Inchiesta arbitri e caso Rocchi: Tre nuovi indagati scuotono il sistema calcio

Paterna, Nasca e Di Vuolo finiscono nel registro degli indagati per frode sportiva: i retroscena dei casi VAR che hanno segnato la Serie A

Inchiesta arbitri e caso Rocchi: Tre nuovi indagati scuotono il sistema calcio

Il panorama calcistico in Italia si trova nuovamente al centro di un uragano mediatico e giudiziario che rischia di minare le fondamenta stesse della credibilità della classe arbitrale. Mentre ci si avvicina alla data cruciale del 30 aprile 2026, giorno in cui il designatore Gianluca Rocchi e il suo vice Andrea Gervasoni sono stati formalmente convocati per deporre davanti ai magistrati incaricati, l'inchiesta sulla presunta frode sportiva ha subito un'accelerazione improvvisa e imprevedibile. Secondo quanto riportato dalle ultime indiscrezioni giornalistiche, il registro degli indagati si è allungato, includendo tre nuovi nomi di rilievo del settore arbitrale: Daniele Paterna, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Questa nuova ondata di avvisi di garanzia porta il totale degli indagati a cinque, allargando lo spettro di un'indagine che non sembra destinata a chiudersi in tempi brevi e che getta un'ombra inquietante sulla gestione della Sala VAR a Lissone.

Uno dei profili più discussi in questa fase è quello di Daniele Paterna, arbitro della sezione di Teramo (Abruzzo), che nel marzo del 2025 ricopriva il ruolo di addetto al VAR durante la sfida tra Udinese e Parma. Quel match, terminato 1-0 in favore dei friulani, fu deciso da un calcio di rigore trasformato da Florian Thauvin, concesso solo dopo un intervento della tecnologia. Gli inquirenti si stanno concentrando su un dettaglio visivo inquietante: un filmato mostrerebbe Daniele Paterna girarsi improvvisamente verso una zona esterna alla postazione VAR, quasi come se fosse stato richiamato da un segnale fisico o sonoro, pronunciando un labiale che interroga sulla natura della decisione presa. L'ipotesi formulata da Domenico Rocca, l'ex assistente arbitrale il cui esposto ha dato origine all'intera indagine, è che Gianluca Rocchi possa aver influenzato la decisione bussando sui vetri della sala, inducendo il collega a cambiare idea e a richiamare l'arbitro di campo, Fabio Maresca, all'on field review. Se confermata, questa dinamica rappresenterebbe una violazione gravissima dell'indipendenza decisionale prevista dai protocolli IFAB.

Parallelamente, la figura di Luigi Nasca, veterano della sezione di Bari, torna prepotentemente sotto la lente d'ingrandimento per due episodi distinti ma ugualmente controversi. Il primo riguarda la partita Salernitana-Modena dell'8 marzo 2025, dove un rigore inizialmente assegnato agli emiliani fu revocato proprio su segnalazione del VAR. Tuttavia, è l'episodio di Inter-Verona del 6 gennaio 2024 a suscitare le maggiori polemiche. In quella circostanza, Luigi Nasca non richiamò l'attenzione del direttore di gara per il plateale colpo inferto da Alessandro Bastoni ai danni di Ondrej Duda pochi istanti prima del gol vittoria dei nerazzurri. Quell'omissione scatenò l'ira della dirigenza scaligera e portò l'avvocato Michele Croce, noto sostenitore dell'Hellas Verona, a presentare un esposto formale. Sebbene la difesa di Rodolfo Di Vuolo, che in quel match agiva come Avar, sostenga che quel filone d'indagine milanese stia procedendo verso l'archiviazione, l'inserimento dei loro nomi nel nuovo registro degli indagati suggerisce che la magistratura abbia trovato nuovi elementi di connessione o nuove fattispecie di reato da approfondire.

La posizione di Rodolfo Di Vuolo, appartenente alla sezione di Castellammare di Stabia, appare strettamente legata a quella di Nasca per i fatti di San Siro. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del suo legale, che parla di un fascicolo privo di fondamento e già analizzato due anni fa, il coinvolgimento attuale indica una volontà della Procura di riesaminare l'intera catena di comando e di comunicazione all'interno delle sale tecnologiche. L'indagine non punta solo a verificare l'errore tecnico, ma a comprendere se vi sia stato un dolo volto a favorire o danneggiare determinate società per scopi extrasportivi. Il clima all'interno dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA) è tesissimo, con la dirigenza che si trova a dover gestire una crisi di immagine senza precedenti proprio mentre il sistema calcio sta cercando di promuovere una maggiore trasparenza attraverso la pubblicazione degli audio VAR durante le trasmissioni televisive.

Le prospettive per il futuro sono incerte e cariche di tensione. Se le accuse di falsa testimonianza o, peggio, di frode sportiva dovessero trovare riscontro in sede processuale, l'intero sistema di designazione e gestione dei direttori di gara verrebbe rivoluzionato. Si parla già di possibili riforme strutturali che potrebbero portare a una separazione netta tra la carriera degli arbitri di campo e quella degli specialisti VAR, per evitare commistioni di potere e influenze gerarchiche tra i designatori come Gianluca Rocchi e i suoi sottoposti. In attesa degli interrogatori del 30 aprile, il calcio italiano resta con il fiato sospeso, consapevole che la verità giudiziaria potrebbe riscrivere la storia degli ultimi campionati di Serie A e ridefinire i confini della giustizia sportiva nel nostro Paese. La domanda che tutti gli appassionati si pongono è se il vetro della sala VAR sia stato davvero un confine invalicabile o se, invece, sia diventato il diaframma attraverso cui si è consumata una delle pagine più buie dello sport nazionale.

Pubblicato Lunedì, 27 Aprile 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 27 Aprile 2026

Marco P.

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