L'inquietante previsione di Eric Schmidt, ex CEO di Google, secondo cui i data center cruciali per l'Intelligenza Artificiale (IA) del futuro saranno protetti da basi militari, potrebbe essere meno fantascientifica di quanto appaia. I recenti attacchi ai data center di Amazon Web Services (AWS) in Medio Oriente hanno drammaticamente evidenziato come, finora, alcuni fattori siano stati colpevolmente trascurati nei piani di disaster recovery.
Sebbene le strutture degli hyperscaler, pur soggette a occasionali interruzioni, siano generalmente più resilienti dei data center privati, l'infrastruttura cloud si concentra principalmente sulla resistenza a guasti tecnici convenzionali: interruzioni dell'hardware, blackout elettrici e perdita di connettività. I piani di emergenza della maggior parte delle aziende, tuttavia, raramente contemplano la difesa da attacchi coordinati diretti all'infrastruttura fisica. Se, fino a poco tempo fa, la scelta di una regione cloud era dettata da considerazioni di latenza, sovranità dei dati o conformità normativa locale, ora emergono prepotentemente questioni di stabilità politica, probabilità di escalation di conflitti e capacità di proteggere le infrastrutture critiche, anche attraverso l'intervento militare.
Le regioni cloud, da concetti astratti (AWS da sola possiede oltre 900 data center di vario tipo), si sono trasformate in entità fisiche concrete, localizzate in punti specifici e con un'elevata concentrazione di risorse di valore. Questi siti diventano obiettivi particolarmente allettanti in scenari di conflitti asimmetrici, dove un attacco mirato con droni, ad esempio, potrebbe mettere fuori uso un'infrastruttura critica che supporta una vasta gamma di servizi essenziali per un'intera regione.
Gli attacchi subiti da AWS hanno dimostrato che, in contesti geopolitici instabili, la concentrazione di infrastrutture in un singolo luogo può rivelarsi più un punto debole che un vantaggio. Nell'era pre-cloud, esistevano migliaia di data center diversificati, con livelli di protezione variabili, ma nessuno di essi era così cruciale per la vita quotidiana e le attività di un numero così vasto di persone. Nell'era degli hyperscaler, sono diventati la norma enormi campus di data center che, sebbene estremamente affidabili in circostanze normali, rappresentano un bersaglio ad alto impatto, la cui neutralizzazione potrebbe infliggere danni ingenti.
Nonostante sia ormai impensabile abbandonare le tecnologie cloud, è imperativo ripensare la loro architettura. Come sottolinea Datacenter Knowledge, l'infrastruttura IT deve essere al servizio del business e non è progettata per scenari apocalittici privi di giustificazione economica. In altre parole, i leader del settore devono identificare le vulnerabilità specifiche delle proprie organizzazioni, poiché ignorare tali minacce equivale a una negligenza "concettuale". I responsabili IT devono valutare la fattibilità di trasferire carichi di lavoro e dati critici tra diverse regioni, o addirittura in continenti diversi, appoggiandosi a provider cloud alternativi. In questa valutazione, occorre tenere conto dei vincoli finanziari, dei requisiti di latenza massima, della complessità operativa e, soprattutto, dei rischi geopolitici.
È plausibile che, in futuro, gli utenti preferiranno non tanto i data center centralizzati ad alta efficienza, quanto piuttosto architetture decentralizzate con gestione centralizzata. Pur essendo meno efficienti, queste architetture distribuirebbero i carichi di lavoro su siti geograficamente dispersi, rendendo più difficile causare danni su vasta scala in caso di eventi imprevisti. Al momento, l'industria osserva attentamente il ripristino delle operazioni di AWS nelle zone di disponibilità colpite, per trarre insegnamenti utili a ridefinire le strategie future.
In questo contesto, potrebbero acquisire maggiore rilevanza anche i data center sotterranei, spesso situati in ex bunker risalenti a conflitti passati, o in miniere e cave dismesse. Esistono già diversi progetti di questo tipo negli Stati Uniti e in Europa (Svezia, Germania, Russia, ecc.). In Israele, invece, si stanno costruendo data center sotterranei ex novo.

