La frazione odierna, lunga 151 chilometri e disputata il 29 maggio 2026, è stata ribattezzata da molti come la Tappa Regina di questo Giro d'Italia. Fin dai primi chilometri dopo il via da Feltre, la tensione in gruppo era palpabile, con le squadre dei capitani impegnate a proteggere i propri leader in vista delle aspre pendenze previste dal percorso. La notizia del ritiro improvviso di Jhonatan Narvaez, vincitore di ben tre tappe in questa edizione, ha scosso l'ambiente, lasciando un vuoto importante nel gruppo dei cacciatori di tappe. Nonostante questa defezione, la battaglia per entrare nella fuga di giornata è stata furibonda, con continui scatti e controscatti che hanno tenuto la media oraria altissima nonostante il terreno accidentato. Lungo le rampe del Passo Duran, un drappello di venti corridori è riuscito finalmente a sganciarsi, guadagnando un margine di sicurezza sul plotone dei migliori, controllato con freddezza dagli uomini della Visma-Lease a Bike. Tra i fuggitivi figuravano nomi di altissimo profilo come l'azzurro Giulio Ciccone, apparso estremamente motivato, il giovane talento Giulio Pellizzari della RedBull-Bora-Hansgrohe, l'esperto Damiano Caruso della Bahrain-Victorious e l'australiano Michael Storer del team Tudor Pro Cycling.
Il cuore pulsante della tappa è stato però il maestoso Passo Giau, designato ufficialmente come la Cima Coppi del Giro d'Italia 2026. Qui, tra pareti di roccia leggendarie e un'altitudine che mozza il fiato, Giulio Ciccone ha dato prova di una condizione atletica straordinaria. Supportato dal compagno di squadra Derek Gee della Lidl-Trek, l'abruzzese ha scollinato per primo, incamerando i 50 punti preziosissimi per la classifica degli scalatori e blindando virtualmente la sua leadership nella maglia azzurra. Questo exploit ha permesso a Ciccone di confermare il suo legame viscerale con le grandi vette alpine, mandando un segnale chiaro a tutti gli avversari. Il gruppo maglia rosa, transitato con un ritardo di circa due minuti, ha gestito l'ascesa senza forzare eccessivamente, consapevole che le pendenze finali dei Piani di Pezzè avrebbero offerto il terreno ideale per la resa dei conti definitiva tra gli uomini di classifica.
La discesa tecnica verso il Passo del Falzarego ha acceso ulteriormente gli animi tra i componenti della fuga. Un episodio controverso ha visto protagonisti il colombiano Einer Rubio e Derek Gee: dopo un animato scambio verbale dovuto alla mancata collaborazione nei cambi, Rubio ha sferrato un attacco secco proprio in prossimità del Gran Premio della Montagna, scippando i punti a Ciccone. La reazione del corridore italiano non si è fatta attendere; visibilmente infastidito dal comportamento dell'avversario, Giulio Ciccone si è lanciato in una discesa spericolata, dando fondo a tutte le sue doti da discesista. L'azzurro è riuscito a staccare tutti, arrivando ai piedi dell'ultima salita verso Alleghe con un vantaggio di oltre un minuto sul primo gruppo inseguitore e di circa due minuti e trenta secondi sul gruppo della maglia rosa guidato da Jonas Vingegaard.
Tuttavia, il destino della tappa doveva ancora essere scritto sulle rampe durissime che portano ai Piani di Pezzè. Lungo i tornanti finali, con pendenze che hanno superato il 15%, lo statunitense Sepp Kuss ha rotto gli indugi. Con una progressione irresistibile e una cadenza di pedalata impressionante, lo scalatore della Visma-Lease a Bike ha ridotto il gap da Ciccone metro dopo metro. Il ricongiungimento è avvenuto a poco meno di tre chilometri dall'arrivo, dove Kuss ha mostrato una brillantezza atletica superiore, involandosi verso il traguardo tra due ali di folla festante. Per la squadra olandese si tratta della quinta vittoria in questo Giro, a testimonianza di una programmazione perfetta. Alle spalle del vincitore, un generosissimo Derek Gee è riuscito ad agguantare la seconda posizione, precedendo un esausto ma eroico Giulio Ciccone, che chiude il podio di giornata confermando la sua crescita costante in questo finale di corsa.
Dietro i fuggitivi, la lotta per la classifica generale ha confermato la solidità granitica di Jonas Vingegaard. Il danese, scortato dai suoi fedelissimi, ha risposto con estrema facilità agli attacchi portati da Felix Gall e Jai Hindley, giungendo al traguardo con un distacco minimo e consolidando la sua posizione di leader assoluto. Al contrario, la diciannovesima tappa è stata amara per Thymen Arensman e per la sorpresa portoghese Eulalio, che hanno accusato il colpo sulle rampe dolomitiche perdendo secondi preziosi e posizioni chiave nella top 10 della graduatoria generale. In vista delle ultime fatiche che porteranno la carovana verso il gran finale, il Giro d'Italia 2026 sembra ormai aver trovato il suo re, ma le strade verso la gloria sono ancora lastricate di insidie. Il pubblico di Alleghe ha oggi celebrato un ciclismo d'altri tempi, fatto di fatica estrema e spettacolari trionfi solitari che rimarranno scolpiti nella memoria degli appassionati.

