Ancora una volta, il nome di Radja Nainggolan torna a occupare le pagine della cronaca non per le sue giocate sul rettangolo verde, ma per una vicenda extracalcistica legata al mancato rispetto delle norme del codice della strada. L'ex pilastro di Cagliari, Roma e Inter, che attualmente milita nella seconda divisione belga con la maglia del Patro Eisden Maasmechelen, è stato protagonista di uno spiacevole episodio nella sua città natale, Anversa. La vicenda, verificatasi in un momento cruciale della stagione sportiva nel 2026, si è conclusa con il sequestro immediato della sua autovettura e una nuova convocazione davanti ai giudici, aggravando la posizione legale di un atleta che, nel corso della sua carriera, ha spesso fatto parlare di sé per un carattere ribelle e poco incline alle regole.
Secondo le ricostruzioni fornite dalle autorità locali, tutto è iniziato quando una pattuglia della polizia di Anversa ha intercettato il calciatore mentre compiva una manovra estremamente pericolosa. Nainggolan avrebbe infatti attraversato un incrocio cittadino ignorando completamente la luce rossa del semaforo, rischiando una collisione diretta proprio con una volante delle forze dell'ordine che stava transitando regolarmente nell'area. L'infrazione, definita grave per i potenziali rischi arrecati alla sicurezza pubblica, ha portato gli agenti a intimare l'alt immediato al veicolo. Tuttavia, quello che sembrava un comune, seppur serio, controllo stradale si è trasformato in un problema legale di ben più ampia portata non appena i poliziotti hanno iniziato la verifica dei documenti d'identità e della licenza di guida del conducente.
Dagli accertamenti effettuati in tempo reale tramite i terminali della polizia belga, è emerso che il Ninja si trovava al volante senza una patente in corso di validità. In passato, il centrocampista era già stato colpito da un provvedimento di sospensione della licenza di guida, una sanzione che gli imponeva di seguire un iter specifico per il recupero dei privilegi stradali. In Belgio, le normative per chi subisce simili provvedimenti sono particolarmente severe: per rientrare legalmente in possesso della patente, l'interessato deve superare un complesso esame di idoneità che comprende non solo prove teoriche e pratiche, ma anche test di natura medico-psicologica volti a valutare l'attitudine del soggetto alla conduzione di veicoli a motore. Nonostante il tempo trascorso dall'inizio del divieto, Radja Nainggolan non aveva ancora completato questo percorso burocratico e clinico, rendendo di fatto la sua presenza alla guida un atto illegale.
Un piccolo spiraglio di positività nella vicenda è arrivato dall'esito dell'etilometro: il test per rilevare la presenza di alcol nel sangue ha dato esito negativo, confermando che il giocatore fosse lucido al momento dell'infrazione. Questo dettaglio, tuttavia, non è bastato a evitare le conseguenze previste dal codice penale e stradale. Le forze dell'ordine hanno proceduto al sequestro amministrativo del mezzo, lasciando il calciatore a piedi e formalizzando una denuncia che lo costringerà a presentarsi nuovamente in tribunale. La recidività e il mancato completamento degli obblighi previsti per il reintegro della patente peseranno certamente sulla decisione finale dei magistrati, che potrebbero optare per sanzioni pecuniarie ancora più salate e un ulteriore prolungamento del periodo di inibizione alla guida.
La difesa di Radja Nainggolan è stata affidata al suo legale rappresentante, l'avvocato Omar Souidi, il quale ha cercato di contestualizzare l'accaduto sotto una luce diversa, puntando sulla componente umana e sull'urgenza emotiva. Secondo quanto dichiarato dal legale, il calciatore non si sarebbe messo alla guida per noncuranza o sprezzo delle regole, bensì per rispondere a una richiesta d'aiuto disperata proveniente dalla figlia. La giovane, colpita da un malessere improvviso e in stato di panico, avrebbe contattato il padre chiedendo di essere accompagnata d'urgenza in ospedale. Priva a sua volta di patente, avrebbe convinto Nainggolan a intervenire personalmente, spinto dall'ansia genitoriale e dalla necessità di garantire assistenza medica immediata alla propria congiunta. Questa versione dei fatti mira a mitigare la responsabilità del centrocampista, trasformando l'infrazione in un atto di necessità dettato dalle circostanze straordinarie.
Nonostante la giustificazione fornita dalla difesa, la carriera del Ninja continua a essere segnata da queste zone d'ombra che contrastano con il suo indubbio talento mostrato in Italia e in Europa. Dopo aver lasciato il calcio ad alti livelli, il suo approdo al Patro Eisden Maasmechelen sembrava rappresentare l'inizio di una fase più tranquilla, dedicata a trasmettere esperienza ai compagni più giovani in una realtà meno stressante. Invece, questo nuovo episodio ad Anversa riaccende le polemiche sulla sua condotta fuori dal campo. Per il club belga, la gestione di un tesserato così influente ma spesso al centro di turbolenze legali rappresenta una sfida non indifferente, soprattutto in una fase della stagione dove la concentrazione dovrebbe essere massima. Resta ora da vedere come la giustizia belga valuterà la tesi del caso di necessità e quali saranno le ripercussioni concrete sulla vita quotidiana e professionale di uno dei calciatori più carismatici e discussi degli ultimi vent'anni.

