Il panorama calcistico torinese, in questa calda estate del 2026, è segnato da un'incertezza che contrasta con la maestosità della Continassa. La Juventus, affidata alla sapiente guida di Luciano Spalletti, si trova a vivere un paradosso strutturale che sta mettendo a dura prova la lungimiranza strategica di Giovanni Carnevali. Con il raduno ufficiale fissato per il 13 luglio, il club bianconero appare come un cantiere aperto, dove il numero elevato di tesserati non corrisponde necessariamente a una rosa funzionale alle idee tattiche del tecnico toscano. La necessità di sfoltire il gruppo degli esuberi è diventata la priorità assoluta per finanziare le operazioni in entrata che dovrebbero restituire alla Vecchia Signora quella fisionomia vincente necessaria per dominare in Italia e tornare a ruggire in Europa.
Il vuoto più profondo e preoccupante riguarda il centro dell'attacco. Dopo l'addio di Dusan Vlahovic, che ha lasciato un'eredità pesante sia in termini di gol che di carisma, la Juventus si ritrova con una coperta cortissima. L'innesto del giovane Jeff Ekhator, diciannovenne prelevato dal Genoa dopo una stagione sorprendente, rappresenta un investimento di prospettiva, ma non può essere la soluzione immediata per una squadra che punta al vertice. Carnevali sta conducendo una trattativa estenuante con il Paris Saint-Germain per portare a Torino l'attaccante Randal Kolo Muani. La situazione è complessa: i parigini hanno aperto all'ipotesi di un prestito con diritto di riscatto, che diverrebbe obbligo al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi, ma la valutazione complessiva rimane ferma sui 50 milioni di euro. Una cifra che la Juventus spera di abbassare o dilazionare, consapevole che il tempo gioca a favore del venditore.
Se l'attacco soffre di una carenza di alternative, il centrocampo vive la situazione opposta: un sovraffollamento che impedisce nuovi inserimenti. Luciano Spalletti dispone attualmente di una batteria di nomi che farebbe invidia a molti club, ma che non sembra soddisfare pienamente i suoi dettami tattici. Tra Manuel Locatelli, Fabio Miretti, Weston McKennie, Khéphren Thuram, Teun Koopmeiners, Douglas Luiz, il giovane Vasilije Adzic e il rientrante Arthur, lo spazio di manovra è nullo. Molti di questi giocatori hanno la valigia in mano, ma il mercato in uscita stenta a decollare. Nonostante l'abbondanza, il tecnico ha richiesto espressamente un innesto di muscoli e sostanza, identificando in Leon Goretzka del Bayern Monaco o nel ritorno di Franck Kessié i profili ideali per dare equilibrio alla mediana. Tuttavia, l'operazione in entrata è subordinata alla cessione di almeno due o tre pedine attuali.
Il vero pallino di Spalletti, però, si muove tra le linee: Brahim Diaz. L'ex fantasista del Milan e del Real Madrid è l'uomo individuato per accendere la luce sulla trequarti e fornire quell'imprevedibilità che è mancata nell'ultima stagione. La trattativa per lo spagnolo è legata a doppio filo alla capacità della Juventus di generare cassa attraverso i prestiti di ritorno e i giocatori non più centrali nel progetto tecnico. La sensazione è che senza un'accelerata nelle cessioni, il sogno di vedere Brahim Diaz con la maglia numero dieci della Juventus sia destinato a rimanere tale, lasciando la squadra orfana di un vero creatore di gioco.
Non meno intricata è la questione legata ai pali. Il fallimento della trattativa per Alisson Becker, che ha scelto di restare fedele al Liverpool, ha costretto la dirigenza a guardarsi intorno. Il grande obiettivo resta Emiliano 'Dibu' Martinez dell'Aston Villa, un profilo che garantirebbe carisma e affidabilità internazionale, ma i costi dell'operazione sono proibitivi. Nelle ultime ore, è prepotentemente tornato in auge il nome di Guglielmo Vicario. Il portiere del Tottenham rappresenta una soluzione più sostenibile e gradita per la sua conoscenza del campionato italiano, soprattutto dopo i tentativi andati a vuoto per Mile Svilar, Zion Suzuki e Vanja Milinkovic-Savic. Nel frattempo, il 13 luglio a difendere la porta bianconera ci sarà ancora Michele Di Gregorio. L'ex Monza si appresta a iniziare la sua terza stagione a Torino, ma il suo destino sembra segnato: la società cerca un profilo di caratura mondiale e Di Gregorio potrebbe finire sul mercato negli ultimi giorni di agosto, un epilogo che certifica la profonda rivoluzione in atto nel club più titolato d'Italia.

