L'inchiesta che sta scuotendo le fondamenta del calcio italiano segna un punto di arresto cruciale, delineando i confini di un'indagine che, almeno per il momento, non sembra destinata ad allargarsi ai vertici delle società calcistiche. Nel pomeriggio di ieri, a Milano, si è tenuto un vertice determinante per le sorti del procedimento giudiziario che vede al centro il presunto sistema di manipolazione e condizionamento delle direzioni arbitrali. Il Procuratore Capo Marcello Viola e il Sostituto Procuratore Maurizio Ascione, titolare del fascicolo, si sono riuniti con gli alti gradi della Guardia di Finanza, in particolare con il Nucleo operativo metropolitano, per fare il punto della situazione e stabilire il cronoprogramma delle prossime mosse investigative prima della pausa estiva.
Dall'incontro è emersa una decisione chiara: allo stato attuale non c'è la necessità di sentire alcun dirigente di club, né di iscrivere nel registro degli indagati nuove figure oltre alle cinque già note. Resta dunque confermata la posizione di Gianluca Rocchi, l'ex designatore arbitrale, che insieme ad altri quattro soggetti tra arbitri e addetti al VAR (i cosiddetti varisti), deve rispondere dell'accusa di frode sportiva. Le indiscrezioni che parlavano di un imminente coinvolgimento dei vertici societari delle squadre di Serie A sembrano dunque destinate a sfumare, poiché gli inquirenti ritengono che il materiale probatorio raccolto fino a questo momento, tra intercettazioni telefoniche e testimonianze dirette, sia sufficiente per delineare le responsabilità individuali all'interno dell'organismo arbitrale.
Un elemento chiave dell'indagine riguarda il fenomeno delle cosiddette bussate, ovvero le presunte pressioni esercitate per influenzare le designazioni arbitrali e le decisioni prese in sala VAR. In questo filone, la figura di Andrea Gervasoni, ex supervisore VAR, risulta centrale. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno analizzato mesi di conversazioni criptate e messaggi che suggerirebbero un sistema di favoritismi volto a proteggere determinati equilibri sportivi. Tuttavia, la mancanza di prove circa un coinvolgimento attivo e consapevole dei dirigenti di club ha portato la Procura a mantenere il raggio d'azione limitato alla classe arbitrale. Non sono emersi, infatti, riscontri di dazioni di denaro o vantaggi diretti che possano configurare la corruzione tra privati, restando il campo circoscritto alla frode in competizioni sportive.
Particolare attenzione è stata rivolta all'episodio della presunta combine avvenuta a San Siro il 2 aprile 2025. Secondo l'impianto accusatorio, in quella data si sarebbero verificate anomalie significative nella gestione degli episodi da moviola, che avrebbero favorito l'esito della gara in modo non regolamentare. Gianluca Rocchi concorre in questo capo di imputazione con altre persone, ma la Procura ha ribadito che la recente testimonianza di Giorgio Schenone, ex manager dell'Inter, non ha portato nuovi elementi tali da giustificare un aggiornamento del registro degli indagati. La deposizione di Schenone, attesa con grande clamore mediatico, pare non aver scalfito la tesi difensiva dei club, lasciando l'inchiesta focalizzata esclusivamente sulla filiera del comando arbitrale e sulla gestione del designatore.
Il lavoro degli inquirenti si concentrerà ora sulla chiusura formale delle indagini preliminari, prevista entro l'estate del 2026. Questo passaggio è fondamentale per permettere alle parti di presentare le proprie memorie difensive prima che venga richiesto il rinvio a giudizio. La Procura di Milano punta a blindare l'indagine, evitando fughe in avanti che potrebbero compromettere la solidità del processo. La strategia di Viola e Ascione appare improntata alla massima prudenza: sebbene il clima nel mondo del calcio resti teso, la scelta di non coinvolgere i club indica una volontà di colpire solo chi aveva il compito di garantire l'imparzialità del gioco e, stando alle accuse, avrebbe invece tradito tale mandato per interessi di carriera o pressioni interne al sistema.
In conclusione, mentre il mondo sportivo attende con ansia l'esito dei procedimenti, l'inchiesta arbitri di Milano sembra aver trovato il suo perimetro definitivo. La sfida per la Guardia di Finanza sarà ora quella di trasformare le intercettazioni e i sospetti in prove inoppugnabili in sede dibattimentale. Se l'accusa di frode sportiva dovesse reggere, il calcio italiano si troverebbe di fronte a una nuova, dolorosa necessità di riforma dei propri organi di controllo, cercando di ripristinare una credibilità messa a dura prova da uno scandalo che, pur non toccando i club, mina la fiducia dei tifosi nell'integrità del sistema arbitrale e della tecnologia VAR.

