La potenziale vendita di acceleratori di calcolo Nvidia H200 alla Cina è al centro di un intricato negoziato tra Washington e Pechino. L'assenso di principio dell'ex presidente Donald Trump risale allo scorso anno, ma le procedure per le licenze di esportazione si sono rivelate complesse e le condizioni sono ancora oggetto di discussione a livello governativo statunitense.
Una delle proposte sul tavolo prevede una limitazione delle forniture a ciascuna azienda cinese a un massimo di 75.000 unità. Secondo Bloomberg, questa quantità potrebbe non essere sufficiente per i colossi cinesi del cloud computing, rappresentando meno della metà dei volumi desiderati. Pur potendo ricevere complessivamente diverse centinaia di migliaia di acceleratori, i giganti cinesi potrebbero non essere pienamente soddisfatti, anche se si stima che il mercato cinese potrebbe assorbire fino a un milione di unità. Restrizioni simili sarebbero applicate anche agli acceleratori AMD Instinct MI325, escludendo una specifica discriminazione verso Nvidia.
La stessa Nvidia ha ammesso di non aver ancora generato ricavi dalla vendita di acceleratori di calcolo in Cina, e la possibilità concreta di tali vendite rimane incerta, anche in caso di via libera da parte delle autorità americane. Al momento, sono state concesse autorizzazioni solo per piccole spedizioni di H200. Un incontro previsto per aprile tra i leader politici di Stati Uniti e Cina potrebbe portare alla firma di un accordo formale per le forniture di questi acceleratori.
Il modello H200 rappresenta un compromesso tra gli H20, rifiutati dalla Cina per le loro prestazioni limitate, e gli acceleratori più avanzati della famiglia Blackwell, la cui esportazione in Cina è al momento bloccata dagli USA. Anche la vendita degli H200 incontra resistenze burocratiche negli Stati Uniti, con alcuni funzionari che non condividono l'opinione di Trump e del fondatore di Nvidia, Jensen Huang, sull'opportunità di tali spedizioni. I timori principali riguardano la possibilità che le forniture di acceleratori in Cina possano danneggiare le aziende americane o essere utilizzate per scopi militari. La situazione è ulteriormente complicata dalla volontà degli USA di riconoscere tre delle quattro maggiori aziende tecnologiche cinesi come legate al settore della difesa, il che le escluderebbe automaticamente dalla possibilità di acquistare acceleratori Nvidia.
La limitazione a un milione di acceleratori H200 rappresenterebbe un compromesso tra gli interessi di Nvidia e le preoccupazioni politiche americane. Con un massimo di 75.000 acceleratori, una singola azienda cinese potrebbe creare un centro di calcolo con una potenza non superiore a 100 MW, una scala inferiore rispetto agli standard delle aziende americane. Le autorità statunitensi intendono anche limitare l'uso di potenza di calcolo basata su acceleratori di origine americana al di fuori della Cina, se questa è destinata a beneficio di aziende cinesi. Ad esempio, Alibaba aveva pianificato di acquistare una partita di H200 per utilizzarli in un data center situato in Malesia. Questa condizione potrebbe ulteriormente ridurre la quantità di acceleratori Nvidia H200 acquistati dai clienti cinesi. L'intera vicenda evidenzia le complesse dinamiche geopolitiche che influenzano il mercato tecnologico globale e le sfide che le aziende devono affrontare per operare in un contesto di crescente competizione e regolamentazione.

