Juventus in Crisi d'Identità: Il Punto col Rennes non Basta

Luciano Spalletti cerca la chiave per sbloccare un gruppo privo di leadership, mentre Woltemade convince ma Kolo Muani resta un enigma

Juventus in Crisi d'Identità: Il Punto col Rennes non Basta

Il pareggio ottenuto dalla Juventus nella sfida di Europa League del 23 ottobre 2026 contro il Rennes rappresenta un segnale contraddittorio per una squadra che sembra aver smarrito la propria bussola emotiva e tecnica. In una serata che doveva sancire la rinascita dopo le recenti delusioni in campionato, il campo ha restituito l'immagine di una compagine ancora profondamente frammentata. Il risultato finale, frutto più di una reazione nervosa che di una reale organizzazione tattica, permette di muovere la classifica ma non allontana i dubbi che gravitano attorno alla gestione di Luciano Spalletti. La prestazione offerta all'Allianz Stadium ha evidenziato come, nonostante alcuni sprazzi di gioco individuale, manchi ancora quella coesione collettiva necessaria per competere ai massimi livelli continentali.

Le radici di questo malessere sono profonde e non possono essere ridotte a una semplice questione di moduli o schemi. La Juventus di questa stagione sembra soffrire di una cronica mancanza di personalità, un'assenza di quel DNA bianconero che storicamente ha rappresentato la forza d'urto del club nei momenti di difficoltà. Molti dei giocatori attualmente in rosa, pur dotati di indubbio talento tecnico, sembrano non percepire il peso di una maglia che richiede non solo piedi buoni, ma una tempra morale d'acciaio. Questa carenza di juventinità è un limite che Luciano Spalletti fatica a colmare: lo spirito di appartenenza e la leadership naturale non sono elementi che si possono trasmettere esclusivamente attraverso le esercitazioni a Continassa o i discorsi motivazionali nello spogliatoio.

Analizzando la cronaca del match, il gol del pareggio è arrivato in modo quasi fortuito, un episodio che ha evitato il tracollo ma che non cancella novanta minuti di sofferenza. Eppure, qualche nota positiva è emersa, in particolare dalla prestazione di Nick Woltemade. L'attaccante tedesco, spesso oggetto di critiche per una presunta mancanza di incisività, ha dimostrato di poter essere una risorsa preziosa. Il suo contributo non si è limitato al gol su rigore; nel secondo tempo ha saputo proteggere palla e servire l'assist decisivo per Zeki Celik, dimostrando una visione di gioco che pochi gli accreditavano. La sua intesa con i compagni è apparsa in crescita, rendendolo paradossalmente uno dei più positivi in un contesto di mediocrità generale.

Diametralmente opposta è stata la serata di Randal Kolo Muani. L'attaccante francese, arrivato con grandi aspettative per rinforzare il reparto offensivo, è apparso ancora una volta un corpo estraneo alla manovra. Errori di posizionamento, scelte di passaggio discutibili e una generale apatia hanno caratterizzato la sua prova, alimentando i dubbi sulla sua compatibilità con il sistema di gioco di Spalletti. Se Woltemade ha saputo sfruttare le proprie caratteristiche fisiche e tecniche, Kolo Muani sembra schiacciato dalla pressione e dalla difficoltà di trovare una collocazione tattica definita all'interno del tridente bianconero. Questo dualismo interno rappresenta una delle sfide più urgenti per lo staff tecnico, che deve trovare il modo di rigenerare un capitale tecnico ed economico così importante.

Il contesto stagionale della Juventus resta delicatissimo. Solo poche settimane fa, la rimonta di Vigo aveva illuso l'ambiente, facendo intravedere un carattere che sembrava perduto. Tuttavia, la successiva e pesante sconfitta interna subita per mano della Lazio ha agito come un secchio d'acqua gelata, riportando a galla tutte le fragilità di un gruppo che si sgretola alle prime avversità. La tifoseria, stanca di vedere prestazioni altalenanti, ha espresso il proprio malcontento, e un semplice pareggio contro il Rennes non può bastare a ricucire lo strappo. La sensazione è che manchi un leader carismatico in campo, un punto di riferimento a cui affidarsi quando la palla scotta. Paradossalmente, uno dei pochi a mostrare un piglio da veterano è Guglielmo Vicario, che con i suoi interventi ha più volte tenuto a galla la squadra, assorbendo rapidamente quei valori di resilienza che altri faticano a manifestare.

Anche il centrocampo, motore pulsante di ogni squadra di Spalletti, fatica a imporre il proprio ritmo. Teun Koopmeiners ha provato a inventare gioco, ma si è trovato spesso isolato, costretto a compiti di copertura che ne limitano la pericolosità offensiva. La manovra bianconera appare lenta e prevedibile, priva di quelle accelerazioni improvvise che dovrebbero mettere in crisi le difese avversarie. Il Rennes, squadra ordinata e ben disposta in campo, ha avuto vita facile nel contenere le folate della Juventus, affidandosi a ripartenze veloci che hanno messo a nudo le lacune strutturali della retroguardia di Torino.

In conclusione, il cammino in Europa League resta tutto da scrivere, ma il tempo delle scuse sta per esaurirsi. Luciano Spalletti deve intervenire non solo sulla lavagna tattica, ma soprattutto sulla testa dei suoi giocatori. Senza un recupero immediato della determinazione e dell'orgoglio, il rischio è quello di vivere una stagione di transizione anonima, lontana dagli standard di eccellenza che la storia del club impone. La Juventus ha bisogno di ritrovare se stessa, partendo dalla solidità dei suoi uomini chiave e dalla capacità di trasformare i singoli episodi in una forza collettiva coerente. La sfida del prossimo turno sarà decisiva per capire se questo pareggio sia stato solo un rinvio della crisi o il primo, faticoso passo verso una reale guarigione.

Pubblicato Venerdì, 23 Ottobre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 23 Ottobre 2026

Marco P.

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