Il terremoto che ha colpito il mondo del calcio italiano, ormai noto come Arbitropoli, ha vissuto un capitolo cruciale nella giornata del 30 aprile 2026. Al centro della scena Andrea Gervasoni, l'ex supervisore VAR, che è stato sottoposto a un lungo e serrato interrogatorio durato oltre quattro ore davanti al pubblico ministero Ascione. L'indagine, che mira a fare luce sul cosiddetto sistema Rocchi, sta cercando di mappare una rete di influenze e presunte pressioni che avrebbero condizionato l'esito di diverse competizioni professionistiche. Gervasoni, presentatosi accompagnato dal suo legale di fiducia, l'avvocato Michele Ducci, ha cercato di smontare punto su punto le accuse mosse dagli inquirenti, manifestando una volontà collaborativa ma ferma nel respingere le ipotesi di manipolazione sistematica dei risultati sportivi.
Il fulcro dell'interrogatorio si è concentrato in particolare sulla sfida tra Salernitana e Modena, andata in scena l'8 marzo 2025. Secondo l'ipotesi accusatoria, Gervasoni avrebbe esercitato una pressione indebita su Luigi Nasca, addetto alla sala VAR in quella specifica occasione, per spingere il direttore di gara Antonio Giua a revocare un calcio di rigore precedentemente assegnato. Le intercettazioni raccolte dalla Guardia di Finanza nella caserma di via Oglio suggerirebbero l'esistenza delle ormai tristemente celebri bussate, ovvero interventi diretti all'interno della sala tecnologica di Lissone volti a influenzare le decisioni arbitrali in tempo reale. Tuttavia, la difesa di Gervasoni ha presentato una versione dei fatti diametralmente opposta, sostenendo che l'ex supervisore si trovasse in un'altra palazzina del centro tecnico, impegnato a monitorare esclusivamente i match della Serie A e non quelli della cadetteria, rendendo di fatto impossibile un suo intervento fisico o verbale sulla gara in questione.
Oltre alla vicenda di Salerno, l'inchiesta ha toccato un altro nervo scoperto del calcio nostrano: il presunto audio sparito relativo al contatto tra Bisseck e Ndicka durante la sfida Inter-Roma. La mancanza di questa registrazione ha sollevato sospetti di manomissione o occultamento di prove. Andrea Gervasoni ha risposto con fermezza anche su questo punto, escludendo categoricamente qualsiasi tipo di alterazione postuma dei file audio. La tesi sostenuta davanti al magistrato è di natura tecnica e temporale: le decisioni in sala VAR verrebbero prese in un arco di tempo estremamente ridotto, spesso tra i 10 e i 15 secondi, un intervallo considerato troppo breve per permettere a un supervisore esterno di interferire attivamente con il processo decisionale degli arbitri in campo e al video. Questa difesa punta a dimostrare la linearità dell'operato dell'AIA (Associazione Italiana Arbitri) e la trasparenza dei processi comunicativi, nonostante le ombre proiettate dall'inchiesta.
Il clima attorno al designatore Gianluca Rocchi rimane tuttavia pesantissimo. L'inchiesta non si limita a singoli episodi, ma indaga su un modello gestionale che, secondo alcuni testimoni e arbitri sentiti in precedenza, avrebbe favorito designazioni pilotate per match di cartello come Bologna-Inter e il derby Inter-Milan. In questo contesto, le parole di Gervasoni assumono un valore strategico: l'ex supervisore ha negato di aver mai ricevuto domande o pressioni su arbitri graditi da parte delle società o dei vertici arbitrali, cercando di isolare la sua posizione dalle accuse di corruzione o favoritismo sistemico. La strategia difensiva mira a ricondurre ogni episodio a valutazioni tecniche, per quanto opinabili, escludendo il dolo o il disegno criminale volto a falsare i campionati.
Le ripercussioni di questo interrogatorio potrebbero essere devastanti per l'intero sistema calcio. Se le prove documentali e le intercettazioni dovessero confermare le bussate e le interferenze esterne, la credibilità dell'intero comparto arbitrale italiano rischierebbe un crollo verticale simile, se non peggiore, a quello di Calciopoli. Al momento, la Procura di Milano continua a vagliare il materiale sequestrato, inclusi i registri degli accessi alla sala VAR e i backup delle comunicazioni criptate. Gervasoni, dal canto suo, ha dichiarato ai cronisti di essere sereno e di aver fornito ogni chiarimento necessario per dimostrare la propria estraneità a una presunta guerra tra fazioni arbitrali, un tema che continua a rincorrersi nelle aule giudiziarie e nei corridoi delle istituzioni sportive.
In conclusione, la vicenda Arbitropoli resta un cantiere aperto che promette di rivelare nuovi dettagli nelle prossime settimane. La posizione di Andrea Gervasoni sarà ora valutata alla luce delle dichiarazioni rese e dei riscontri che il Pm Ascione otterrà dalle analisi tecnologiche. Il mondo del calcio attende con ansia di capire se il sistema Rocchi uscirà indenne da questa bufera o se sarà necessaria una rifondazione totale dei vertici dell'AIA. Resta l'amaro in bocca per una stagione sportiva che, indipendentemente dall'esito processuale, si trova nuovamente macchiata dal sospetto, mettendo in discussione la regolarità delle partite e la trasparenza di uno strumento, il VAR, nato per eliminare i dubbi e che invece si trova oggi al centro di una delle indagini più opache della storia recente dello sport italiano.

