Milan nel caos: il voltafaccia di Amorim e l'ombra ingombrante di Allegri

Dalle lodi sperticate alle critiche feroci: il tecnico portoghese rinnega il mercato dopo il flop europeo, mentre i numeri premiano il passato.

Milan nel caos: il voltafaccia di Amorim e l'ombra ingombrante di Allegri

Il tramonto di Lisbona, consumatosi il 17 settembre 2026, ha lasciato dietro di sé una scia di veleni che rischia di compromettere l’intera stagione del Milan. La sconfitta contro il Benfica in Europa League non è stata soltanto un passaggio a vuoto tecnico o un incidente di percorso continentale, ma ha agito come un reagente chimico, portando a galla una crisi d’identità profonda che cova all’interno di Milanello ormai da diverse settimane. Al centro della tempesta si trova Rúben Amorim, l’uomo che era stato accolto come l’innovatore capace di portare il calcio totale all'ombra della Madonnina e che ora, a distanza di pochissimo tempo dal suo insediamento, sembra aver smarrito la bussola comunicativa e tattica, trascinando con sé un intero ambiente che appena un mese fa sognava traguardi gloriosi.

La metamorfosi dialettica di Amorim ha del clamoroso. Solo all'inizio di settembre, il tecnico ex Sporting e Manchester United si era presentato ai microfoni della stampa con un sorriso smagliante, promuovendo con un dieci pieno l’operato dei dirigenti di Casa Milan. In quell'occasione, le parole del portoghese erano state inequivocabili: aveva definito la rosa rossonera come la migliore al mondo per caratteristiche e potenziale, ringraziando la proprietà per aver esaudito ogni suo desiderio sul mercato estivo. Tuttavia, la realtà del campo, fatta di prestazioni opache e una cronica incapacità di pungere negli ultimi trenta metri, ha rapidamente eroso quelle certezze granitiche. Oggi, dopo il fischio finale al Da Luz, il tono è radicalmente cambiato: Amorim ha iniziato a lamentare una mancanza di qualità congenita, suggerendo che i profili a sua disposizione non siano affatto adatti a interpretare il suo complesso sistema di gioco basato su ritmi forsennati e scambi nello stretto.

Questo repentino cambio di rotta ha generato sconcerto non solo tra i tifosi, ma anche tra gli addetti ai lavori che seguono quotidianamente le vicende del club in Italia. Com’è possibile che una squadra passi dall'essere considerata perfetta a strutturalmente inadeguata in appena quindici giorni? Il nervosismo del tecnico è palpabile e le sue dichiarazioni post-partita hanno assunto i tratti di una manovra difensiva volta a tutelare la propria immagine a discapito del gruppo. Affermare pubblicamente che mancano gli interpreti ideali per il proprio credo dopo aver celebrato la campagna acquisti è un autogol comunicativo che rischia di incrinare irrimediabilmente il rapporto con lo spogliatoio. I calciatori, molti dei quali arrivati proprio su indicazione del tecnico portoghese, si trovano ora in un limbo paradossale, tacciati di non essere all’altezza della situazione dal loro stesso mentore, creando una spaccatura che potrebbe risultare fatale per le ambizioni stagionali.

In questo clima di incertezza, il confronto con il passato recente diventa un esercizio inevitabile e, per certi versi, estremamente doloroso per i cuori rossoneri. L'ombra di Max Allegri, oggi alla guida del Napoli, continua a proiettarsi lunga e minacciosa sui corridoi di San Siro. I sostenitori del Milan non possono fare a meno di paragonare l'avvio stentato di questo 2026 con la solidità mostrata nella stagione precedente. Nel 2025, sotto la gestione allegriana, pur con uno stile di gioco spesso criticato per l'eccessivo pragmatismo, il Milan aveva iniziato il campionato con il piede sull'acceleratore: dodici punti nelle prime cinque giornate di Serie A, frutto di quattro vittorie limpide e una sola sconfitta. Quella squadra subiva pochissimo, appena due reti in cinque match, garantendo una protezione dell'area di rigore che oggi appare un miraggio lontano.

I numeri di Amorim sono impietosi se messi a confronto con quelli del suo predecessore livornese. Il bilancio attuale parla di due vittorie, due pareggi e una sconfitta, con una difesa che ha già incassato ben sei gol in altrettante uscite tra campionato ed Europa League. Ma il dato più preoccupante riguarda la produzione offensiva: nonostante il tecnico portoghese predichi un calcio d'attacco totale, i sette gol realizzati finora sono inferiori ai nove messi a segno dal Milan di Allegri nello stesso periodo dell'anno scorso. Questo paradosso statistico mette a nudo la sterilità di una manovra che si perde in un possesso palla spesso fine a se stesso, privo di verticalizzazioni efficaci e di quella cattiveria agonistica necessaria per scardinare le difese chiuse che si incontrano sistematicamente in Italia.

C'è chi tenta di difendere l’operato di Amorim sottolineando la differenza di calendario. Nel 2025, il percorso iniziale era stato indubbiamente più agevole, con sfide contro compagini come Cremonese, Lecce, Bologna e Udinese. Nel settembre del 2026, invece, il sorteggio non è stato affatto benevolo. I rossoneri hanno dovuto affrontare un cammino minato da scontri diretti e trasferte complicate: dal debutto contro il Torino alla sfida contro la Juventus, passando per l'insidia del Venezia e il big match contro la Lazio, fino alla già citata trasferta europea a Lisbona. Giocare tre gare esterne su cinque è un fattore di stress notevole, ma questa attenuante non sembra bastare a giustificare la confusione tattica che la squadra manifesta costantemente. La mancanza di un piano B, quando le linee di passaggio principali vengono bloccate da avversari organizzati, è il capo d'accusa principale rivolto ad un allenatore che sembra prigioniero delle proprie idee preconcette.

La situazione a Casa Milan è incandescente e la dirigenza si trova a dover gestire una patata bollente. Il club ha investito somme ingenti per assecondare i desiderata estivi del tecnico e ora si trova in una posizione scomoda. Da un lato c'è la necessità di proteggere l'investimento fatto su Amorim, dall'altro cresce l'irritazione per le continue richieste di nuovi innesti in vista della finestra di mercato di gennaio. La proprietà ritiene di aver fornito al tecnico una rosa di alto profilo, capace di competere su tutti i fronti, e non è affatto disposta a tollerare ulteriori alibi o scaricabarile pubblici. Il rischio concreto è che si inneschi una spirale negativa: se l'allenatore continua a delegittimare i suoi giocatori per tutelare se stesso, la risposta del gruppo sul campo potrebbe essere ancora più deludente, portando ad una rottura definitiva ben prima della fine dell'anno solare.

Pubblicato Giovedì, 17 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 17 Settembre 2026

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