L’inizio di stagione dell’Inter guidata da Cristian Chivu ha evidenziato un paradosso tecnico che sta agitando le notti dei tifosi nerazzurri e dello staff tecnico a Milano. Se da un lato la produzione offensiva rimane di altissimo livello, dall’altro è emerso un vizio preoccupante: la tendenza a concedere un vantaggio generoso agli avversari prima di iniziare a giocare davvero. Per la quarta volta in questo avvio di annata 2026, la squadra ha subito due gol di scarto contro compagini del calibro di Napoli, Real Madrid, Udinese e Roma. Questo schema ripetitivo non può essere liquidato come una semplice coincidenza, ma rappresenta un campanello d’allarme che l’allenatore rumeno deve affrontare con urgenza durante questa sosta per le Nazionali.
Analizzando nel dettaglio le dinamiche difensive, emerge una preoccupante fragilità nelle fasi di transizione negativa. Le disattenzioni individuali e le incomprensioni tattiche tra i reparti hanno trasformato la retroguardia nerazzurra in un cantiere aperto. Se contro l’Udinese e un Napoli ancora in fase di rodaggio la qualità complessiva della rosa ha permesso di raddrizzare il risultato, lo stesso non si può dire della sfida europea contro il Real Madrid a Madrid, dove le amnesie sono costate carissime. Anche contro la Roma, è stato necessario un doppio colpo di genio del capitano e l’ingresso provvidenziale dei panchinari per evitare il tracollo. Cristian Chivu è consapevole che la fortuna e i colpi dei singoli non possono essere l’unico paracadute: serve un’organizzazione collettiva che oggi sembra smarrita.
Uno dei temi caldi sollevati dagli addetti ai lavori riguarda il mancato arrivo di Cuti Romero durante la sessione estiva di mercato. L’argentino avrebbe garantito quel profilo di difensore-radar capace di leggere in anticipo le intenzioni degli attaccanti avversari, una dote che al momento scarseggia nella rosa interista. Negli anni passati, la solidità era garantita da veterani come Acerbi e De Vrij, specialisti del posizionamento e della gestione del pericolo. Oggi, la squadra sembra soffrire l’assenza di un leader carismatico nel cuore dell’area di rigore, un elemento capace di usare anche le maniere forti quando necessario per spezzare il ritmo dell’avversario. Il lavoro di Chivu ad Appiano Gentile si concentrerà proprio sul recupero della concentrazione e sulla comunicazione tra i centrali.
Parallelamente alla questione difensiva, il tecnico deve gestire l’integrazione dei nuovi acquisti, che finora hanno faticato a incidere. L’innesto di Jones, ad esempio, è stato altalenante: efficace come spacca-partite nel secondo tempo, ma decisamente meno brillante quando schierato dal primo minuto, come visto nella sfida contro la Roma. Il giocatore manifesta nervosismo e fatica a trovare la giusta collocazione tattica nel sistema nerazzurro. Non va meglio per Stones, il cui impiego è stato frenato da cronici problemi fisici che si sono ripresentati quasi immediatamente dopo il suo arrivo in Italia. Anche Spence, giunto a Milano già infortunato, non ha ancora potuto offrire il suo contributo, lasciando un vuoto sulla fascia che costringe gli altri a straordinari prolungati.
In questo scenario di incertezza, i giovani come Stankovic faticano a scalare le gerarchie, nonostante un pre-campionato promettente. La gestione dei portieri è un altro nervo scoperto: mentre Provedel attende con professionalità il suo turno, Josep Martinez rimane il titolare per non minare la sua fiducia, nonostante qualche incertezza nelle uscite che ha contribuito al clima di insicurezza generale. La sosta diventa quindi il momento perfetto per resettare le gerarchie mentali e tattiche. Chivu dovrà essere bravo a motivare chi è rimasto alla base, cercando di trasferire quei concetti di solidità che lo hanno reso un difensore di caratura mondiale durante la sua carriera agonistica.
Nonostante i problemi, l’Inter resta aggrappata alle sue certezze storiche. La coppia d’attacco formata da Lautaro Martinez e Marcus Thuram, ormai ribattezzata la Thu-La, continua a produrre gol e prestazioni di altissimo livello. La leadership del capitano argentino è il vero motore emotivo del gruppo, mentre la potenza fisica di Thuram resta un’arma devastante negli spazi aperti. Accanto a loro, si distinguono i cosiddetti non titolarissimi: Carlos Augusto si conferma un jolly indispensabile per la sua duttilità, mentre Sucic e Luis Henrique hanno dimostrato di poter alzare il livello qualitativo della manovra quando chiamati in causa. Questi elementi rappresentano le fondamenta su cui costruire la rinascita difensiva. Il diktat per la ripresa del campionato è chiaro: smettere di regalare vantaggi agli avversari e ritrovare quella cattiveria agonistica che ha reso l’Inter la squadra da battere negli ultimi anni in Serie A.

