Spalletti e la nuova frontiera tattica: la difesa a tre convince a metà tra esperimenti e certezze

L'analisi dettagliata del successo europeo contro il Nec Nimega mette in luce il talento di Alajbegovic e le incognite di un modulo ancora da collaudare contro le big.

Spalletti e la nuova frontiera tattica: la difesa a tre convince a metà tra esperimenti e certezze

La serata europea del 18 settembre 2026 ha regalato al calcio italiano e a Luciano Spalletti indicazioni agrodolci, nonostante il rotondo successo ottenuto contro il Nec Nimega. In un clima di grande attesa per l'esordio stagionale in Europa League, la squadra ha mostrato sprazzi di gioco d'alta scuola, alternati a momenti di comprensibile appannamento fisico, tipico di questa fase della stagione. Ogni vittoria, specialmente in campo internazionale, agisce come una medicina miracolosa, capace di rasserenare l'ambiente e permettere al tecnico di lavorare con maggiore lucidità sui difetti strutturali. Il primo gol di Woltemade e il ritorno prepotente al tabellino dei marcatori di Kolo Muani, apparso finalmente in versione bomber implacabile, sono le note più liete di una sinfonia che però attende ancora di essere accordata perfettamente. Anche l'esordiente Grabara ha saputo infondere sicurezza al reparto arretrato, mantenendo la porta inviolata per tutti i novanta minuti, pur senza dover compiere miracoli degni di nota.

Il vero fulcro della discussione tattica nel post-partita riguarda la scelta di Spalletti di passare alla difesa a tre. Il terzetto composto da Pierre Kalulu, Federico Gatti e Jhon Lucumì ha garantito una solidità quasi granitica, concedendo agli avversari olandesi solo qualche timida sortita e un'unica conclusione pericolosa firmata da Lebreton nelle fasi iniziali dell'incontro. Tuttavia, la domanda che circola con insistenza negli ambienti giornalistici di Torino e Milano è se questo assetto sia realmente sostenibile contro avversari di ben altra caratura. Togliere un uomo al centrocampo per aggiungere un centrale difensivo è un sacrificio che paga contro squadre che concedono spazi infiniti come il Nec, ma che potrebbe rivelarsi un boomerang in sfide più equilibrate. Il giudizio sulla difesa a tre resta dunque sospeso: una soluzione rivedibile, un esperimento che necessita della prova del nove contro una big della Serie A o delle fasi finali delle coppe europee.

Passando all'analisi dei singoli, il nome che brilla su tutti è quello di Alajbegovic. Il giovane talento sta vivendo una progressione folgorante in questo 2026, passando da oggetto misterioso a perno fondamentale della manovra bianconera. Dopo le convincenti prestazioni contro Milan e Sassuolo, il gol e le giocate di alta classe mostrate contro il Nec Nimega ne sanciscono la definitiva consacrazione. Alajbegovic è apparso il più avanti di tutti nel processo di integrazione, mostrando una personalità fuori dal comune nel chiamare palla e nel tentare giocate sempre funzionali all'attacco. Al contrario, la situazione di Celik appare più complessa e legata a contingenze tattiche. L'ex difensore della Roma, che ad agosto sembrava inarrestabile sulla fascia destra, ha accusato un calo quando è stato dirottato sulla corsia mancina. Pur essendo tornato a destra nel match europeo e avendo siglato il gol del 4-0, la sua prestazione non ha convinto pienamente sotto il profilo della spinta costante, lasciando presagire che il ballottaggio sulle fasce sarà uno dei temi caldi dei prossimi mesi.

Note dolenti, seppur parziali, arrivano da Sarr. Il calciatore appare ancora arrugginito, visibilmente indietro nella condizione atletica rispetto ai compagni. In un sistema di gioco che richiede dinamismo e inserimenti continui, la sua staticità attuale rappresenta un limite che Spalletti dovrà gestire con estrema cautela. Il contrasto tra la freschezza di Alajbegovic e la fatica di Sarr evidenzia quanto la preparazione estiva sia stata differenziata o quanto alcuni profili fatichino più di altri ad assorbire i carichi di lavoro. In conclusione, la vittoria di Nimega è un ottimo punto di partenza ma non un punto d'arrivo. La strada verso la perfezione tattica invocata da Spalletti è ancora lunga e tortuosa. Il doppio centravanti e la retroguardia a tre sono strumenti preziosi in una cassetta degli attrezzi che l'allenatore toscano sta cercando di arricchire, sapendo che il vero esame non sarà contro chi concede praterie, ma contro chi saprà chiudere ogni linea di passaggio con cinismo e organizzazione. Resta l'ottimismo per un gruppo che sembra aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori, guidato da una nuova generazione di talenti pronti a prendersi la scena.

Pubblicato Venerdì, 18 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 18 Settembre 2026

Marco P.

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