaria è figlia del nuovo formato a 48 squadre, che garantirà un numero maggiore di partite e, di conseguenza, introiti televisivi senza precedenti per la federazione internazionale.
Analizzando i dettagli della distribuzione, emerge come la FIFA voglia sostenere economicamente le federazioni fin dalle prime fasi. Ciascuna squadra riceverà un contributo minimo di 2,5 milioni di dollari esclusivamente per la fase di preparazione, rispetto agli 1,5 milioni precedentemente stabiliti. La sola partecipazione alla fase a gironi garantirà invece un gettone di 10 milioni di dollari. Il percorso verso la finale sarà lastricato d’oro: la nazionale che si laureerà campione del mondo il 19 luglio 2026 porterà a casa un premio record di 50 milioni di dollari. Questo aumento dei ricavi sottolinea l’importanza strategica del mercato nordamericano, capace di attrarre investimenti che stanno trasformando il calcio in un’industria globale sempre più ricca, ma anche sempre più esposta alle turbolenze della politica internazionale. Resta ora da capire se il governo canadese e quello statunitense ammorbidiranno le proprie posizioni sui visti o se lo strappo con l’Iran diventerà definitivo, aprendo scenari regolamentari ancora inesplorati per la FIFA.

