L’immagine che meglio definisce l’attuale edizione della Coppa del Mondo 2026 non arriva dai campi di gioco, ma dalle strade affollate di Miami Beach. Un convoglio imponente di Harley-Davidson della polizia, con sirene spiegate e luci lampeggianti, ha scortato un SUV nero dai vetri oscurati lungo la celebre Collins Avenue, facendosi largo in modo quasi aggressivo nel traffico cittadino. I turisti, abituati alla presenza di celebrità e politici di alto rango in Florida, hanno immediatamente ipotizzato il passaggio di un ex presidente o di un sovrano straniero. In realtà, il passeggero protetto da questo dispiegamento di forze era Gianni Infantino, il presidente della FIFA, il cui stile di vita e le cui modalità di spostamento stanno diventando il caso diplomatico e ambientale più discusso dell'intera manifestazione sportiva.
Se il torneo nordamericano è stato presentato come il più inclusivo e grande della storia, coinvolgendo Stati Uniti, Canada e Messico, il suo leader ha deciso di interpretare questo gigantismo in modo letterale. Gianni Infantino si è trasformato in un vero e proprio uomo ovunque, cercando di abbattere i limiti fisici e geografici di un evento spalmato su un intero continente. Grazie a un accordo di sponsorizzazione strategico con Qatar Airways, il numero uno del calcio mondiale ha a sua disposizione un jet privato di ultima generazione, pronto a decollare in qualsiasi istante. L'obiettivo dichiarato rasenta l'ossessione: assistere a due partite al giorno ogni volta che il calendario lo permette, una missione quasi impossibile considerando che i 16 stadi del torneo sono separati da migliaia di chilometri e quattro diversi fusi orari.
Il confronto con l'edizione precedente in Qatar è impietoso sotto il profilo logistico. Nel 2022, Infantino riuscì nell'impresa di vedere tutti i 64 match grazie al fatto che la distanza massima tra gli impianti era di soli 74 chilometri. Oggi, la realtà è drasticamente diversa. Per spostarsi dalla gara inaugurale a Città del Messico, tra Messico e Sudafrica, fino a Guadalajara per il match tra Corea del Sud e Repubblica Ceca, e poi volare verso Los Angeles per assistere all'esordio degli Stati Uniti contro il Paraguay, il presidente ha già percorso oltre 14.000 chilometri in pochissimi giorni. Si tratta di una distanza pari a un terzo della circonferenza terrestre, coperta in un lasso di tempo che metterebbe a dura prova chiunque, ma non chi gode dei privilegi assoluti dell'aviazione privata e di una logistica che costa tra i 400.000 e gli 800.000 euro per ogni singola tappa presidenziale.
Tuttavia, questo dinamismo sfrenato ha scatenato l'ira dei gruppi ambientalisti e di prestigiosi centri di ricerca. Il New Weather Institute ha etichettato ufficialmente il Mondiale 2026 come l'evento sportivo più inquinante di sempre, con una stima di emissioni pari a 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Secondo gli esperti della società francese Greenly, l'impatto dei trasporti aerei rappresenta ben l'87% del totale delle emissioni della competizione. In questo scenario, i continui voli a zig-zag del jet di Gianni Infantino sono diventati il simbolo di un'insostenibilità ecologica che stride con i proclami di greenwashing spesso promossi dalle istituzioni calcistiche. Mentre il pianeta chiede una riduzione dei consumi energetici, la FIFA sembra correre in direzione opposta, privilegiando lo sfarzo e la visibilità istituzionale rispetto alla tutela del clima.
Il contrasto appare ancora più stridente se si osserva la condizione dei tifosi. Mentre il presidente percepisce un compenso che nel 2025 ha toccato i 4,24 milioni di euro, le famiglie che seguono le proprie nazionali devono affrontare costi senza precedenti. Un biglietto medio ha raggiunto cifre record e seguire una squadra attraverso le tre nazioni ospitanti può richiedere un budget superiore ai 20.000 dollari, tra voli commerciali costosi, hotel sold-out e trasporti locali inefficienti. Persino i parenti dei calciatori hanno denunciato pubblicamente le difficoltà nel gestire spostamenti che, a differenza di quelli di Gianni Infantino, non beneficiano di scorte di polizia o di rotte aeree preferenziali. Il torneo si sta trasformando in un'esperienza elitaria, dove il divario tra i vertici e la base del calcio non è mai stato così profondo.
In conclusione, il tour multimilionario di Gianni Infantino non è solo una prova di resistenza fisica, ma rappresenta la deriva di un sistema che ha perso il contatto con la realtà del tifo popolare e con le urgenze ambientali del nostro tempo. Se il Mondiale 2026 passerà alla storia per lo spettacolo tecnico sul campo, rischia seriamente di essere ricordato anche come il punto di non ritorno per la credibilità etica della FIFA. La gestione della logistica presidenziale, tra SUV blindati a Miami e voli transcontinentali quotidiani, solleva interrogativi profondi sul futuro di un calcio che sembra voler essere globale nei profitti ma decisamente esclusivo nei privilegi, lasciando al resto del mondo l'onere economico e l'impronta carbonica di una festa sempre più privata.

