Il debutto ufficiale di Carlo Ancelotti alla guida del Brasile nel torneo più importante del pianeta non è stato esattamente il trionfo che i tifosi verdeoro si aspettavano. In questa calda giornata del 14 giugno 2026, la nazionale più titolata della storia ha dovuto fare i conti con la realtà di un calcio globale sempre più livellato, trovando nel Marocco un avversario non solo ostico, ma a tratti superiore per organizzazione e freschezza atletica. Il punteggio finale di 1-1 è lo specchio fedele di una partita vissuta su binari alterni, dove la classe pura dei singoli brasiliani ha dovuto rimediare a evidenti lacune strutturali mostrate durante la prima ora di gioco. La sfida ha messo in luce la straordinaria continuità della compagine africana, guidata dal carisma di Achraf Hakimi e dalla clamorosa rivelazione di un giovane talento che ha letteralmente dominato il centrocampo, mettendo in ombra le stelle della Seleção.
Il piano partita del Marocco è apparso chiaro sin dai primi minuti: pressione alta, raddoppi sistematici sulle fasce e una velocità di transizione che ha mandato in tilt la retroguardia di Ancelotti. La squadra africana ha dimostrato di essere persino più matura rispetto a quella che stupì il mondo quattro anni fa, proponendo un calcio moderno che richiama i ritmi vertiginosi della Champions League. Il protagonista assoluto della mediana è stato il diciottenne Ayyoub Bouaddi, talento cristallino in forza al Lille, capace di gestire il possesso palla con una calma olimpica e di dettare i tempi di gioco come un veterano. Al contrario, il Brasile è apparso inizialmente scollato, con una catena di destra composta da Roger Ibanez e Lucas Paquetà in costante affanno di fronte alle sovrapposizioni marocchine. L'emozione sembra aver giocato un brutto scherzo anche a Igor Thiago, l'attaccante della Premier League scelto per guidare il reparto offensivo, apparso isolato e impreciso.
Il meritato vantaggio del Marocco è arrivato al 21° minuto del primo tempo, frutto di una disattenzione collettiva della difesa brasiliana. Ismael Saibari è stato lesto ad approfittare di un varco centrale, superando Alisson Becker con un pallonetto delizioso che ha gelato i sostenitori verdeoro accorsi allo stadio. In quel momento, il Brasile è sembrato vicino al collasso, incapace di reagire in modo ordinato e affidandosi esclusivamente a iniziative personali spesso sterili. Raphinha e Vinicius Junior tendevano a sovrapporsi sulla corsia sinistra, creando confusione tattica anziché superiorità numerica. È stato necessario un timeout tecnico, il cooling break, per permettere ad Ancelotti di rimescolare le carte, spostando Raphinha a destra per allargare il fronte d'attacco e dare respiro alla manovra.
La scossa è arrivata al 31° minuto, quando Vinicius Junior ha deciso di caricarsi la squadra sulle spalle. Ricevuto un pallone sporco al limite dell'area, l'asso del Real Madrid ha saltato il diretto marcatore con una sterzata secca e ha scagliato un destro potentissimo sotto l'incrocio dei pali, non lasciando scampo al portiere avversario. Una prodezza balistica che ha ristabilito l'equilibrio nel punteggio, ma non nel gioco, poiché il Marocco ha continuato a tessere trame più fluide e pericolose fino alla fine della prima frazione, con Paquetà costretto agli straordinari difensivi e un salvataggio in extremis del portiere marocchino proprio sull'ex milanista nei minuti di recupero.
Nella ripresa, Carlo Ancelotti ha dimostrato tutta la sua esperienza leggendo le difficoltà dei suoi. Gli ammoniti Ibanez e Casemiro, costantemente a rischio espulsione a causa dell'aggressività marocchina, sono rimasti negli spogliatoi. Al loro posto sono entrati Danilo e Fabinho, garantendo maggiore solidità difensiva e un filtro più efficace davanti alla difesa. Nonostante i cambi, il Brasile ha faticato a costruire azioni corali, restando aggrappato alla velocità dei suoi esterni. L'ingresso di Matheus Cunha per un deludente Igor Thiago ha dato maggiore mobilità all'attacco, ma la difesa del Marocco ha retto con ordine, concedendo solo conclusioni sporche o tentativi dalla lunga distanza.
L'ultimo quarto di gara ha visto un calo fisiologico del Marocco, esausto dopo un'ora di pressing forsennato, permettendo al Brasile di gestire maggiormente il pallone. Tuttavia, la prudenza ha preso il sopravvento su entrambe le panchine, con il timore di perdere che ha superato la voglia di vincere. Un brivido finale è corso lungo la schiena dei tifosi brasiliani al nono minuto di recupero, quando Alisson è stato costretto a una doppia parata prodigiosa per salvare il risultato. Il pareggio finale lascia l'amaro in bocca alla Seleção, chiamata a un immediato riscatto nelle prossime sfide del girone, ma conferma il Marocco come una delle realtà più solide e spettacolari del panorama calcistico internazionale, capace di trattare da pari a pari con i giganti del Sudamerica.

