Juventus-Vlahovic: i retroscena di un addio amaro tra tensioni e veleni

Il fallimento del rinnovo svela una spaccatura profonda nello spogliatoio: dai 12 milioni di ingaggio ai conflitti di leadership con i compagni

Juventus-Vlahovic: i retroscena di un addio amaro tra tensioni e veleni

La rottura definitiva tra la Juventus e Dusan Vlahovic segna la fine di un’epoca complessa per il club bianconero. In questo 5 giugno 2026, l’ufficialità del divorzio, che diverrà effettivo il prossimo 1 luglio 2026, non ha sorpreso gli addetti ai lavori, ma ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di malumori e tensioni sotterranee che covavano da tempo all'interno della Continassa. Il fallimento delle trattative per il rinnovo del contratto non è stato semplicemente un problema di cifre non concordate, ma il culmine di un logoramento interno che ha visto il calciatore serbo isolarsi progressivamente dal resto del gruppo squadra. Le indiscrezioni trapelate dipingono un quadro di insofferenza diffusa, con una parte significativa dello spogliatoio che avrebbe accolto con un senso di liberazione la notizia della partenza del numero nove.

Secondo quanto riportato dalle principali testate sportive, tra cui Tuttosport, il clima attorno al bomber serbo era diventato insostenibile. Sebbene sul piano tecnico nessuno abbia mai messo in discussione le doti realizzative e la fisicità di Dusan Vlahovic, i suoi atteggiamenti extra-campo avrebbero creato una frattura insanabile con i veterani e i nuovi leader del gruppo. Alcuni compagni avrebbero mal digerito quelli che sono stati definiti "esercizi di leadership sopra le righe", ovvero comportamenti plateali durante le partite e gli allenamenti che, anziché motivare la squadra, venivano percepiti come manifestazioni di egocentrismo. Questo atteggiamento da "spaccone", unito a una pretesa di centralità assoluta, ha finito per logorare i rapporti umani all'interno del centro sportivo di Torino.

Uno dei punti di rottura più evidenti riguarda la questione economica. Lo stipendio di Vlahovic, lievitato fino a 12 milioni di euro annui grazie agli accordi precedenti, era diventato un peso insostenibile per le casse della Juventus e un motivo di attrito con il resto della rosa. In un momento in cui la società sta cercando di attuare una politica di sostenibilità finanziaria, le richieste del serbo per un ulteriore adeguamento sono state viste come una sfida aperta. Clamorosa è rimasta la frase rivolta alla dirigenza durante un incontro a Milano: "Perché mi volete pagare come Jonathan David?", un riferimento all'attaccante canadese Jonathan David, considerato dai vertici bianconeri come un profilo più equilibrato sotto il profilo del rapporto qualità-prezzo. Questo paragone avrebbe ferito l'orgoglio del serbo, accelerando la fine dei colloqui.

Oltre all'aspetto monetario, c'è stata la questione simbolica della fascia di capitano. All'inizio della scorsa stagione, Dusan Vlahovic nutriva la forte ambizione di entrare nelle gerarchie dei leader ufficiali del club. Tuttavia, la guida tecnica e la società hanno preferito puntare su profili ritenuti più aziendalisti e carismatici in senso collettivo. La scelta di premiare Manuel Locatelli come capitano, seguito nelle gerarchie da Gleison Bremer e dal giovane talento Kenan Yildiz, è stata vissuta da Vlahovic come un declassamento personale. Il fatto che Kenan Yildiz, simbolo del nuovo corso juventino, avesse ottenuto un riconoscimento tale nonostante la giovane età, ha alimentato ulteriormente il risentimento dell'attaccante serbo, che si è sentito messo in ombra dal progetto di ringiovanimento della squadra.

Le tensioni non si sono limitate ai soli piani alti. Anche all'interno dello spogliatoio, il confronto con figure come Manuel Locatelli è diventato frequente. Il centrocampista azzurro, fresco di un rinnovo contrattuale che lo ha legato ulteriormente ai colori bianconeri, rappresenta l'antitesi comportamentale di Vlahovic: dedizione al sacrificio e profilo basso. Vedere il serbo puntare i piedi per cifre astronomiche mentre il resto del gruppo accettava una rimodulazione degli ingaggi ha creato fazioni interne, portando molti calciatori a distanziarsi emotivamente dal loro centravanti. La sensazione è che il legame emotivo tra il calciatore e la piazza di Torino si sia spezzato definitivamente quando l'ambizione individuale ha superato l'interesse collettivo.

Guardando al futuro, la Juventus si trova ora nella necessità di incassare almeno 70 milioni di euro dal mercato in uscita per finanziare i nuovi colpi e garantire la stabilità di bilancio. La cessione di Dusan Vlahovic, sebbene dolorosa dal punto di vista dell'immagine, permetterà di alleggerire sensibilmente il monte ingaggi e di puntare su un profilo più funzionale al gioco corale della squadra. In questa prospettiva, l'addio del serbo non viene visto come un indebolimento, ma come un passo necessario per rifondare un gruppo unito e coeso, privo di quelle frizioni interne che hanno caratterizzato le ultime stagioni. Il divorzio tra la Vecchia Signora e il suo ex pupillo si chiude così con un retrogusto amaro, tra rimpianti per ciò che poteva essere e la consapevolezza che, nel calcio moderno, l'armonia dello spogliatoio vale quanto, se non più, di un gol al novantesimo.

Pubblicato Venerdì, 05 Giugno 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 05 Giugno 2026

Marco P.

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