Google patteggia per 68 milioni di dollari: registrava segretamente le conversazioni degli utenti

L'azienda accusata di aver intercettato illegalmente le conversazioni tramite Google Assistant: risarcimenti in arrivo per gli utenti coinvolti

Google patteggia per 68 milioni di dollari: registrava segretamente le conversazioni degli utenti

Google ha accettato di pagare 68 milioni di dollari per risolvere una class action relativa alla registrazione illecita di conversazioni degli utenti tramite l'assistente vocale Google Assistant. La notizia, riportata da The Verge, fa seguito a documenti legali depositati la scorsa settimana.

La causa è scaturita da un'inchiesta del 2019 del media tedesco VRT NWS. I giornalisti avevano scoperto che dipendenti assunti per analizzare le registrazioni audio avevano accesso a conversazioni private captate a seguito di attivazioni erronee del comando "Ok, Google". Questi dipendenti riferirono di aver ascoltato dialoghi intimi in momenti in cui l'assistente si attivava accidentalmente o veniva utilizzato da persone che non avevano dato il consenso alla registrazione, come ad esempio i bambini.

I querelanti hanno accusato Google di aver intenzionalmente registrato conversazioni riservate senza il consenso degli utenti. Nell'atto di accusa si sosteneva inoltre che le informazioni ottenute venivano trasmesse a terzi per scopi di pubblicità mirata e altri fini. Tuttavia, nell'accordo transattivo proposto, Google nega di aver utilizzato i dati per la pubblicità, così come tutte le altre accuse.

Se l'accordo verrà approvato, potranno richiedere un risarcimento i titolari di account Google collegati a dispositivi su cui Google Assistant era preinstallato a partire dal 2016. L'elenco include smartphone Pixel, dispositivi Google Home, altoparlanti e display intelligenti, nonché Nest Hub e Nest Hub Max. Gli acquirenti di questi dispositivi avranno diritto a un risarcimento compreso tra i 18 e i 56 dollari. Anche le persone che non hanno acquistato i dispositivi ma che vivevano in una casa in cui l'Assistente ha registrato illegalmente le loro conversazioni potranno ricevere tra i 2 e i 10 dollari.

Il caso di Google non è isolato. Nel 2019, anche Apple e Amazon hanno affrontato accuse simili. Apple ha risolto una class action simile nel gennaio 2025, accettando di pagare 95 milioni di dollari, pur negando anch'essa di aver utilizzato le registrazioni per la pubblicità mirata. Questi episodi sollevano importanti questioni sulla privacy e sulla sicurezza dei dati raccolti dagli assistenti vocali, e sulla necessità di una maggiore trasparenza e controllo da parte degli utenti.

La vicenda mette in luce come la tecnologia, seppur utile e innovativa, possa potenzialmente ledere i diritti alla riservatezza delle persone. È fondamentale che le aziende adottino misure rigorose per proteggere i dati degli utenti e garantire che l'uso degli assistenti vocali avvenga nel pieno rispetto della privacy. I consumatori, d'altra parte, devono essere consapevoli dei rischi e adottare le precauzioni necessarie per proteggere le proprie conversazioni private.

In un'era in cui la tecnologia permea ogni aspetto della nostra vita, la questione della privacy digitale assume un'importanza sempre maggiore. Casi come questo dimostrano che è necessario un dibattito pubblico ampio e informato sui limiti e le responsabilità nell'utilizzo dei dati personali, al fine di garantire un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.

Pubblicato Martedì, 27 Gennaio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Martedì, 27 Gennaio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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