Il panorama del calcio italiano sta per essere scosso da un ritorno che ha contemporaneamente il sapore della restaurazione e della redenzione. Roberto Mancini, l'uomo che portò gli azzurri sul tetto d'Europa a Wembley, è a un passo dal riprendersi la guida tecnica della Nazionale Italiana. Siamo a giugno 2026, e mentre il Paese riflette ancora sulle recenti delusioni, il nome del tecnico di Jesi emerge come l'unica figura capace di ridare lustro a una maglia azzurra appannata da anni di incertezze. Dopo un addio polemico che molti avevano definito imperdonabile nell'agosto del 2023, le trattative per il suo ritorno sono entrate in una fase caldissima, segnando una svolta che potrebbe ridisegnare i vertici della FIGC.
La situazione attuale della panchina italiana è complessa: dopo la gestione di Gennaro Gattuso, il ruolo di commissario tecnico è stato affidato ad interim a Silvio Baldini, che ha cercato di traghettare il gruppo in un momento di profondo scoramento. Tuttavia, la necessità di un progetto a lungo termine ha spinto la federazione a cercare un profilo di caratura internazionale. Roberto Mancini, nonostante i 61 anni già compiuti e un rapporto con i tifosi tutto da ricostruire, resta il candidato ideale per carisma e conoscenza dell'ambiente. Il tecnico ha trascorso gli ultimi anni tra la Arabia Saudita e il Qatar, dove recentemente ha vinto il campionato con l'Al Sadd. Tuttavia, il richiamo di Coverciano e il desiderio di rimediare a quello che lui stesso ha definito un errore strategico sembrano aver prevalso sulle ricche offerte mediorientali.
Il nodo principale resta però legato alla politica sportiva. La firma sul contratto, che dovrebbe prevedere un ingaggio di circa 2 milioni di euro l'anno più bonus legati ai risultati, è congelata in attesa del 22 giugno 2026. In quella data si terranno le elezioni per la presidenza federale, uno scontro frontale tra Giovanni Malagò, attuale presidente del CONI e grande sostenitore di Mancini, e lo sfidante Giancarlo Abete. È evidente che il futuro del tecnico marchigiano sia indissolubilmente legato alla vittoria di Malagò. Se dovesse prevalere Abete, gli scenari potrebbero mutare drasticamente, riaprendo la porta a profili più costosi o radicalmente diversi, sebbene nomi come quello di Antonio Conte appaiano oggi difficilmente sostenibili sotto il profilo economico per le casse della federazione.
Sotto il profilo tecnico, Mancini si troverebbe a gestire una sfida titanica. L'Italia viene da tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, un record negativo che ha minato la credibilità del nostro movimento calcistico. Il primo banco di prova ufficiale sarebbe fissato per novembre, contro la Slovacchia, in un girone di qualificazione a Euro 2028 che si preannuncia durissimo. Gli azzurri sono stati infatti inseriti nel Gruppo 7 insieme a giganti come la Germania e il Belgio. Un raggruppamento che non permette passi falsi e che richiede una guida esperta, capace di gestire la pressione mediatica e di valorizzare i nuovi talenti emersi negli ultimi campionati di Serie A.
Guardando al passato, la prima esperienza di Mancini è stata una parabola di ascesa e caduta senza precedenti. Presa in mano una nazionale distrutta dopo il fallimento di Gian Piero Ventura nel 2018, il "Mancio" riuscì a costruire un gruppo granitico, capace di una striscia record di 37 partite senza sconfitte (30 vittorie e 7 pareggi). Il culmine fu ovviamente la vittoria di Euro 2020, un trionfo che sembrava aver aperto un ciclo infinito. Poi, però, arrivò il blackout: la sconfitta con la Macedonia del Nord a Palermo e l'esclusione da Qatar 2022 segnarono l'inizio della fine, culminata con le dimissioni improvvise a pochi giorni dalla nomina a coordinatore delle nazionali Under 20 e Under 21. Oggi, Mancini sembra intenzionato a chiudere quel cerchio rimasto aperto, con l'obiettivo dichiarato di riportare l'Italia ai vertici e, soprattutto, di garantirsi una partecipazione ai prossimi campionati del mondo.
L'opinione pubblica è divisa. Se da una parte c'è chi non dimentica la fuga verso i petrodollari della Saudi Pro League proprio nel momento del bisogno, dall'altra molti riconoscono a Mancini il merito di aver proposto il miglior calcio visto in Italia negli ultimi vent'anni. Il compito del tecnico sarà dunque duplice: ricostruire la squadra sul campo e il legame sentimentale con il Paese. La rescissione con l'Al Sadd non rappresenta un ostacolo insormontabile, dato che il contratto fino al 2028 prevede clausole d'uscita specifiche per la chiamata di una nazionale. Restano solo pochi giorni di attesa per capire se il 22 giugno sancirà l'inizio ufficiale del secondo capitolo di questa storia d'amore tormentata tra l'Italia e il suo allenatore più iconoclasta.

