In Australia, il tentativo di proteggere i minori dai pericoli dei social media si scontra con una realtà complessa. A dicembre dello scorso anno, l'Australia è diventata uno dei primi paesi al mondo a vietare per legge l'accesso ai social network ai cittadini di età inferiore ai 16 anni. Tuttavia, uno studio recente ha rivelato che una parte significativa di questa fascia d'età, circa il 20%, continua ad accedere a diverse piattaforme, eludendo il divieto.
La legge australiana attribuisce alle società proprietarie dei social media la responsabilità di impedire l'accesso ai minori. Le sanzioni possono raggiungere i 35 milioni di dollari, ma i meccanismi di controllo si basano principalmente sulla verifica dell'età, un metodo che si è dimostrato facilmente aggirabile. Molti adolescenti utilizzano gli account di parenti o amici più grandi per accedere alle piattaforme.
Formalmente, ai minori australiani è vietato l'accesso a piattaforme come Instagram, Facebook, Threads, TikTok, Snapchat e YouTube. Nel caso di YouTube, la legge non richiede l'autenticazione per la visualizzazione dei video, rendendo ancora più semplice l'elusione delle restrizioni.
Una ricerca di Qustodio, citata da Reuters, ha evidenziato che oltre il 20% degli utenti TikTok e Snapchat in Australia ha un'età compresa tra i 13 e i 15 anni, nonostante siano passati più di tre mesi dall'entrata in vigore del divieto. Le autorità australiane sono consapevoli delle violazioni e stanno collaborando con le piattaforme e i fornitori di servizi per migliorare i sistemi di verifica dell'età. I funzionari ammettono che l'implementazione di cambiamenti culturali di questa portata richiede tempo.
I dati di Qustodio mostrano che, tra novembre e febbraio, la percentuale di utenti Snapchat tra i 13 e i 15 anni è diminuita del 13,8%, attestandosi al 20,3%, mentre per TikTok il calo è stato del 5,7%, raggiungendo il 21,2%. La quota di utenti YouTube nella stessa fascia d'età è del 36,9%, ma lo studio non specifica se siano stati considerati anche gli utenti non autenticati.
Il periodo tra dicembre e gennaio in Australia coincide con le vacanze scolastiche, un periodo in cui l'utilizzo dei social media da parte degli studenti tende a diminuire. Contrariamente alle aspettative, non si è verificato un significativo spostamento degli adolescenti verso piattaforme non soggette a restrizioni. Ad esempio, WhatsApp ha registrato solo un modesto aumento di utenti tra i 13 e i 15 anni dopo l'introduzione del divieto.
Questo scenario evidenzia la complessità della sfida posta dalla regolamentazione dell'accesso dei minori ai social media. Mentre la legge australiana rappresenta un tentativo coraggioso di affrontare i potenziali danni derivanti dall'uso non controllato di queste piattaforme, la sua efficacia dipende dalla capacità di superare le sfide tecniche e comportamentali che ne limitano l'applicazione. Sarà fondamentale monitorare attentamente l'evoluzione della situazione e adottare strategie innovative per garantire una maggiore protezione dei giovani utenti online, bilanciando al contempo la necessità di preservare la loro libertà di espressione e accesso all'informazione.

