Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale Italiana, avvenuto in questo 2026 carico di aspettative, ha riacceso inevitabilmente i riflettori su una delle figure più iconiche e, al tempo stesso, discusse del panorama calcistico internazionale. Mentre l'Italia tenta di ritrovare la propria identità dopo un ciclo complesso, dalla Russia giungono dichiarazioni al vetriolo che gettano un'ombra inquietante sul passato del tecnico marchigiano. A parlare è Artem Dzyuba, colosso del calcio russo e figura carismatica nota per non avere peli sulla lingua, soprannominato da molti il Balotelli russo per il suo carattere esplosivo e spesso fuori dagli schemi. In una lunga e dettagliata intervista rilasciata a Evgeny Evnevich sul canale YouTube della Super League, l'attuale attaccante dell'Akron Togliatti ha rievocato i mesi trascorsi allo Zenit San Pietroburgo durante la stagione 2017/2018, dipingendo un ritratto di Mancini quasi surreale.
Secondo quanto riferito da Dzyuba, il rapporto tra il tecnico di Jesi e lo spogliatoio dello Zenit è stato segnato da un distacco professionale che rasentava l'indifferenza. La narrazione dell'attaccante si concentra su una presunta mancanza di attenzione ai dettagli fondamentali che dovrebbero caratterizzare un allenatore d'élite. Dzyuba sostiene che Roberto Mancini mostrasse una sorprendente confusione riguardo alle caratteristiche tecniche basilari dei suoi stessi giocatori. L'aneddoto più eclatante riportato riguarda Yohan Mollo, esterno francese all'epoca in forza al club di San Pietroburgo. Durante una sessione di allenamento specifica sui calci piazzati, Mancini avrebbe iniziato a urlare contro Mollo, rimproverandolo aspramente per non aver calciato con il sinistro. Alla risposta spiazzata del giocatore, che ribadiva di essere destro, il tecnico avrebbe reagito con sarcasmo, mettendo in dubbio la qualità tecnica del calciatore sul suo piede naturale. Questo episodio, secondo la ricostruzione di Dzyuba, non sarebbe stato un caso isolato, ma il sintomo di una gestione in cui l'allenatore non conosceva nemmeno i nomi di metà della rosa o il piede preferito dei propri atleti.
Le critiche di Artem Dzyuba non si fermano alla sfera puramente professionale e tattica, ma sconfinano in quella personale e comportamentale, toccando le corde dell'ironia feroce. L'attaccante descrive un Roberto Mancini estremamente concentrato sulla propria immagine estetica, quasi ossessionato dalla forma fisica e dall'abbronzatura, a scapito del lavoro sul campo. Dzyuba ricorda vividamente le giornate in Russia dove il tecnico si presentava agli allenamenti con un incarnato definito color carota, frutto di costanti lampade solari, arrivando persino a scherzare sull'assenza di cetrioli sugli occhi per completare il quadro da centro benessere. Le testimonianze raccolte nell'intervista suggeriscono l'immagine di un tecnico che abbandonava le sessioni di allenamento a metà, lasciando la squadra a faticare sul prato della Gazprom Arena mentre lui si rifugiava in palestra o sulla cyclette, godendosi il tempo in totale relax. Questo atteggiamento avrebbe creato un solco profondo tra la guida tecnica e il gruppo, contribuendo al clima di tensione che portò all'allontanamento dello stesso Dzyuba nel gennaio 2018, quando fu ceduto in prestito all'Arsenal Tula.
Il conflitto tra i due non è mai stato un segreto, ma le parole del 2026 suonano come una definitiva resa dei conti. Dzyuba, dopo l'addio di Mancini alla Russia per approdare alla guida dell'Italia e successivamente in Arabia Saudita, ha saputo ricostruire la propria carriera vincendo ben quattro campionati russi consecutivi con lo Zenit, dimostrando sul campo il proprio valore. Questa rinascita sportiva conferisce alle sue parole un peso specifico maggiore, non essendo più solo lo sfogo di un calciatore escluso, ma l'analisi retrospettiva di un veterano che ha visto il club trionfare una volta cambiate le metodologie di lavoro. Mentre Roberto Mancini oggi si trova nuovamente al centro del progetto azzurro, cercando di portare l'Italia verso nuovi traguardi, queste rivelazioni dalla Russia offrono un punto di vista divergente sulla sua capacità di gestione dei rapporti umani e sulla sua dedizione quotidiana, alimentando il dibattito tra i sostenitori del tecnico e i suoi detrattori storici.
In conclusione, il ritratto offerto da Artem Dzyuba è quello di un allenatore che, pur avendo vinto titoli in Inghilterra e in Italia, ha vissuto l'esperienza russa con una sufficienza che ha lasciato ferite profonde nei protagonisti di allora. Tra aneddoti su lampade solari, pantaloncini arrotolati per favorire l'abbronzatura e clamorose sviste tecniche, la figura di Mancini ne esce ridimensionata sotto il profilo dell'empatia e della dedizione al lavoro di campo. Resta da capire come queste dichiarazioni impatteranno sull'opinione pubblica italiana, da sempre divisa tra l'amore per i successi passati del Mancio e la critica verso un personaggio che non ha mai smesso di far discutere per il suo stile di vita e le sue scelte professionali spesso imprevedibili.

