Khephren Thuram, talentuoso centrocampista, si è aperto in una serie di rivelazioni riguardanti la sua esperienza calcistica e personale, con un focus particolare sul suo legame con la Juventus. Cresciuto in un ambiente intriso di calcio grazie al padre Lilian Thuram, ex difensore di successo, Khephren ha condiviso aneddoti affascinanti sulla sua infanzia e sulle figure iconiche che hanno incrociato il suo cammino.
"Da piccolo ho conosciuto tanti grandi giocatori in salotto", ha raccontato Thuram, ricordando i tempi in cui suo padre giocava nella Juventus. "Penso a Vieira, Henry o Tudor, che regalò a me e a mio fratello un robot bellissimo. Antonio Conte non me lo ricordo, ma papà mi ha parlato tanto di lui e della sua personalità da Juve". Questi ricordi d'infanzia, trascorsi tra campioni affermati e l'influenza paterna, hanno contribuito a forgiare la sua passione per il calcio e il suo spirito competitivo.
Il periodo trascorso a Barcellona, durante la parentesi blaugrana del padre, ha offerto a Khephren e a suo fratello Marcus l'opportunità di ammirare da vicino altri fuoriclasse. "Quando papà si è trasferito dalla Juventus al Barcellona, lo accompagnavamo spesso all’allenamento. Messi era un ragazzino già fortissimo e una volta ha regalato un paio di scarpe da calcio a Marcus. Ronaldinho, oltre che fenomenale con la palla tra i piedi, era gentile e sempre solare. Io e mio fratello abbiamo preso un po’ il suo sorriso. La vita è bella e bisogna ridere”. Questi incontri ravvicinati con leggende del calcio hanno alimentato ulteriormente il suo sogno di emulare le loro gesta.
Thuram ha poi sottolineato l'importanza del supporto familiare nel suo percorso professionale. "I nostri genitori hanno dato tanto amore a me e Marcus, ma senza viziarci. Non mi sono mai sentito raccomandato, sono fortunato. Il privilegio non è essere figlio di Lilian Thuram, ma avere un papà che mi vuole tanto bene. Dopo il gol con il Benfica mio padre mi ha detto bravo, ma subito dopo mi ha spiegato le situazioni in cui mi sarei potuto comportare meglio. Cose tra noi, segreti tra padre e figlio". Questo legame speciale con il padre, fatto di affetto, consigli e critiche costruttive, rappresenta un pilastro fondamentale nella sua crescita come calciatore e come uomo.
Il centrocampista ha espresso parole di elogio anche per il suo attuale allenatore, Spalletti. "Nella sala video ha affisso tanti foglietti, sono informazioni utili. Ce ne è uno che ci ricorda di girare la testa in campo. Ho imparato da tutti gli allenatori, ma Spalletti è quello con più esperienza. È vero, è geniale, vede cose che altri neanche immaginano. Posso diventare un giocatore più forte grazie a lui". Spalletti, noto per la sua meticolosità tattica e la sua capacità di motivare i giocatori, sembra aver avuto un impatto significativo sullo sviluppo di Thuram.
Infine, Thuram ha risposto a una domanda riguardante un possibile approdo in Serie A di altri giocatori francesi. Alla domanda se consiglierebbe ai connazionali Kanté e Benzema di abbandonare l'Arabia per fare come Modric e giocarsi gli ultimi spiccioli di carriera alla Juve, risponde: "Certo, parliamo di giocatori ancora fortissimi e alla Juventus si sta bene. Il calcio sta cambiando, adesso i campioni arrivano a 40 anni. Benzema ne ha 38, ma è intelligente, sa fare gol e ha vinto il Pallone d’oro: farebbe la differenza alla Juve, in Serie A e in tutti i tornei del mondo. Vale lo stesso per Kanté”.
Thuram ha concluso ribadendo il suo attaccamento alla Juventus e il suo desiderio di non trasferirsi in altre squadre italiane. "Io sto bene qui e non andrei mai all’Inter e non vorrei mio fratello Marcus a Torino. Lui ha già la sua squadra. Giochiamo insieme nella Francia, basta quello". Queste parole testimoniano il suo impegno nei confronti del club bianconero e la sua volontà di contribuire ai successi futuri della squadra.

