Il fascino delle grandi notti europee, seppur vissuto nella cornice di un’amichevole estiva, non smette mai di regalare emozioni forti e indicazioni tattiche preziose. Al Wörthersee Stadion di Klagenfurt, in Austria, la Fiorentina guidata da Fabio Grosso ha dato prova di una maturità sorprendente, riuscendo a imporre il proprio gioco e a rimontare uno svantaggio di due reti contro il Real Madrid di José Mourinho. Il risultato finale di 2-2, maturato nella serata di sabato 1 agosto 2026, racconta solo in parte la complessità di una sfida che ha visto i gigliati soffrire, riorganizzarsi e infine dominare ampi tratti della ripresa, dimostrando che il percorso di crescita intrapreso sotto la gestione Grosso sta portando i frutti sperati.
L’atmosfera prima del fischio d’inizio è stata carica di tensione e rispetto, complice l’emozionante minuto di raccoglimento dedicato alla memoria di Franco Baresi, una leggenda del calcio mondiale che ha unito idealmente le due tifoserie in un applauso scrosciante. Per la Fiorentina, questo test rappresentava l’apice del precampionato dopo le fatiche della tournée inglese, dove i viola avevano già mostrato buone trame contro QPR e Watford. Tuttavia, affrontare i Blancos di Mourinho è un compito di tutt’altro spessore, anche se il tecnico portoghese ha dovuto fare a meno di alcuni dei suoi titolarissimi, lanciando però dal primo minuto l’ex nerazzurro Denzel Dumfries, all’esordio assoluto con la maglia delle Merengues.
L’avvio di gara è stato un monologo spagnolo. Il Real Madrid ha approcciato l’incontro con la consueta ferocia agonistica, trovando il vantaggio già al 12’ grazie a una giocata d’alta scuola di Endrick. Il talento brasiliano ha sfruttato un’indecisione della retroguardia viola per infilare il pallone nell’angolino basso. La Fiorentina, priva dell’infortunato Marco Brescianini, ha faticato a trovare le giuste distanze a centrocampo, e al 24’ è arrivato il raddoppio firmato dal giovanissimo Ciria, classe 2008, capace di finalizzare un’azione corale magistrale avviata proprio da Dumfries sulla fascia destra. Sotto di due gol dopo meno di mezz’ora, molti avrebbero temuto il tracollo, ma la squadra di Fabio Grosso ha saputo mantenere la calma, iniziando a tessere una tela di passaggi sempre più fitta.
La svolta psicologica è arrivata al 42’. Su un ribaltamento di fronte orchestrato da un ispiratissimo Jimenez, Roberto Piccoli si è fatto trovare pronto al centro dell’area, deviando in rete un assist al bacio. Per l’attaccante italiano si tratta del terzo gol consecutivo in questa preseason, un segnale inequivocabile di una condizione fisica e mentale straripante. Il gol ha ridato fiducia ai gigliati, che sono rientrati negli spogliatoi convinti di poter raddrizzare la sfida. Nella ripresa, Grosso ha apportato alcuni correttivi tattici, alzando il raggio d’azione di Niccolò Fagioli e chiedendo maggiore sacrificio agli esterni. Al 58’, la pressione viola ha prodotto i suoi frutti: proprio Fagioli ha servito una palla filtrante millimetrica per Moise Kean, il quale ha bruciato sullo scatto la difesa madrilena e ha trafitto il portiere con un diagonale potente e preciso, siglando il definitivo 2-2.
Il finale di partita è stato un susseguirsi di occasioni da ambo le parti, con l’islandese Albert Gudmundsson che ha sfiorato il colpaccio con un pallonetto delizioso su invito di Atta, terminato fuori di un soffio. Nonostante i numerosi cambi effettuati da Mourinho e Grosso, l’intensità è rimasta altissima fino al triplice fischio. Questo pareggio di prestigio non solo cancella idealmente l’amaro ricordo della finale di Coppa dei Campioni del 1957, citata spesso dai nostalgici in queste ore, ma proietta la Fiorentina verso l’ultimo impegno del pre-campionato contro il Deportivo La Coruña, previsto per il 6 agosto, con una consapevolezza rinnovata. La strada verso l’inizio della stagione ufficiale sembra ormai tracciata: questa Fiorentina ha l’anima di chi non vuole smettere di sognare in grande.

