L'oro conquistato nella staffetta mista di short track alle recenti olimpiadi avrebbe dovuto rappresentare un momento di gioia collettiva per il team azzurro. Tuttavia, la vittoria è stata offuscata da dichiarazioni inaspettate e da una controversia tra due figure chiave della squadra: Pietro Sighel e Arianna Fontana. Subito dopo il trionfo sul ghiaccio, le parole di Sighel hanno innescato un acceso dibattito, mettendo in discussione l'armonia interna al team e sollevando interrogativi sul futuro dello short track italiano.
In un'intervista rilasciata a La Repubblica, Pietro Sighel, classe 1999, ha risposto senza mezzi termini a una domanda su Arianna Fontana, figura storica del pattinaggio italiano e portabandiera azzurra. "Ma chi la conosce, Arianna Fontana?", ha affermato Sighel, lasciando intendere una distanza significativa tra lui e la campionessa. Queste parole, lungi dall'essere interpretate come una semplice battuta, sono state percepite come il sintomo di tensioni latenti e di una frattura profonda all'interno del team.
Sighel ha poi specificato che Fontana, allenandosi da anni all'estero, non farebbe parte integrante del gruppo squadra: "Da otto anni si allena all'estero, ha scelto così. Di sicuro, con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista", ha ribadito il giovane pattinatore. Ha poi elogiato le altre compagne di squadra, sottolineando come abbiano saputo fare gruppo e crescere anche senza la presenza costante di Fontana. "Quelle davvero brave sono le nostre ragazze, che hanno saputo fare squadra e crescere anche senza di lei", ha aggiunto, evidenziando un contrasto tra l'individualismo di Fontana e lo spirito di squadra delle altre atlete.
Le radici di questa frattura sembrano risalire a un episodio del 2019, quando Arianna Fontana accusò i compagni di nazionale Andrea Cassinelli e Tommaso Dotti di averla fatta cadere durante un allenamento a Courmayeur. Entrambi gli atleti sono stati poi assolti nel 2024 dal tribunale della Federghiaccio. Sighel è tornato sulla vicenda, sottolineando come la vicenda si sia conclusa nel modo giusto: "Una storia che è finita come doveva finire, anzi che non doveva nemmeno cominciare: i due ragazzi sono stati assolti per non aver commesso il fatto", rimarcando come le accuse infondate abbiano potuto danneggiare ingiustamente la carriera dei due atleti.
Il gesto di Sighel di voltarsi di schiena al traguardo durante l'esultanza ha suscitato ulteriori discussioni. Il pattinatore ha chiarito di non aver voluto mancare di rispetto a nessuno e ha spiegato che il suo intento era quello di portare visibilità al suo sport, prendendo come esempio Valentino Rossi: "Non volevo mancare di rispetto a nessuno, soltanto gli idioti possono pensare che fosse una presa in giro. Il mio sport ha bisogno di farsi notare e voglio portarlo nelle case degli italiani come fece Valentino Rossi con le moto, è il mio idolo assoluto", cercando di stemperare le polemiche e di chiarire le sue intenzioni.
Infine, Sighel ha espresso il suo disappunto per il numero limitato di biglietti omaggio destinati agli atleti per assistere alle gare: "Noi azzurri siamo una decina. Se ne avessero dati due a testa, su 10 mila, sarebbe stato il minimo, visto quello che costano. Uno per mamma e uno per papà. Vabbé, fa lo stesso". Questa dichiarazione ha aggiunto un ulteriore elemento di discussione, evidenziando un malcontento generale riguardo all'organizzazione logistica dell'evento e alle attenzioni riservate agli atleti.

