Un innovativo data center è stato completato all'interno di una miniera di dolomia operativa in Italia, precisamente in Val di Non, Trentino, segnando la conclusione di un progetto iniziato due anni e mezzo fa. Questo ambizioso progetto, denominato Intacture e gestito dalla società Trentino DataMine, ha richiesto un investimento di 50 milioni di euro. La struttura si trova a 100 metri sotto terra, a circa 40 km da Trento, come riportato da Datacenter Dynamics.
La costruzione è stata realizzata attraverso una partnership pubblico-privata che ha coinvolto l'Università di Trento e diverse aziende locali, tra cui il gruppo di costruzioni Covi Costruzioni, l'IT-company Dedagroup, il fornitore di servizi sanitari GPI e la holding Istituto Atesino di Sviluppo. Il progetto, annunciato per la prima volta nel 2023, ha visto l'inizio dei lavori nell'ottobre del 2024, con un finanziamento di oltre 18 milioni di euro provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Attualmente, Trentino DataMine fornisce 800 kW, ma si prevede che la sua capacità aumenterà fino a 6 MW dopo l'espansione.
L'80% del complesso del data center è situato sottoterra, vicino a spazi utilizzati per decenni per la conservazione di formaggio, mele e spumante. I server sotterranei beneficiano di una temperatura costante di 12°C, garantita dal raffreddamento naturale. Secondo le autorità locali, l'energia rinnovabile, principalmente idroelettrica, proviene da fonti locali, sottolineando l'impegno verso la sostenibilità.
Durante la costruzione, sono stati estratti 63.000 metri cubi di roccia, sono stati scavati 15 km di tunnel ed è stato costruito un pozzo verticale per collegare i tunnel alla superficie. Si afferma che il data center diventerà un centro strategico nazionale per attività di ricerca e sviluppo, sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale (IA) e altro ancora. L'iniziativa è in linea con le crescenti tendenze europee verso i data center sotterranei, una scelta motivata dalla necessità di maggiore protezione in un contesto di incertezza geopolitica e dalla riduzione dell'impatto ambientale. Esempi significativi includono Mount10, che nel 1996 ha trasformato due bunker antiatomici nelle Alpi Svizzere in un data center chiamato "Swiss Fort Knox", e il Lefdal Mine Datacenter in Norvegia, recentemente acquisito da 3i Infrastructure, che ospita il supercomputer più potente della Norvegia, Olivia. Inoltre, Cegeka ha annunciato un investimento iniziale di 40 milioni di euro per la costruzione di un data center sotterraneo a Limburg, in Belgio, previsto per il 2025.
La domanda di data center sotterranei potrebbe aumentare ulteriormente a causa degli eventi in Medio Oriente. L'Iran ha effettuato attacchi contro i data center negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrain, minacciando anche il più grande campus di OpenAI, in costruzione nell'ambito del progetto Stargate. Questo scenario evidenzia la crescente importanza della sicurezza fisica e della protezione dei dati in un mondo sempre più interconnesso e vulnerabile.

