A dieci anni esatti dal suo sofferto addio al calcio giocato, una ferita che per molti tifosi non si è mai del tutto rimarginata, Francesco Totti torna a far parlare di sé con una confessione che scuote il mondo dello sport e non solo. Durante la presentazione della sua nuova opera autobiografica, intitolata significativamente Oltre, avvenuta nella suggestiva cornice del Teatro Brancaccio di Roma, l'ex numero dieci ha ripercorso i sentieri più impervi della sua esistenza, svelando dettagli inediti e drammatici sulla sua battaglia contro il Covid-19 e sul suo tormentato rapporto con la società giallorossa. Quello che emerge è il ritratto di un uomo che, dopo aver toccato l'apice della gloria sportiva, ha dovuto fare i conti con la fragilità della vita e con il vuoto pneumatico lasciato dal ritiro dall'attività agonistica.
Il momento più buio del racconto coincide con l'autunno del 2020, una stagione che ha segnato profondamente la memoria collettiva mondiale ma che per Francesco Totti ha assunto i contorni di una tragedia personale insostenibile. Il 12 ottobre 2020 si spegneva infatti Enzo Totti, il papà dello storico capitano, un uomo che non era solo un genitore ma la bussola morale dell'intera famiglia. La perdita del padre è stata per Francesco un colpo devastante, aggravato dal fatto che il lutto sia avvenuto nel silenzio delle restrizioni pandemiche. Pochi giorni dopo quel tragico evento, lo stesso Totti ha iniziato ad avvertire i primi sintomi del virus, innescando una spirale di paura legata proprio alla sorte del padre. La febbre altissima, la tosse incessante e quella sensazione di soffocamento hanno portato l'ex calciatore a un passo dal baratro fisico e psicologico.
Il ricovero presso il Campus Bio-Medico di Roma aveva evidenziato una situazione clinica allarmante: una polmonite bilaterale con una saturazione dell'ossigeno scesa al valore critico dell'88%. In quel momento, Francesco Totti ha preso una decisione dettata dalla disperazione e dall'amore per i suoi cari, rifiutando il ricovero prolungato per non ripetere l'isolamento vissuto dal padre. La sua volontà era chiara: se il destino doveva compiersi, voleva che accadesse tra le mura di casa sua. In questo scenario di estrema vulnerabilità, è intervenuta la solidarietà di figure di spicco del panorama italiano. Pier Silvio Berlusconi, mosso da un'amicizia che lega le rispettive famiglie tramite Silvia Toffanin, ha offerto all'ex capitano ogni mezzo necessario per un trasferimento d'urgenza a Milano.
Tuttavia, l'orgoglio e l'appartenenza viscerale alla città di Roma hanno spinto Totti a declinare l'offerta del trasferimento, seppur con la consueta ironia che lo contraddistingue. È stato allora che il professor Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, ha preso in mano le redini della situazione a distanza, fornendo quelle indicazioni cliniche che si sarebbero rivelate salvifiche. Attraverso la tecnica della pronazione, ovvero il dormire a pancia in giù per favorire l'espansione polmonare, Totti è riuscito a superare la fase critica. È stato un vero e proprio miracolo medico gestito via telefono, che ha permesso all'atleta di tornare a respirare proprio quando ogni speranza sembrava svanire. Nonostante la guarigione, il campione confessa di portare ancora oggi i segni del Long Covid, con una capacità respiratoria che non è mai tornata ai livelli pre-malattia.
Il libro Oltre non si limita però all'aspetto clinico, ma scava nelle profondità della psiche di un campione che nel 2017 si è ritrovato senza il suo giocattolo preferito. La depressione post-ritiro è un tema che Francesco Totti affronta con coraggio, descrivendo quel senso di solitudine oceanica che colpisce chi è abituato alle luci della ribalta e improvvisamente si ritrova nel silenzio. Le offerte ricevute dal Como e dal Genoa per un clamoroso ritorno in campo nel 2026 testimoniano quanto il suo nome sia ancora un magnete irresistibile, ma la sua fedeltà alla maglia della Roma è rimasta integra. L'ex capitano ha preferito restare il simbolo di un'unica squadra piuttosto che cedere alla tentazione di un ultimo atto lontano dal suo Stadio Olimpico.
Guardando al futuro, il rapporto con l'attuale proprietà della Roma e con la dirigenza rimane un nodo centrale. Francesco Totti non nasconde il desiderio di tornare a Trigoria, ma mette in chiaro le sue condizioni: non accetterà mai ruoli di facciata o di rappresentanza formale. La sua conoscenza calcistica, maturata in venticinque anni di carriera ai massimi livelli, deve essere messa al servizio di un progetto tecnico concreto. Con il Centenario della fondazione del club che si avvicina nel 2027, la figura di Totti appare come l'anello di congiunzione necessario tra la storia gloriosa del passato e le ambizioni future della società. La sua disponibilità è totale, a patto che il suo contributo sia valorizzato per quello che realmente rappresenta: l'essenza stessa dell'essere romanista.
Infine, un capitolo significativo riguarda la riconciliazione con Luciano Spalletti. Dopo anni di silenzi e incomprensioni nate durante l'ultima stagione da calciatore, i due si sono ritrovati, chiarendo che gran parte degli attriti erano alimentati da pressioni esterne e dinamiche societarie dell'epoca di James Pallotta. Totti riconosce il valore tecnico dell'allenatore e ammette che, nonostante il finale amaro, il legame sportivo tra loro è stato uno dei più proficui della sua carriera. In conclusione, Francesco Totti oggi si sente un uomo nuovo, pronto a superare i traumi del passato e a mettersi nuovamente in gioco per il bene della sua squadra del cuore, convinto che il suo legame con la gente di Roma sia un fuoco che non si spegnerà mai.

