Le onde d'urto del terremoto che ha colpito il calcio italiano continuano a propagarsi, raggiungendo persino le latitudini dorate dell'Arabia Saudita. Da Riad, dove oggi siede sulla prestigiosa panchina dell'Al Hilal, Simone Inzaghi ha deciso di rompere il silenzio mediatico per affrontare a viso aperto le pesanti ombre gettate dall'inchiesta sul settore arbitrale che coinvolge l'ex designatore Gianluca Rocchi. In una lunga e accorata intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport in data 30 aprile 2026, l'ex allenatore dell'Inter ha rispedito al mittente le accuse di presunti favoritismi, ribaltando completamente la narrazione che vedrebbe il club milanese come beneficiario di un sistema di designazioni arbitrali pilotate o, come si legge nei capi d'imputazione, "schermate".
Il cuore della complessa vicenda giudiziaria riguarda la concitata stagione 2024/2025, un'annata sportiva che per i tifosi nerazzurri rimane una ferita aperta. Secondo le tesi portate avanti dai magistrati, esisterebbe una lista di direttori di gara considerati "graditi" alla dirigenza dell'Inter, manovrati in modo da influenzare l'andamento dei match cruciali. Tuttavia, la prospettiva di Simone Inzaghi è diametralmente opposta e intrisa di amarezza. "L'inchiesta mi ha letteralmente scioccato", ha dichiarato il tecnico piacentino con tono risoluto. "La realtà che abbiamo vissuto quotidianamente sul campo è stata quella di una squadra costantemente ostacolata da sviste macroscopiche. Definire l'Inter favorita è un paradosso logico se si analizzano con onestà i punti persi in campionato e la gestione arbitrale di momenti chiave in competizioni come la Supercoppa Italiana".
L'ex tecnico non usa giri di parole per descrivere quel periodo, definendo la stagione come "disgraziata" dal punto di vista degli episodi arbitrali. Nonostante le pesanti accuse mosse a Gianluca Rocchi, Simone Inzaghi sottolinea come i risultati sul campo abbiano raccontato una storia di penalizzazioni sistematiche piuttosto che di vantaggi indebiti. "Perdere uno scudetto per un solo punto è un dolore che non passa facilmente, specialmente quando senti che l'esito è stato condizionato da fattori esterni al gioco", ha aggiunto l'allenatore, riferendosi alla cavalcata trionfale del Napoli che si concluse con la conquista del titolo. Pur riconoscendo i meriti della squadra partenopea, Inzaghi evidenzia come la percezione di aver subito dei torti sia rimasta impressa indelebilmente nel gruppo squadra di quella stagione.
Le indagini coordinate dalla Procura si concentrano su presunte manipolazioni che avrebbero dovuto proteggere il club nerazzurro, ma Inzaghi insiste sulla buona fede del proprio operato e su quello della società di Milano. "Ho sempre avuto un rispetto sacro per il lavoro degli arbitri, ma leggere oggi di macchinazioni a nostro favore mi lascia basito. Ci è stato tolto qualcosa di importante, e non parlo solo di trofei, ma della serenità di competere ad armi pari". Il tecnico, che oggi gode di una nuova vita professionale in Arabia Saudita, sembra voler difendere non solo la propria immagine ma anche l'integrità di un ciclo tecnico che ha portato l'Inter ai vertici del calcio europeo, pur tra mille polemiche.
Il dibattito pubblico in Italia rimane infuocato, con l'opinione pubblica divisa tra chi vede nell'inchiesta la prova di un sistema corrotto e chi, come Inzaghi, intravede un tentativo di infangare i risultati ottenuti con il lavoro quotidiano ad Appiano Gentile. La figura di Gianluca Rocchi resta al centro del mirino, ma le parole dell'ex mister nerazzurro aggiungono un ulteriore livello di complessità a una vicenda che sembra lontana da una conclusione definitiva. In attesa dei prossimi sviluppi processuali, l'ombra del dubbio continua a gravare sul calcio italiano, mentre i protagonisti di quella stagione cercano di rivendicare la propria verità in un clima di sospetto generale che rischia di compromettere la credibilità dell'intero sistema sportivo nazionale.

