Assassin's Creed: Ex-Boss fa causa a Ubisoft per licenziamento "mascherato"

Marc-Alexis Côté, veterano della saga, chiede oltre un milione di dollari per danni e liquidazione, accusando Ubisoft di abuso di potere e danno reputazionale.

Assassin's Creed: Ex-Boss fa causa a Ubisoft per licenziamento mascherato

Il mondo di Assassin's Creed è al centro di una complessa battaglia legale che mette in discussione le dinamiche interne di Ubisoft. Marc-Alexis Côté, figura chiave nella gestione della celebre saga action-adventure per quasi vent'anni, ha intentato una causa contro il colosso francese chiedendo un risarcimento superiore a 1,3 milioni di dollari.

La vicenda solleva interrogativi sul futuro creativo della franchise e sui metodi con cui le grandi publisher gestiscono i propri talenti storici, mentre Ubisoft attraversa una fase di profonda riorganizzazione societaria, accentuata dalla crescente competizione nel mercato dei videogiochi e dalle pressioni per mantenere alta la redditività dei suoi marchi di punta. La causa intentata da Côté potrebbe avere ripercussioni significative non solo per Ubisoft, ma anche per l'intera industria, aprendo un dibattito sulle pratiche di gestione del personale e sulla tutela dei diritti dei dipendenti.

Secondo quanto riportato da CBC Radio Canada, Côté accusa Ubisoft di licenziamento costruttivo, una pratica che si verifica quando un'azienda modifica sostanzialmente le condizioni lavorative di un dipendente per spingerlo alle dimissioni. Questo tipo di licenziamento è spesso difficile da provare, ma Côté sembra intenzionato a portare avanti la sua battaglia legale, forte della sua lunga esperienza all'interno dell'azienda e della conoscenza approfondita delle dinamiche interne.

La richiesta di risarcimento include due anni di stipendio come liquidazione e 75.000 dollari per danni morali, legati a quello che l'ex dirigente definisce abuso di potere e danno reputazionale. Côté sostiene che le azioni di Ubisoft abbiano leso la sua immagine professionale e compromesso le sue future opportunità di lavoro nel settore videoludico. La quantificazione del danno reputazionale è sempre un aspetto delicato nelle cause legali, ma Côté sembra determinato a dimostrare il nesso causale tra le decisioni di Ubisoft e il pregiudizio subito.

La carriera di Côté in Ubisoft attraversa l'intera evoluzione moderna della serie Assassin's Creed, dal suo lavoro come designer e director fino alla nomina a responsabile globale della franchise nel 2022. In questo ruolo, ha supervisionato lo sviluppo di numerosi titoli di successo, contribuendo in modo significativo alla crescita e alla popolarità della saga. La sua profonda conoscenza del franchise e la sua visione creativa sono state fondamentali per definire l'identità di Assassin's Creed e per mantenerlo ai vertici delle classifiche di vendita.

In quel ruolo strategico, aveva il compito di coordinare i team internazionali e definire la direzione a lungo termine della saga, un incarico di prestigio che lo poneva come punto di riferimento per uno degli IP più redditizi dell'industria videoludica. La sua leadership era considerata fondamentale per garantire la coerenza narrativa e stilistica della serie, nonché per esplorare nuove direzioni creative senza snaturare l'essenza di Assassin's Creed. La sua improvvisa uscita di scena ha quindi destato sorpresa e preoccupazione tra i fan e gli addetti ai lavori.

Il punto di rottura arriva nell'ottobre 2025, quando Ubisoft lancia Vantage Studios, una nuova sussidiaria sostenuta finanziariamente da Tencent con la missione di supervisionare i tre franchise di punta dell'azienda: Assassin's Creed, Far Cry e la serie Tom Clancy's Rainbow Six. Questa mossa strategica mirava a centralizzare il controllo creativo e a ottimizzare le risorse per massimizzare il potenziale commerciale di questi marchi di successo. Tuttavia, la creazione di Vantage Studios ha innescato una serie di riorganizzazioni interne che hanno portato alla disputa con Côté.

Questa ristrutturazione organizzativa rappresenta una delle mosse più significative di Ubisoft per centralizzare la gestione delle sue proprietà intellettuali di maggior valore commerciale. L'obiettivo era quello di creare un polo creativo in grado di sviluppare progetti cross-mediali e di espandere l'universo narrativo di ciascuna franchise attraverso diversi canali, come videogiochi, film, serie TV e fumetti. Tuttavia, questa centralizzazione ha anche comportato una riduzione dell'autonomia dei singoli team di sviluppo e una maggiore competizione per le posizioni di leadership.

Appena due settimane dopo l'avvio operativo di Vantage, i co-CEO Charlie Guillemot e Christophe Derennes comunicano al personale tramite email e comunicato stampa che Côté avrebbe rifiutato una posizione di leadership nella nuova sussidiaria, scegliendo di lasciare l'azienda. Questa versione dei fatti è stata contestata da Côté, che sostiene di essere stato spinto alle dimissioni a causa di un declassamento di fatto del suo ruolo.

La versione di Côté è radicalmente diversa: in una dichiarazione rilasciata pochi giorni dopo, sostiene di non essersi dimesso ma di essere stato "invitato a farsi da parte", con Ubisoft che aveva deciso di trasferire la guida creativa di Assassin's Creed a qualcuno più allineato con la struttura di Vantage. Côté afferma di essere stato vittima di una manovra aziendale volta a liberarsi di un dirigente scomodo e a ridurre i costi del personale.

La documentazione legale presentata da Côté rivela ulteriori dettagli sulle tensioni interne. Durante un incontro manageriale nell'estate 2025, Ubisoft avrebbe manifestato l'intenzione di creare la figura di Head of Franchise, un ruolo che avrebbe assorbito gran parte delle responsabilità di Côté supervisionando i tre IP gestiti da Vantage. Questa decisione avrebbe privato Côté del suo ruolo di leadership e del suo potere decisionale all'interno dell'azienda.

L'alternativa proposta a Côté era la posizione di Head of Production, che però avrebbe riportato gerarchicamente all'Head of Franchise, privandolo di fatto del prestigio e dell'autorità decisionale che aveva costruito negli anni. Côté ha interpretato questa proposta come un tentativo di marginalizzarlo e di relegarlo a un ruolo di secondo piano.

Particolarmente significativa per un dirigente del suo livello era la perdita della capacità di condurre direttamente negoziazioni con partner strategici come Netflix, che ha già collaborato con Ubisoft su diverse produzioni legate alle sue franchise videoludiche. Côté temeva che questa perdita di autonomia avrebbe compromesso la sua capacità di influenzare le decisioni strategiche e di tutelare gli interessi di Assassin's Creed.

A settembre, secondo la ricostruzione di Côté, gli sarebbe stata proposta una posizione di leadership presso una potenziale "Creative House" dedicata alle serie di secondo livello di Ubisoft, una proposta che l'ex dirigente ha interpretato come un chiaro declassamento per chi si considerava il "guardiano della serie Assassin's Creed". Questa proposta è stata vista da Côté come un ulteriore tentativo di allontanarlo dal suo ruolo centrale all'interno dell'azienda.

La situazione precipita quando Côté, dopo due settimane di riflessione per elaborare quella che descrive come una situazione "disorientante e carica di ansia", riceve un ultimatum da Ubisoft per decidere se accettare la nuova posizione. Sentendosi sotto pressione e convinto di essere vittima di un licenziamento mascherato, Côté decide di agire per tutelare i propri diritti.

Valutandola come una "retrocessione inaccettabile" e un "licenziamento mascherato", Côté richiede formalmente il pagamento della liquidazione. Il 13 ottobre gli viene comunicato di non presentarsi al lavoro, e il giorno successivo Ubisoft annuncia ufficialmente la sua uscita dall'azienda. Questa sequenza di eventi ha portato Côté a intentare la causa contro Ubisoft, ritenendo di essere stato ingiustamente trattato.

Il cuore della disputa legale riguarda proprio il modo in cui è stata comunicata la separazione. Secondo Côté, presentando la vicenda come una "partenza volontaria", Ubisoft avrebbe tentato di evitare il pagamento della liquidazione e di mantenere attiva la clausola di non concorrenza presente nel suo contratto. Questa accusa è al centro della battaglia legale e potrebbe avere conseguenze significative per entrambe le parti.

Questo dettaglio è cruciale nell'industria videoludica, dove i dirigenti di alto livello spesso hanno vincoli che impediscono loro di lavorare per competitor per un periodo determinato dopo l'uscita dall'azienda, clausole che tipicamente decadono in caso di licenziamento ma non di dimissioni volontarie. La causa di Côté potrebbe quindi avere un impatto significativo sulle pratiche contrattuali e sulle dinamiche di potere all'interno dell'industria videoludica.

Pubblicato Lunedì, 19 Gennaio 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 19 Gennaio 2026

Marco P.

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