Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, ha espresso parole di grande ammirazione per il rapporto viscerale che lega la città di Roma alla sua squadra di calcio. Durante la presentazione del libro "L'ultima danza di Maradona" scritto da Giancarlo Dotto, Gasperini ha sottolineato come la passione per la Roma sia un elemento distintivo e difficilmente riscontrabile altrove.
"Qui c'è una grandissima passione, ma è anche vero che in tutti i posti c'è una passione incredibile, anche a Bergamo e a Genova", ha affermato Gasperini, riconoscendo la fervente passione calcistica presente in diverse città italiane. Tuttavia, ha aggiunto: "Roma è una città molto grande, con una percentuale di tifoseria che è un po' laziale e molto romanista. C'è un'identificazione nella città che è difficile da trovare altrove. Se vai a Milano posso essere anche in un'altra grande metropoli. Qui ti accorgi sempre di essere a Roma e questo legame forte con la squadra è identificato con valori comuni alla gente, è un attaccamento diverso a quello che puoi trovare in altri posti".
Le parole di Gasperini evidenziano come il tifo romanista non sia semplicemente un supporto sportivo, ma un vero e proprio senso di appartenenza e identificazione con la città stessa. Un legame che si manifesta quotidianamente, dalle radio locali che parlano costantemente della squadra, fino ai tassisti che discutono delle sorti della Roma.
L'allenatore ha inoltre ammesso di cercare di integrarsi pienamente nella realtà romana: "Cerco sempre di integrarmi nella città, non di vivere ai margini. È una città splendida da vivere, è un tragitto più lungo per andare a Trigoria ma vedere il Colosseo mi fa iniziare la giornata bene". Questa dichiarazione sottolinea il fascino che Roma esercita su chi la vive, un fascino che va oltre l'aspetto professionale e tocca la sfera personale.
Infine, Gasperini ha condiviso un ricordo legato al suo mito calcistico da giovane: "Omar Sivori, un giocatore che tutti cercavano di copiare. Ho avuto la fortuna di giocare in Serie A negli anni '80, con i migliori giocatori al mondo. Zico, che era straordinario, Gullit, Van Basten, Platini, Matthaus, non solo Maradona. Adesso il prototipo del giocatore è diverso, oggi è più difficile identificare chi è Pelè o Maradona, prima si vedevano di meno C'erano le figurine e molta ideologia sul giocatore e lo enfatizzavi al limite. Adesso li puoi vedere in qualunque situazione, ma i ragazzini li conoscono tutti, anche le riserve".
Le riflessioni di Gasperini offrono uno spaccato interessante sul calcio di ieri e di oggi, evidenziando come la figura del calciatore sia cambiata nel tempo, ma anche come la passione e l'ammirazione per i grandi campioni restino immutate. Il suo intervento, incentrato sul rapporto tra Roma e la sua squadra, si è trasformato in un'occasione per celebrare il calcio in tutte le sue sfaccettature.

