Atalanta, il bivio di Palladino: tra la crisi di risultati e le sirene del Real Madrid

Il tecnico ammette di sentirsi sotto esame dopo il pareggio con il Genoa, mentre il futuro di Kolasinac e l'ascesa di Ahanor scuotono il mercato

Atalanta, il bivio di Palladino: tra la crisi di risultati e le sirene del Real Madrid

Il panorama sportivo della città di Bergamo sta attraversando un periodo di profonda riflessione, segnato da un'improvvisa flessione che ha messo in discussione certezze consolidate negli anni. La gestione tecnica di Raffaele Palladino, arrivato con il gravoso compito di mantenere l'Atalanta ai vertici del calcio nazionale e internazionale, si trova oggi ad affrontare il momento più critico dall'inizio del mandato. L'ultimo pareggio a reti bianche ottenuto al Gewiss Stadium contro il Genoa ha infatti certificato una crisi di risultati che parla di soli due punti conquistati nelle ultime quattro partite di Serie A. Un rullino di marcia preoccupante, che si somma alle delusioni arrivate dalle competizioni a eliminazione diretta: la finale di Coppa Italia è sfumata ai calci di rigore contro la Lazio, mentre il percorso in Champions League si è interrotto bruscamente, lasciando l'amaro in bocca a una tifoseria abituata a grandi imprese europee.

Davanti ai microfoni di Sky Sport, il tecnico campano non si è nascosto, manifestando una sincerità rara nel mondo del calcio moderno. Raffaele Palladino ha ammesso apertamente di sentirsi sotto esame, sottolineando come in una piazza ambiziosa come quella orobica nessuno possa considerarsi intoccabile. Le sue parole riflettono la consapevolezza di chi sa che il futuro sarà deciso solo al termine della stagione, in un summit già programmato con la dirigenza nerazzurra. Nonostante il momento difficile, l'allenatore ha cercato di difendere il lavoro svolto, ricordando come il gruppo sia solido e lavori insieme da molte stagioni, avendo già dimostrato in passato il proprio valore assoluto. La risalita in classifica dalla tredicesima alla settima posizione rimane un dato oggettivo, ma la sensazione è che manchi quella scintilla necessaria per chiudere definitivamente i conti con le zone nobili della graduatoria.

Dal punto di vista tattico, la sfida contro il Genoa ha rappresentato un laboratorio di esperimenti che, tuttavia, non hanno pagato i dividendi sperati. Raffaele Palladino ha tentato la carta della doppia punta pesante, schierando dal primo minuto Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic, supportati dall'estro di Charles De Ketelaere nel ruolo di trequartista. Sulla fascia sinistra, lo spazio è stato affidato a Nicola Zalewski, ma la manovra è apparsa lenta e prevedibile per lunghi tratti. La necessità di cambiare rotta è diventata evidente prima dell'ora di gioco, quando l'ingresso di Giacomo Raspadori al posto di uno spento Scamacca ha riportato la squadra al modulo più collaudato. Proprio l'ex attaccante del Napoli è stato il più pericoloso, andando vicinissimo al gol vittoria con una potente conclusione che si è infranta sulla traversa a pochi minuti dal fischio finale, lasciando i tifosi con il fiato sospeso e un pugno di mosche.

Le radici di questo malessere sembrano affondare in una stanchezza fisica e mentale che la squadra sta trascinando da diverse settimane. Il punto di rottura psicologico pare essere stato il match in Sardegna contro il Cagliari. In quell'occasione, i nerazzurri sono stati letteralmente travolti dalla freschezza di Paul Mendy, giovanissimo talento classe 2007, autore di una doppietta fulminea in soli nove minuti che ha ribaltato una gara che sembrava sotto controllo. Quella sconfitta ha minato le certezze del gruppo, aprendo la strada ai successivi passi falsi contro Roma e Juventus. La gestione delle energie in questo finale di stagione diventerà dunque fondamentale per evitare che un'annata comunque dignitosa possa trasformarsi in un fallimento totale, specialmente ora che le rotazioni sembrano ridotte all'osso e alcuni senatori appaiono in riserva di ossigeno.

Parallelamente alle vicende di campo, il calciomercato inizia a muovere i suoi primi passi importanti, delineando scenari che potrebbero cambiare radicalmente il volto della difesa bergamasca a partire dal prossimo luglio. Uno dei nomi in uscita è quello di Sead Kolasinac. Il difensore bosniaco, nonostante l'esperienza internazionale, sembra non essere più considerato centrale nel progetto tecnico futuro e il suo contratto in scadenza lo rende un'occasione ghiotta per molti club. In prima fila ci sarebbe il Torino di Gianluca Petrachi, pronto a offrire al calciatore un ruolo da protagonista nella retroguardia granata. La partenza di un leader silenzioso come Kolasinac rappresenterebbe una perdita significativa in termini di carisma, ma la società sembra intenzionata a ringiovanire il reparto per avviare un nuovo ciclo.

In netta controtendenza è invece la situazione di Honest Ahanor, vero e proprio oggetto del desiderio delle grandi d'Europa. Il difensore classe 2008, prelevato dal Genoa per una cifra vicina ai 18 milioni di euro, ha avuto un impatto devastante sul campionato italiano. La sua crescita è stata così rapida da convincere i vertici del Real Madrid a inviare emissari fissi in Italia per monitorare ogni sua prestazione. Con l'acquisizione della cittadinanza italiana e il debutto in nazionale Under 21, il valore di Ahanor è schizzato oltre i 30 milioni di euro. L'Atalanta è consapevole di avere tra le mani un patrimonio inestimabile e non ha intenzione di svendere il ragazzo, indipendentemente da chi sarà l'allenatore nella prossima stagione. Il futuro della Dea passa inevitabilmente da queste scelte strategiche, tra la necessità di confermarsi ad alti livelli e l'esigenza di valorizzare talenti cristallini pronti per il grande salto verso club leggendari.

Pubblicato Domenica, 03 Maggio 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Domenica, 03 Maggio 2026

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