Il panorama sportivo italiano si trova oggi, 16 settembre 2026, di fronte a uno dei momenti più delicati e controversi degli ultimi decenni. Quello che sembrava essere un consolidato nuovo corso per la Figc, sotto la guida di Giovanni Malagò, è stato improvvisamente scosso da una tempesta istituzionale che minaccia di portare la Federazione direttamente verso il commissariamento. La notizia, trapelata dopo l'ultima seduta della Giunta Coni, ha sollevato un polverone mediatico e politico senza precedenti, mettendo in discussione la regolarità stessa delle ultime consultazioni elettorali. Al centro della disputa vi è un vizio di forma che, secondo gli organi di controllo del Foro Italico, renderebbe nulla la posizione del numero uno di via Allegri a Roma.
Secondo quanto emerso dai verbali della Giunta, risulta incontestabilmente accertato che il dott. Giovanni Malagò non risultasse regolarmente tesserato al momento della presentazione ufficiale della sua candidatura alla presidenza della Figc. Questa mancanza, che potrebbe sembrare un dettaglio burocratico trascurabile ai non addetti ai lavori, rappresenta in realtà una violazione dei principi fondamentali stabiliti dal Coni e recepiti dagli statuti delle singole federazioni. Luciano Buonfiglio, presidente della Giunta e figura di spicco nel panorama istituzionale sportivo, è stato categorico nel riportare le conclusioni del Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer. Quest'ultimo ha ribadito che il possesso di un tesseramento valido ed efficace è un requisito soggettivo imprescindibile per la candidabilità e l'eleggibilità in qualsiasi organo federale, pena la nullità delle procedure elettive svolte.
La difesa della Figc, tuttavia, non si è fatta attendere e promette una battaglia legale senza esclusione di colpi. L'ex presidente Gabriele Gravina, figura che continua a esercitare una forte influenza politica nel settore, ha reagito con veemenza definendo l'ipotesi del commissariamento come una scelta assurda e priva di fondamento giuridico solido. Secondo Gabriele Gravina, la credibilità del calcio italiano viene messa a repentaglio da continui tentativi di invasione di campo che minano l'autonomia della Federazione, proprio in un periodo in cui la stabilità economica è ai massimi storici. Il dirigente ha sottolineato come la specificità del calcio richieda un rispetto maggiore per le sue dinamiche interne e per la figura di Giovanni Malagò, il cui operato è stato finora orientato a una profonda riforma del sistema, inclusa la modernizzazione degli stadi e lo sviluppo dei settori giovanili.
Eppure, le parole di Ugo Taucer non lasciano spazio a molte interpretazioni: se la Figc avesse voluto derogare a questo requisito del tesseramento, avrebbe dovuto prevederlo espressamente nelle proprie norme, proprio come accade per i membri degli organi di giustizia sportiva o per i revisori dei conti. La mancanza di tale deroga apre una voragine normativa che mette in discussione ogni atto firmato dalla presidenza negli ultimi mesi. Il clima è dunque diventato incandescente tra il Foro Italico e la sede federale. La palla passa ora al Consiglio Nazionale del Coni, l'organo supremo che dovrà esprimersi in via definitiva sulla proposta di commissariamento. Tuttavia, la diplomazia sportiva sta lavorando intensamente sottotraccia per evitare un collasso proprio in un momento cruciale per la Nazionale azzurra.
È stato infatti deciso che ogni deliberazione definitiva verrà posticipata a dopo il 5 ottobre 2026, data in cui l'Italia affronterà la Turchia nel match d'esordio della nuova Nations League. Questa scelta strategica è volta a proteggere il lavoro del commissario tecnico Roberto Mancini, che ha appena avviato un nuovo ciclo azzurro improntato sui giovani e sul bel gioco, cercando di isolare la squadra dalle polemiche dei palazzi romani. Distrarre l'ambiente proprio prima di un impegno così significativo per il ranking e per il morale del Paese sarebbe considerato un errore imperdonabile dalla maggior parte degli osservatori. Nonostante la pressione, lo stesso Giovanni Malagò ha cercato di mantenere un tono diplomatico e sereno, dichiarando di aver apprezzato la relazione tecnica di Luciano Buonfiglio, pur avendo integrato il documento con alcune considerazioni personali volte a chiarire la sua posizione. Malagò sostiene che ci siano elementi interpretativi legati alla sua precedente posizione istituzionale che avrebbero dovuto garantire una sorta di continuità nel tesseramento.
Tuttavia, la giurisprudenza sportiva in Italia è nota per la sua rigidità formale, e il rischio che la Figc debba essere affidata a un commissario straordinario per traghettarla verso nuove elezioni è quanto mai concreto. Le conseguenze di un tale scenario sarebbero pesanti, non solo a livello di immagine internazionale, ma anche per la gestione dei diritti televisivi e per i programmi di sviluppo delle infrastrutture, settori in cui la presidenza Malagò stava investendo ingenti risorse. L'opinione pubblica si divide tra chi vede in questo atto un necessario ripristino della legalità e chi, invece, teme che si tratti di un regolamento di conti politico tra diverse fazioni del potere sportivo nazionale. Resta il fatto che, in un momento in cui il calcio italiano cercava stabilità dopo anni di turbolenze, si ritrova invece a fare i conti con un'incertezza burocratica che potrebbe azzerarne i vertici proprio all'alba della stagione agonistica. Le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà la linea dura della conformità normativa o se si troverà una mediazione capace di salvare la governance attuale, evitando uno scossone che colpirebbe inevitabilmente anche i club di Serie A e le leghe minori. L'attesa per il voto del 5 ottobre 2026 si preannuncia tesa, con gli occhi di tutto il mondo sportivo puntati sulla sede di via Allegri.

