Adzic sfida la Juventus: "Sapevo che avrei segnato, a Torino meritavo più fiducia"

Il talento montenegrino del Sassuolo si confessa dopo il gol dell'ex: il rapporto con Motta e Tudor, la telefonata di Aquilani e il sogno della consacrazione definitiva

Adzic sfida la Juventus: Sapevo che avrei segnato, a Torino meritavo più fiducia

Il destino ha spesso un modo curioso di manifestarsi, specialmente nel mondo del calcio moderno, dove le date sembrano rincorrersi con una precisione quasi cinematografica. Per Vasilije Adzic, il giovane talento montenegrino che sta incantando la Serie A, il 13 settembre è diventato molto più di una semplice casella sul calendario. Nel 2025, ancora giovanissimo e con indosso la maglia della Juventus, aveva segnato un gol pesantissimo contro l'Inter, accendendo le speranze dei tifosi bianconeri e presentandosi al grande pubblico come il nuovo fenomeno dell'est. Esattamente un anno dopo, il 13 settembre 2026, il copione si è ripetuto in modo speculare, ma con una sfumatura diversa, quasi catartica: un gol d'autore segnato proprio contro la Vecchia Signora, la squadra che lo ha portato in Italia ma che, secondo le recenti dichiarazioni del giocatore, non ha saputo offrirgli lo spazio che meritava. La sfida del Mapei Stadium non è stata una partita come le altre per il centrocampista ora in forza al Sassuolo, ma un vero e proprio manifesto di rivincita professionale.

Intervistato lungamente da La Gazzetta dello Sport, Adzic ha voluto ripercorrere le tappe di questo incredibile viaggio, partendo proprio dalle sensazioni provate prima del fischio d'inizio contro i suoi ex compagni. L'idea di affrontare il suo passato era diventata un pensiero fisso, una motivazione costante che lo ha spinto a dare il massimo in ogni sessione di allenamento sotto lo sguardo attento di Alberto Aquilani. "Aspettavo tanto questa partita, era un chiodo fisso, ci ho pensato ogni giorno," ha dichiarato il fantasista classe 2006. La consapevolezza di poter fare male alla squadra che ancora detiene parte del suo cartellino era nell'aria, una sensazione quasi mistica che si è materializzata sul campo con una prestazione da incorniciare. Quando ha visto il cronometro segnare la data fatidica, ha capito che il cerchio stava per chiudersi. Il gol, una perla tecnica di rara bellezza, è stato rivisto decine di volte dal protagonista nelle ore successive, durante una notte passata quasi interamente in bianco a causa dell'eccessiva adrenalina. I complimenti sono piovuti da ogni parte: non solo dai nuovi compagni neroverdi, ma anche da molti amici rimasti a Torino, a testimonianza di un legame umano che non si è mai spezzato nonostante le scelte di mercato.

Un momento particolarmente significativo della serata è stato l'incontro con Luciano Spalletti, commissario tecnico della Nazionale Italiana, che ha incrociato il giocatore prima del match. Sebbene Adzic sia un pilastro del Montenegro, i complimenti di un tecnico del calibro di Spalletti per l'inizio di stagione fulminante hanno rappresentato un attestato di stima universale, confermando come il suo talento sia ormai sotto la lente d'ingrandimento dei massimi esperti del settore. Questo riconoscimento arriva in un momento in cui il giocatore si sente finalmente al centro di un progetto tecnico ambizioso. Tuttavia, non mancano i rimpianti per il periodo trascorso all'Allianz Stadium. Con una punta di amarezza, ma senza mai perdere la professionalità, Adzic ha confessato che forse avrebbe meritato più minuti e una maggiore continuità in bianconero. Il suo arrivo a Torino era coinciso con la gestione di Thiago Motta, che lo aveva testato nel ritiro estivo promuovendolo in prima squadra. Successivamente, sotto la guida di Igor Tudor, il montenegrino aveva trovato più spazio, partendo titolare e trovando la sua prima rete ufficiale, ma il salto di qualità definitivo sembrava sempre rimandato a data da destinarsi.

Il ricordo più dolce dell'esperienza juventina rimane l'esordio contro la Lazio, un momento che ha segnato la storia della sua famiglia. In quella occasione, i suoi genitori erano presenti in tribuna e non sono riusciti a trattenere le lacrime di gioia vedendo il proprio figlio calcare uno dei palcoscenici più prestigiosi d'Europa. "Lì ho capito di aver realizzato il mio sogno," ha ricordato con emozione. Ma il calcio professionistico richiede scelte coraggiose, e quando il direttore sportivo del Sassuolo, Francesco Palmieri, si è presentato a Torino con un piano preciso per il suo rilancio, il giocatore non ha avuto dubbi. La chiamata decisiva con Alberto Aquilani ha rimosso ogni incertezza residua: il progetto tecnico degli emiliani, storicamente orientato alla valorizzazione dei giovani, era perfetto per le sue caratteristiche. Al Sassuolo, Adzic ha trovato un ambiente che gli garantisce la titolarità e la libertà di spaziare sulla trequarti, ruolo che predilige e che lo vede agire come un moderno numero 10 o un interno di centrocampo con licenza di offendere.

Le cifre dell'operazione che lo ha portato in Emilia riflettono la complessità della sua valutazione di mercato. Il Sassuolo ha investito 500mila euro per il prestito oneroso e detiene un diritto di riscatto fissato a 12 milioni di euro. La Juventus, consapevole del valore potenziale del ragazzo, ha però mantenuto una clausola di recompra, fissata a circa 13,7 milioni di euro, che permetterebbe ai bianconeri di riportarlo alla base in futuro pagando un piccolo premio di valorizzazione al club neroverde. Al momento, però, la testa di Adzic è rivolta solo al presente. "La cosa fondamentale è giocare con continuità e al Sassuolo ho trovato la situazione giusta," ha ribadito, sottolineando come la fiducia incrollabile di tutto l'ambiente sia il motore delle sue prestazioni attuali. Il suo sviluppo tattico è costante: Aquilani gli chiede coraggio e personalità, indipendentemente dalla posizione occupata in campo, spronandolo a tentare giocate risolutive e a non temere l'errore.

Guardando al futuro, la parabola di Vasilije Adzic appare come una delle più interessanti del panorama calcistico internazionale. Se continuerà a mostrare questa freddezza sotto porta e questa visione di gioco, il ritorno in un top club mondiale sarà solo questione di tempo, che si tratti della Juventus o di un'altra big europea pronta a investire su di lui. Per ora, il pubblico del Mapei Stadium si gode le giocate di un ragazzo che ha saputo trasformare la delusione in determinazione, dimostrando che a volte un passo indietro, come lasciare un club blasonato per una realtà più piccola ma organizzata, è necessario per compierne due in avanti. La sua storia insegna che il talento, se supportato dalla giusta mentalità e dalla fiducia di un allenatore che sa come gestirlo, finisce sempre per emergere, specialmente nelle date segnate dal destino come quel fatidico 13 settembre che sembra ormai appartenergli di diritto.

Pubblicato Giovedì, 17 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 17 Settembre 2026

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